2 marzo
2008 - Omelia
pronunciata il 29 marzo 1987
Perché
l'handicap?
Giovanni 9, 1-9 , 13-17 , 34-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò
per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi
del cieco e gli disse: “Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che
significa “Inviato”). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un
mendicante, dicevano: Non è egli
quello che stava seduto a chiedere
l'elemosina? Alcuni dicevano: È
lui. Altri dicevano: No, ma
gli
assomiglia. Ed egli diceva: Sono
io!
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti
sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto
gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse
acquistato la vista. Ed egli disse loro: Mi ha posto del fango sopra
gli occhi, mi sono lavato e ci vedo.
Allora alcuni dei farisei dicevano: Quest'uomo
non viene da Dio,
perché non osserva il sabato. Altri dicevano: Come può un peccatore
compiere tali prodigi? E c'era dissenso tra di loro. Allora
dissero di
nuovo al cieco: Tu che dici di lui,
dal momento che ti ha aperto gli
occhi? Egli rispose: È un
profeta! Gli replicarono: Sei
nato
tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi? E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu
credi nel Figlio dell'uomo?”. Egli rispose: E chi è, Signore, perché
io creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l'hai visto: colui che parla con
te è proprio lui. Ed egli disse: Io credo, Signore!. E gli si
prostrò innanzi.
Siamo, credo, al
passo più difficile di tutto il Vangelo. Facciamo bene
attenzione a non restare coinvolti dal racconto; facciamo bene
attenzione a non sottolineare il miracolo e metterlo tra virgolette,
perché questi sono dei falsi problemi. Ci sono problemi più profondi,
problemi gravi per il teista: sapere come si organizza e in quale modo
esiste la presenza di Dio nel mondo: questo è il vero problema. Sapere
che cosa Gesù ha detto di definitivo relativamente a questo problema.
Cominciamo con il prendere la frase centrale di tutto il Vangelo: Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma
è cosi perché siano
manifestate in lui le opere di Dio. Oggi si discute il problema
dell’handicap, certo sono brave persone quelle che si dedicano a questo
genere di opere di carità, ma resta la domanda: da dove viene
l'handicap?
Signori, per un teista è un problema pesante se non ci liberiamo da una
certa mentalità miracolistica entro cui viviamo probabilmente da
secoli. Vi confesso che non mi sono ancora del tutto conciliato con
questa risposta di Gesù, ma credo di avere trovato la strada per una
interpretazione corretta. Nel mio cervello mi sarebbe venuto voglia
di dire e di pensare che Gesù forse ha detto un'altra frase, e che già
qui l'evangelista ha accomodato un momentino e ha capito fino a metà il
discorso di Gesù, ma non oso arrivare fino a questo livello. Lasciamo
la frase così come è, partendo dal presupposto che sia di Gesù.
Allora: Gesù rifiuta la tesi dei discepoli e di tutta la teologia
dell'epoca sostenuta dai farisei, la quale tesi faceva derivare la
cecità - e la cecità è soltanto uno degli handicap - da qualche colpa
commessa dai genitori.
Sì, d'accordo, dobbiamo occuparci di questi handicappati, anzi
appartiene anche questo alla carità cristiana. Ma la vera carità, è di
interrogarci sul perché e da dove viene l'handicap. Ecco qui allora
Gesù: Di chi la colpa? Perché
poi abbiamo la tendenza ad andare a
trovare dei colpevoli. Gesù dice: La
colpa non è né sua né dei suoi
genitori e neanche naturalmente di Dio. Ecco la sorpresa, ma che
la
mentalità dell'epoca fosse quella non c'è bisogno di andare tanto
lontano.
Dicono i farisei, sul finale del passo che abbiamo letto: Sei nato nei
peccati e vuoi venire a insegnare a noi? Che cos'è questa frase?
