9 marzo
2008 - Omelia
pronunciata il 17 Marzo 2002
Miracoli
e metanoia
Giovanni 11, 1-45
In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: Signore,
ecco, il tuo amico è malato. All'udire questo, Gesù disse: Questa
malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa
il Figlio di Dio venga glorificato. Gesù voleva molto bene a
Marta, a
sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si
trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli:
Andiamo di nuovo in Giudea!
Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel
sepolcro. Marta come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria
invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che
qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà. Gesù le
disse: Tuo fratello risusciterà.
Gli rispose Marta: So che
risusciterà
nell'ultimo giorno.
Gesù le disse: Io sono la
risurrezione e la vita;
chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non
morrà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose: Sì, o Signore, io
credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo.
Gesù si commosse profondamente, si turbò e disse: Dove l'avete
posto? Gli disse: Signore,
vieni a vedere! Gesù scoppiò in
pianto. Dissero allora i Giudei: Vedi
come lo amava! Ma alcuni di
loro dissero: Costui che ha aperto
gli occhi al cieco non poteva anche
far sì che questi non morisse?
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era
una grotta e sopra vi era posta una pietra. Disse Gesù: Togliete la
pietra! Gli rispose Marta, la sorella del morto: Signore, già manda
cattivo odore, poiché è di quattro giorni. Le disse Gesù: Non ti ho
detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: Padre,
ti ringrazio che mi hai ascoltato. Lo sapevo che sempre mi dai ascolto,
ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi
hai mandato. E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro, vieni
fuori!
Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il
volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: Scioglietelo e
lasciatelo andare. Molti dei Giudei che eran venuti da Maria,
alla
vista di quello che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Ormai vedo che
tutti gli studiosi ed esegeti di valore, si orientano a pensare che il
fatto che abbiamo ascoltato nel racconto evangelico, non debba essere
concepito come una risurrezione; e neanche come una rianimazione di
cadavere. Lazzaro non è morto nel senso classico, cioè: l’anima non si
è separata dal corpo.
Questo
sarebbe, nell’ipotesi migliore, una rianimazione di cadavere, ma non è
neanche questo e, meno che meno - come dicono in molti - una
risurrezione da paragonare a quella di Gesù. La risurrezione di Gesù
non è una rianimazione di cadavere, ma è l’entrata in una nuova
dimensione e di questo ne parleremo durante le feste pasquali.
Prendo a guida, per l’affermazione che adesso vi farò, una studiosa
cattolica francese, Françoise Dolto, morta poco
tempo fa, la quale ha
scritto un libro (Psicanalisi del Vangelo) in cui si affrontano i tre
“miracoli” dei quali parla il Vangelo. I tre miracoli più grossi
sarebbero le “tre risurrezioni” e uno di questi è appunto quello di
oggi. La Dolto si è occupata di psicanalisi, e ha voluto mettere sotto
il mirino della psicanalisi questi testi evangelici che toccano
problemi di psicologia profonda. Ecco cosa dice: “La morte di Lazzaro
fu dovuta a nevrosi melanconica acuta”. Non so cosa possano dirvi
queste parole, provo a spiegarle: Lazzaro - data l’amicizia - era
legato a Gesù da un amore morboso e dipendente. Abbiamo
anche noi situazioni del genere: tutti i giorni in convento arriva la
telefonata di una signora, la quale è in una dipendenza e ogni volta la
tranquillizziamo dicendole che la ricorderemo nella messa. Questa
donna è in una afflizione esistenziale per cui ha bisogno
quotidianamente dell’assistenza spirituale e se non fa la telefonata...
muore.
Di
Lazzaro, dopo il suo risveglio, nel Vangelo non se ne parla più. Poi,
soltanto l’evangelista S. Giovanni parla di lui, e non gli altri.
Eppure
era un caso clamoroso.
Ecco come si
costruì la teoria del miracolo. Lazzaro era talmente legato a Gesù che
si lascia morire per nevrosi melanconica acuta. In
questo caso non abbiamo né una risurrezione, né una rianimazione di
cadavere, perché si tratta di una catalessi dove la morte è apparente,
e alcune parole di Gesù fanno esattamente pensare questo.
