17 febbraio
2008 - Omelia
pronunciata il 15 marzo 1987
Il
peccato di Pietro
Matteo 17, 1-9
In
quel tempo Gesù, prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu
trasfigurato
davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce.
Ed ecco,
apparvero loro Mosé ed Elia,
che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù:
Signore, è bello per noi stare qui;
se vuoi, farò qui tre tende, una
per te, una per Mosé e una per Elia. Egli stava ancora parlando,
quando
una nube luminosa li avvolse con la sua ombra.
Ed ecco una voce
che
diceva: Questi é il Figlio mio
prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo. All’udire ciò, i discepoli caddero can
la
faccia a terra furono presi da un grande timore.
Ma Gesù si
avvicinò e
disse: Alzatevi e non temete.
Sollevando gli occhi non videro più
nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò
loro: Non parlate a nessuno di
questa visione, finché il Figlio
dell'uomo non sia risorto dai morti.
Se l’unica parola di
Dio è Gesù Cristo, quel Gesù che si è incarnato e
ha parlato all’uomo, tutte le altre voci sono dubbie. Vi rendete conto
di quello che sto dicendo? Sto dicendo che tutte le voci dell'Antico
Testamento e anche del nuovo, comprese le voci di Giovanna d'Arco, e
forse anche quelle di San Francesco, sono dubbie, e che l’unica Parola
di Dio all’uomo é Gesù Cristo; il far ricadere Gesù dentro a
quest’ultima logica, è un'operazione che diminuisce la statura del
Personaggio. Preferisco attenermi a s. Paolo, il quale probabilmente
credeva a un solo miracolo, quello della Risurrezione. Ecco la frase
della lettura che non vi sarà sfuggita: É stata la grazia, solo ora con
l’apparizione del Salvatore nostro Gesù Cristo. Punto.
Sicché Egli parla alla pari con Mosé ed Elia, ma é un’operazione
dubbia, é un'operazione sospetta. Qui c'é una corrente, c'é un gruppo
di persone che in fondo ha voluto dimostrare che Gesù é alla pari con
costoro, con Mosé e con Elia, e parla con loro, come se quelli fossero
le colonne del firmamento. Il che non è, se si sostiene che Gesù é
l'unica parola di Dio fatta carne.
Ecco perché il racconto soffre di qualche origine. Dirò di più (mi
pare di averlo già fatto notare): probabilmente si tratta di una
costruzione per dimostrare una tesi, la quale tesi poi risulta anche
gracile per le motivazioni che vi ho detto. Sicché queste teofanie
uditive relative al battesimo e alla trasfigurazione, festa di cui
parliamo oggi, sono residui veterotestamentari di cui il Personaggio
non ha bisogno per essere credibile, se si ammette, ripeto, che l'unico
evento da credere é la Risurrezione, che non è il sigillo della
definitività sul suo stesso Messaggio. La risurrezione ha la sua
radice nella fede, la quale ci darebbe un supplemento di
razionalità per poter capire il perché di tutte le cose.
Mi é capitato di sentire dei predicatori che vanno portando
l'attenzione sul racconto e vanno dicendo che i discepoli rimangono
estasiati di fronte a tanta gloria. Voi direte: come fare a non dirlo
ai
bambini quando si fa catechismo? Capisco che quel racconto soddisfa la
psiche miracolistica dei bambini, é però da vedere se questo
contribuisca a educarli o a mantenerli in una mentalità sbagliata.
D’accordo, questo é il presupposto di chi crede che i fatti
siano accaduti in questo modo - anche gli apostoli sono fra questi - ma
io
vi dico che costoro restano gli stessi; anzi, oso dire che peggiorano
la loro condizione umana e non capiscono i motivi dell'Evento.
La considerazione che rimane fondamentale da farsi é questa: nessun
avvenimento esterno, sia pure “miracoloso”, ci strappa dal nostro
limite; anzi, rischia di mantenerci dentro a questo limite e di
confermarlo soltanto. Che nulla ci muti dall'esterno, lo dimostra il
fatto che anche i
cosiddetti miracoli non hanno mai convertito nessuno, e che quelle che
noi chiamiamo conversioni sono semplicemente mutamenti della propria
esistenza, mai il mutamento di fondo.