Una
teologia ben chiara: Tu sei nato
cieco perché i tuoi genitori devono
aver commesso chissà quale peccato. Attenzione, non confondiamo
l'AIDS
con questi handicap, perché per quella malattia bisognerà fare un
discorso a parte, giacché Gesù è venuto esattamente a dirci quale
dovrà essere il nostro comportamento nella realtà che non è
felicemente concordata con noi, dunque dobbiamo rivedere la nostra
visione del mondo con la Sua visione del mondo. In ciò consiste la
rivelazione cristiana. E dobbiamo rivedere anche tutta la nostra morale
e i nostri comportamenti, perché in un’altro caso Gesù ad un paralitico
dirà: Vai pure in pace per questa
volta, col massaggio: 'ti ho tolto
questo male, però fai attenzione di non commettere più peccati' cioè a
dire: attenzione, sei paralitico perché - facciamo l'ipotesi - bevi
troppo, o perché hai abusato del tuo fisico, ecc., e i due si capirono
molto bene. Questo discorso bisogna pur farlo, naturalmente, perché
allora, nei disastri dell'handicap, c'è una responsabilità che ci
riguarda in quanto siamo deviati dal punto di vista morale.
Ma torniamo al testo. Se la cecità fosse un castigo,
bisognerebbe trovare un colpevole. Ora qui Gesù esclude una
colpevolezza, non rimanda a Dio, perché questo è l'altro pericolo del
teista: quello cioè di introdurre Dio per eccesso nel mondo e anche
applicarlo ai fatti naturali: un’alluvione, un fiume che straripa, un
ciclone che spazza vie case, uccide uomini, un terremoto, e così via.
Allora il teista si dice: ah, si vede che Dio era stanco e ha mandato
finalmente il suo castigo. L’interpretazione teista di tutte le
disgrazie va a finire esattamente dentro a questo imbuto. Non è
pensabile che Dio, come appare dalla lettura di questo racconto, abbia
fatto nascere cieco quell'individuo per manifestare in lui - diciamo, a
titolo di cavia - la sua opera miracolosa.
Un altro limite nella scrittura: il caso di Tobia, il quale, persona
santa, si preoccupava di andare a seppellire i morti, naturalmente del
suo gruppo, uccisi di notte. Un giorno, poverino, aveva voglia di
riposarsi, si sdraiò sotto un muricciolo, dove sopra c'erano delle
rondini con il loro nido; lo sterco di una di queste rondini va proprio
a finire negli occhi di Tobia, il quale, ahimé, diventa cieco. Allora
la
spiegazione: è un sant'uomo, e allora come mai Dio l'ha punito?
Bisogna trovare un altro canone interpretativo. Se andate a leggere il
Libro di Tobia troverete questa spiegazione: Dio ha permesso che quella
rondine lasciasse cadere il suo sterco nell'occhio di Tobia per
dimostrare a tutti gli uomini in che cosa consiste la pazienza e la
capacità di sopportare i mali, ma è ovvio che 1a spiegazione tiene fino
a un certo punto. Perché? Perché Dio sarebbe coinvolto direttamente; sì
è stato Dio perché aveva un disegno da ottenere. Più semplicemente la
soluzione è questa: il caso di Tobia ci dice che quando noi vogliamo
fare un riposino, non dobbiamo andare a dormire sdraiati all'aria
aperta, perché può esattamente accadere che passi
un colombo e ci succeda quanto è successo a Tobia.
Il provvidenzialista, cioè colui che introduce Dio per eccesso
nel mondo, viene a dirvi che tutto questo è stato fatto perché gli
uomini imparassero ad essere pazienti come Tobia, che in realtà lo fu,
perché mentre gli altri dicevano: Ecco
tu che credi in Dio, tu che fai
del bene hai poi ricevuto questo, egli rispondeva: Non capite nulla,
Dio mi vuole bene lo stesso. Queste sarebbero dunque le
soluzioni.