Si
tratta ora di stabilire come poté formarsi questa teoria della
risurrezione di Lazzaro, mentre si trattava solo di un semplice
risveglio. Se andiamo a vedere tutta la letteratura rabbinica e anche
del N.T. (Giovanni, Corinti, e altre lettere di S. Paolo) risulta che,
secondo l’aspettazione generale, il Messia doveva risuscitare i morti e
così si sarebbe adeguato ad alcune figure, o ad alcuni episodi accaduti
nel V.T., che a loro volta pagano dazio. Si attribuiscono risurrezioni
ad Elia e a Eliseo; per quest'ultimo, addirittura si dice
nella Scrittura che, quando morì, sopra la sua tomba fu messo un
bambino, ed Eliseo risorse. Certo è vero che il Messia risusciterà i
morti, ma nell’ultimo giorno, qui invece per dimostrare che è il
Messia, si vuole far notare che fa le stesse cose che avevano fatto i
profeti. La tendenza della comunità cristiana è di modellare il nostro
Messia sul tipo dei profeti, dove troviamo questi episodi di
risurrezione.
La
domanda è ancora più sottile: perché nel V.T. si fa riferimento a
questi episodi? Gli studiosi - mi ci metto anch’io fra questi - dicono
che anche il mondo classico aveva questa opinione e che gli dei in
alcuni casi avevano favorito delle persone che erano poi risorte. Gli
esempi li conoscete: uno è Ercole, l’altro è Esculappio, che pare desse
la vita ai morti. Per non parlare di Romolo: andate a rivedere nelle
“storie di Livio” e vedrete che vi troverete di fronte a delle
risurrezioni.
Concludiamo
così: il teista, e in genere molti cristiani, sono “miracolisti”, cioè
continuano a pensare la storia dopo Cristo, coma prima di Lui. Prima di
Lui la storia era concepita così: Dio, un essere onnipotente che ronza
attorno alla storia e fa quello che vuole, può dare una scoppola a uno,
una carezza a un altro e così di seguito. Questo, il cristiano se lo
deve dimenticare, ormai la concezione di Dio per noi è quella di “Dio
con noi”: Gesù è entrato nelle nervature della storia e i miracoli li
dobbiamo fare noi! Avete capito? I miracolisti credono tanto nei
miracoli perché si vogliono togliere di dosso la responsabilità, come
cristiani, di doverli fare loro! L’abilitazione che Gesù ci ha dato,
cioè la sua vera novità, è la cosiddetta “metanoia” (conversione nel
profondo) in cui divento una nuova creatura e operatore di “miracoli”.
Guardo
con estrema pietà i “movimenti spirituali” - e prego per loro - i
quali accentuano questo aspetto miracolistico del cristianesimo; fanno
riunioni che durano ore, dove si canta, si balla, si battono le mani,
ci si getta per terra e così via. E dopo? Finito tutto, credono di
avere capito il movimento dello spirito, ecc. Poi quando tornano a
casa,
il mondo resta come prima, a parte tutti i travagli che ognuno di loro
ha all’interno della coscienza.
Ora, se
noi siamo abilitati a fare i miracoli, vi dico i punti che ci devono
responsabilizzare e che finalmente faranno vedere la novità cristiana
nel mondo. I peccati su cui poggia la società - basta aprire la
televisione e lo vedete - sono: sesso in disordine, danaro in
disordine, e potere in disordine. Le tragedie delle famiglie, si
ripetono in piccolo; quando c’è una famiglia che va a picco, andate a
vedere: sesso, danaro, potere. Non si scappa.
Questo è
il punto che Gesù è venuto a sanare, questo è il miracolo che nessun
fondatore di religioni ha mai detto “Amatevi come io ho amato voi”:
senza profitto in quei famosi tre settori. Sogno una comunità
cristiana, non
riunita qui con mille persone a gracidare e così via, ma in una
fattoria, dove si è messo in ordine il lavoro, vale a dire
l’origine del capitale. Il danaro, o viene dal lavoro, o diversamente è
una divinità che ci inganna tutti quanti; così nel sesso, così nel
potere.
Mettere
in ordine questi tre punti, che sono poi il cuore del messaggio di
Gesù: sono il miracolo che il mondo attende e che i cristiani devono
fare. Il miracolo che abilita il cristiano a introdurre la novità nel
mondo è paragonabile a quella del granellino di frumento, il quale
deve rinunciare ad essere granellino per diventare farina; la farina a
sua volta deve lasciarsi fecondare dall’acqua e dal lievito; per
diventare pane, deve lasciarsi andare dentro al forno, solo allora da
quel granellino avremo il pane profumato. Il miracolo è dovuto alle
rinunce del piccolo seme di grano.
Non
dobbiamo celebrare un Gesù che fa dei miracoli per metterlo di fronte a
quelli che non credono, dobbiamo celebrare quella conversione che Gesù
è venuto a operare in coloro che credono in Lui. Soltanto così
rinnoveremo noi stessi e il mondo.
Omelia
pronunciata il 17 marzo 2002