23 marzo
2008 - Omelia
pronunciata il 19 aprile 1987
Se Gesù non fosse risorto vana sarebbe la
nostra fede
Giovanni 20, 1-9
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon
mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata
ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che
Gesù amava, e disse loro: Hanno
portato via il Signore dal sepolcro e
non sappiamo dove l'hanno posto!
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al
sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più
veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le
bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo
seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario,
che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma
piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al
sepolcro, e vide e credette. Non avevano intatti ancora compreso la
Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
Il
più grave
argomento opposto dai teisti al dogma della rivelazione di
Dio, é la parzialità e l'ingiustizia di un Dio che si
sarebbe
manifestato a un solo popolo e talvolta a un solo uomo, lasciando tutti
gli altri nelle tenebre e nell'errore, per poi punirli con la
dannazione eterna. Per liberarsi da questa obbiezione i teisti
più
illuminati hanno negato la paternità Mosaica dei primi capitoli
del
Genesi, e vedono nel racconto biblico un documento - vale a dire
un'epopea storica - che risale all'origine stessa della umanità e
che,
tramandata oralmente, fu passata, dopo il diluvio, a tutte le genti,
le quali sarebbero poi cadute nella idolatria, travisandone i caratteri
primitivi. In ogni caso la rivelazione perenne sarebbe quella ricevuta
da Adamo, nel quale troveremmo l'unità del genere umano,
la
nostra unità.
I guai arrivano
quando cominciano le elezioni, quando cominciano le
basse malintese. Il nostro dramma oscilla infatti tra Bibbia, con le
sollecitazioni di un Dio tuttofare, un po’ manesco e un po’ corridore,
e la razionalità, con le sue reticenze, la ragione guardinga e
gelosa
delle proprie forze e della propria autonomia. La storia sacra
inizia infatti con un proclama razzista: Jaweh disse ad
Abramo, nella concezione del Gruppo: Non
ti chiamerai più Abramo ma
Abraham. Ecco l'aggiunta pericolosa, ecco una Pasqua ambigua. Un
uomo,
anziché essere invitato a superare se stesso, mediante la
conversione,
viene invece selezionato da un Dio, per dare inizio sul piano della
orizzontalità a una egemonia che comporta un insanabile dualismo
all'interno della natura umana, all'interno cioè della nostra
riverita
specie.
Cito ancora: Dio dilesse soltanto i tuoi padri e li amò,
e ancora un
ritornello costante: Tu Signore hai
scelto Israele fra tutte le
Nazioni e i nostri padri da tutti gli antenati come una eterna
eredità. Nasce qui il “Dio degli eserciti” concepito come un
capitano
schierato con un popolo, partigiano di una religione. Nasce qui la
nozione di popolo eletto, dunque la radice dell'etnocentrismo. Nasce
qui l'idea di un Dio che giustifica la guerra e la violenza per
garantire sul piano storico i suoi amici. Nasce qui la più pericolosa
delle mafie, in cui un gruppo, viene privilegiato sugli altri.
Il concetto
della Pasqua é legato al concetto di liberazione e la
liberazione suppone un conflitto dualistico all'interno di questa
riverita specie umana. La Pasqua é costituita da un duplice passaggio,
secondo la mentalità ebraica, il passaggio del Mar Rosso per sottrarsi
alla schiavitù e per guadagnare la libertà, e il passaggio dell'angelo
di Jaweh che provoca, ahimé, la strage dei primogeniti egiziani
colpevoli di non aver avuto la casa segnata dal sangue di un agnello.
Come si vede,
il percorso che porta dalla schiavitù alla libertà é
spaziale, spaziale e dualistico. Costruisco la mia libertà sulla
oppressione dell'altro in ogni caso, sia che io sia l'oppresso,
sia che io sia l'oppressore, perché l'oppressore e il concetto di
oppressione l'ho qui dentro al cervello. Non nomino Gesù Cristo, adesso
lo vedremo più chiaramente, spero che sia percepito da voi quale, in
positivo, é il discorso di Gesù, rispetto a questa impostazione. Il
problema consiste nel liberarci da noi stessi più che dagli altri,
immaginando che la schiavitù venga al di fuori di noi stessi; invece,
il problema consiste nel dire agli altri che la schiavitù è dentro di
me e non nell'altro.
Non si é liberi
per il solo fatto che si esce dall'Egitto, si é liberi
annullando l'Egitto dentro la propria coscienza, ma non solo, aiutando
l'egiziano ad annullare nella propria coscienza l'ebreo, concepito come
altra razza. Vado cauto e vado adagio, perché i concetti siano bene
assimilati come la pioggia che cade lentamente sul terreno. Il teista cristiano
- parlo di me stesso e spero di voi - é
costretto a vedere in Israele soltanto un’alba di umanesimo essendovi
la ragione irreparabilmente soverchiata, anzi direi, annullata dalla
rivelazione, da una rivelazione che rivelazione non è, ma che è
immaginata, pensata, come tale. Il teista cristiano allora ripeterà con
sussiego che Cristo é l’unico eletto di Dio.
Attenzione
perché tutti gli altri eletti, che sembrano essere tali
rispetto ai non eletti, sono ombre e figure. Con Cristo, tutti i non
eletti, dicono questi cristiani, scoprono di somigliare all'unico
eletto. No, si deve dire che non ci sono
eletti, che la grande rivelazione di Gesù - ed è il motivo per cui Egli
muore - è che non esistono eletti e che siamo tutti eguali. Ed Egli
assume forma di schiavo e dichiara di fare qualcosa ai più piccoli
degli uomini, quelli che sono nella emarginazione, siano egiziani,
ebrei, cristiani o musulmani, mentre per il nostro cervello,
all’interno di questa riverita specie umana, siamo costretti ad
accettare la presenza dei più piccoli.