Bisognerà invece impostare diversamente il problema, vi chiamo a un
piccolo impegno mentale poiché le cose stanno così a motivo di un
perché causale, che qui sarebbe una perturbazione di finalismi, cui
bisogna fare la guardia. Anche noi siamo dentro al sistema e in quanto
esseri pensanti abbiamo la corresponsabilità dì tutto l'universo e di
noi stessi.
Ora cercherò con un piccolo esempio di chiarirvi bene questo concetto,
acquisito il quale, forse sarà possibile conciliarci anche con
l'handicap, lo dico dal punto di vista teologico. Credo che Dio abbia
consegnato la realtà tutta, se stesso compreso all'uomo, così come -
vediamo il dualismo di spiegarlo bene - la scienza e la tecnica
consegna i suoi prodotti all'uomo, che scienziato non è, e si potrebbe
dire che appartiene alla zona della ignoranza. Consegna i suoi
prodotti: una macchina, un aereo, teniamo fermi questi due esempi.
Domanda: questa macchina, questo aereo sono perfetti o imperfetti? Non
dimenticate il raffronto, Dio che ci concede la realtà nella visione
ateistica, sono perfetti e imperfetti. Suppongono, per essere perfetti,
che cosa? La presenza dell'utente. Io questa macchina la consegno a un
essere intelligente, costui non riceve un dono perfetto in sé, ma un
dono perfetto relativamente alla sua presenza, alla presenza del suo
logos, per cui, quella macchina sarà perfetta fino a tanto che io non
la userò come un oggetto ricevuto che ha in sé stesso tutta la
perfezione, ma aprirò l'occhio e farò la guardia a ciò che mi è stato
consegnato. Appena io mi decampo da questo principio mi trovo di fronte
un oggetto che immediatamente può rovinarsi, può crearmi dei fastidi,
può addirittura distruggere anche la mia esistenza.
Ecco la controprova. Mi raccontava un padre missionario che nella loro
missione avevano introdotto degli apparecchi per produrre l'elettricità
senza avere le centrali, dei generatori autogeni di elettricità. Il
padre missionario va poi in un'altra stazione e chiama tre o quattro
responsabili e dice loro: guardate che qui voi potete avere la luce per
sempre, però, perché questa macchina funzioni voi dovete mettere ogni
mese, un litro d'olio in questo punto, poi lì c'è una ventola dove ci
saranno delle scorie che con uno straccetto pulirete, poi in un altro
punto qualche altra operazione, dunque ogni mese, perderete cinque
minuti e
voi avrete la luce sempre. Poi si capisce ogni tanti anni chiameremo un
tecnico per vedere il funzionamento generale e cosi via. Breve: questo
missionario ritorna dopo un mese o due, tutto fermo. La macchina va
finché va, ecco la dichiarazione, vuol dire che è stata fatta in un
modo imperfetto, oppure ci si domanda: se era perfetta, perché
non ha continuato a funzionare? No! nella mentalità di quei buoni neri
quella macchina è perfetta così com'è. Ecco il teista, il quale dice: Ma Dio non ha creato l'uomo? Come mai
nascono dei bambini storpi?
Vedete, la tentazione del teista che introduce Dio per eccesso e allora
la nostra corresponsabilità è grave ed è pesante.
Adesso capite allora perché Gesù è venuto, adesso capite perché
escludo che si tratti di un miracolo banalmente inteso. Il vero
miracolo è quello di chiamare a raccolta l'uomo per dire che dobbiamo
andare a cercare la causa, dobbiamo andare a mettere in ordine
questa macchina che Dio non ha creato perfetta, e che se qualche cosa
accade è per una colpa o per un peccato. Sì, certo, il peccato ci sarà,
ma per altri settori, non qui, perché qui il peccato consiste nel non
volere
aprire gli occhi.
Ecco quale è la mentalità che Gesù si è trovato di fronte, quando
appunto si è occupato di questo cieco nato. Il rapporto dunque va
fatto tra Dio che ha consegnato la realtà
all'uomo e noi che consegniamo la società evoluta all’umanità.
Omelia
pronunciata il 29 marzo 1987