Conosco persone che sono state accanto a Padre Pio per anni, ma non
hanno cambiato per nulla il loro vizio, il pelo l’avranno cambiato
facendo riti e cerimonie, ma i vizi non si cambiano. Conosco persone
che corrono a vedere tutte le apparizioni, a destra e a sinistra, fanno
un po’ di digiuno, vanno d’accordo per un po’ di tempo in famiglia, ma
poi, dopo qualche settimana, ripigliano la vita di prima, la
conversione lì non esiste. Quindi, abbiamo bisogno di ricorrere a
questi fenomeni esterni per poterci dare la sicurezza psicologica che
crediamo sia in un qualche cosa più grande di noi.
Questo non significa ancora diventare nuove creature, lo ripeto,
l’esempio più clamoroso é dove appunto il cosiddetto miracolo della
trasfigurazione, non cambia in nulla la mentalità e il modo di
essere degli Apostoli.
Nell' esempio, i tre vedono, sentono, odono, ma non mutano. La
richiesta di Pietro, quella di piantare tre tende, dimostra chiaramente
che non ha capito nulla perché capovolge il senso alle cose. Ve l'ho
già detto altre volte, ma ora voglio farne una verifica mediante
esemplificazioni, che vi faranno riflettere; ripeto, Pietro commette
una enormità, perché trasforma un mezzo in un fine, ed é il peccato
verso cui cammina 1a nostra civiltà. Queste sono le premesse dottrinali
e la lettura, sia pure sintetica, del passo evangelico. Ora vediamo le
verifiche.
É chiesto a un bambino a che cosa serve il legno, il bambino risponde
che serve a far le piante. Vedete come questo legame contorto è
capovolto tra il legno e 1a pianta. Ci sono donne tanto pulite che per
loro la casa é diventata un mito, tanto che il marito deve poi mettere
quelle pattine; per una piccola sporcizia, se soltanto trovano una
pagliuzza, cadono in depressione psichica. E allora mi sono permesso di
chiedere a una signora di quella specie, che cosa é la casa e a cosa
serve: La casa, caro padre, serve
per fare le pulizie. Non c'è bisogno che io spieghi come qui ci
sia la defina1izzazione. Ecco il peccato di Pietro.
Ma andiamo più a fondo: a che cosa serve il Parlamento? Domanda
difficile e risposta che serve a far litigare coloro che aspirano a
comandare. Ecco tutta la critica che si fa alle istituzioni, critica
che riguarda esattamente le definalizzazioni. Quanti Pietro in giro! Signore facciamo qui tre tende!
Questo é il meccanismo che sta alla radice della definalizzazione e,
diciamolo, il futuro prossimo della convivenza dovrà fare i conti con
questo sbandamento della razionalità, cioè con la tentazione del Tabor.
Badate che la tentazione del Tabor é molto più sottile che non le tre
tentazioni subìte da Gesù stesso, di cui abbiamo parlato domenica
scorsa.
In questi ultimi tempi ho scritto un articolo per gli addetti ai
lavori, che riguarda il personalismo, e ho proprio cominciato così: "La
persona non è evidente". Al che, mi sono preso le reprimende dei
personalisti cosiddetti cristiani. Se leggete tutto il saggio, vedrete
se questa mia affermazione non ha la sua ragion d'essere, se mi sono
determinato, alla mia età, a fare questa affermazione, é perché ho le
prove che sia così. Siamo noi, purtroppo, a dare il senso alle cose.
Certo, il grave problema è di vedere fino a quale punto noi siamo
liberi, fino a quale punto noi siamo persone.
Domenica scorsa, se ben ricordo, terminavo facendovi notare come il
pensiero umano aspiri a imporre significati alla realtà partendo dal
presupposto che dietro di essa non vi sia una razionalità a
sorreggerla. Chiaro? Bene, chi sono i maestri di questa concezione ve
li cito senza approfondire oltre: uno é Marx con le motivazioni che
sapete, l'altro é Freud, e l'altro é Nietzche.
Alla radice di tutti questi sconvolgimenti c'é sempre il peccato di
Pietro. Gesù li voleva immunizzare, Gesù li voleva vaccinare alla
significanza del Calvario come via alla salvezza, e Pietro, invece,
pensa a fare la tenda sulla collina.
Omelia
pronunciata il 15 marzo 1987