Poi il teista
cristiano continua i suoi ricami: Anche
i discepoli di
Gesu - dice - sono stirpe
eletta. Mediante riduzioni dialettiche
si arriva ad affermare che la Chiesa è il nuovo popolo eletto cui
viene affidata la vigna tolta ai vignaiuoli assassini. In una Chiesa
così concepita non mi sento più a casa, perché dubito che sia la Chiesa
voluta da Gesù.
La Pasqua
giudaica, si dice, é sostituita dall'Eucarestia, la quale
ahimé, se andiamo a vedere da vicino, ci presenta un Cristo come
“oggetto”. Così ricomincia il ciclo etnocentrico di quello che i
sociologhi chiamano lo stato nascente. Bisognerà dunque riportare
l'attenzione sulla novità del Messaggio e chiedersi perché Gesù Cristo
é morto in croce, perché Gesù Cristo é sceso nella tomba. Bene, due
sono i motivi, li ho già dichiarati da questo pulpito, ma oggi li
voglio dichiarare in maniera solenne:
l) Perché Egli non
osserva, ma contesta il Sabato che pure era
dichiarato di origine divina, in quanto anteposto all'uomo; Gesù lo
rifiuta per questo.
2) Perché dice che
Dio é suo Padre, negando così che Dio sia
condottiero di un popolo e quindi un Dio schierato o salvifico solo per
conquista egemonica.
Con quelle due
affermazioni, Gesù verrebbe ad annullare tutta la storia
sacra, intesa come tale! Immaginata come tale, per riproporre
l'aggancio con l'assoluto originario. Le relazioni che Egli ha con il
Padre sono relazioni che scavalcano tutta la storia in cui si dichiara
che l’amore totalizzante a Dio, può essere fonte di pericolosi
fantasmi, se non viene subito associato all’amore verso il prossimo.
L’altro non é un “non-io”, l'altro non è un "io-altro”, ma l'altro é un
"altro-io" a parità di origine.
Il viaggio
verso la libertà allora consiste nell'affermare che non
esistono né egiziani né ebrei, che non esistono terre promesse, né doni
del Nilo, tutto questo é una fantasia creata dalla tumefazione
etnocentrica che circola dentro alla coscienza dell'uomo. Il
messaggio di Gesù è “definitivo” e non più falsificabile, a una sola
condizione: se non viene rieletto mediante categorie dualistiche, e
soltanto se si pone come un mezzo nel quale, o attraverso il quale, noi
conosciamo la realtà. Solo perché tutti gli uomini sono uguali, solo
perché non esiste né popolo, né razza, né religioni, arrivano i
verdetti escludenti di un giudizio metastorico. Ne cito solo uno, le
vergini della parabola: non sono sagge o stolte, buone o cattive per
elezione, per un decreto esterno al loro status, ma per responsabilità
personale assoluta, quindi per colpa o per merito non per decreto
divino.
O Cristo é
morto e risorto per liberare gli uomini dalle religioni, che
vedono nell'altro un nemico da convertire o da distruggere, o resta il
fondatore di una nuova religione destinata a deformare realtà e storia
sempre sulla pelle della persona umana; sulla pelle di questa riverita
specie. I Vangeli, non sono dei dischi che riproducono fedelmente la
voce di Cristo, cosi come i dischi riproducono fedelmente - o quasi -
la
voce di Beniamino Gigli; no, sono cronache radiofoniche, la cui
oggettività é legata alla descrizione di chi vede e ode e
riferisce a chi non vede e non ode.
Tre sono i
diaframmi che noi dobbiamo superare:
1) Vi é un Gesù
Risorto che si fa garante del Gesù storico e ne rende
definitivo il Messaggio. Se Gesù non
fosse risorto vana sarebbe la
nostra fede. Se domani - questo lo dico per dimostrarvi fino a
qual
punto io credo a questo asserto Paolino - una delegazione archeologica
mi dovesse dimostrare in maniera inconfutabile che in Palestina è stato
ritrovato il cadavere di Cristo io direi: la rappresentazione è finita,
ognuno riprenda la propria libertà, la salvezza non è ancora venuta.
2) Il messaggio ci é
stato trasmesso, ora con le stesse parole di Gesù,
ora mediante l'interpretazione delle sue parole.
3) Rispetto alle
parole di Gesù é sempre in atto il libero esame. I
fratelli protestanti altro non hanno fatto che teorizzare ciò che i
fratelli cattolici, gerarchia in
primis, avevano teorizzato e
praticato. Rispetto, ripeto, alle parole di Gesù, é sempre in atto
il libero esame. Se questo libero esame é fatto con l'anima
aperta alla ricerca della verità, esso deve approdare alle stesse
conclusioni pratiche.
Ecco cosa
dovrebbe essere la Chiesa, l’accolta dei cristiani che hanno
letto in maniera pulita il Messaggio di Gesù. Se invece le conclusioni
divergono, mi sto chiedendo in che cosa consista la unità dei cattolici
sotto questo profilo. O c’è qualcosa di non chiaro nel Messaggio o
qualche turbamento nell'anima di chi lo legge. E allora la resurrezione
diventa un mito, un mito per le gerarchie che lo amministrano, un mito
per le masse che fingono di crederci.
Ci sarà
cristianesimo laddove l'uomo storico accetterà di entrare nel
sepolcro in quanto puro prodotto della storia. Il mio terrore é di
essere condizionato a tal punto dall’ambiente, da non avere più quel
minimo sussulto di libertà. L'uomo storico, laddove accetterà di
entrare nel sepolcro, farà cristianesimo e in ciò si caratterizzerà il
cristiano, perché ha capito, dopo la resurrezione di Cristo, che
é quella l’unica via per essere ciò che si deve essere.