27 gennaio 2008 - Omelia pronunciata il 25 gennaio 1987

Pescatori d'uomini?


Matteo 4, 12-23

Gesù avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao presso il mare nel territorio di Zabulon e Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si é levata. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Convertitevi perché il regno dei cieli é vicino.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare, poiché erano pescatori. Disse loro: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.



Dunque, Gesù passa da Nazareth a Cafarnao, dove era cresciuto: piccolo spostamento tattico dopo l'arresto di Giovanni Battista. In termini moderni, una staffetta che non crea complicazioni, una staffetta pacifica dove uno viene messo in prigione e l'altro prende il suo posto.

Gesù insiste sulla conversione più che sul battesimo come rito di salvezza valido per se stesso. Dice Gesù: Convertitevi perché il Regno é vicino. Cosa vuol dire? Prima interpretazione: la fine del mondo? E' da escludere, anche se probabilmente i cristiani e gli stessi evangelisti, in un primo momento, l’avevano capito in questo modo. Credo che debba essere interpretato così: perché il Regno è vicino e siamo oramai alla sua attuazione; così le cose cambierebbero. Poi incontra Pietro e Andrea e li invita: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ecco la frase che ha fatto arrabbiare grandi pensatori come Hegel, non voglio fare la predica su una interpretazione filosofica del Vangelo, però crea un amaro in bocca anche a me. Ho cercato per vari anni di conciliarmi con questa frase e mi viene il dubbio ormai che questa frase non sia di Gesù. Qualcuno si stupirà, ma la impostazione, ahimé, potrebbe essere tutta opera della sovrapposizione della comunità di cui Matteo sarebbe l'esponente.

Perché i dubbi? Perché c'è una posizione dualistica fra il pescatore e i pesci. Il pescatore pesca i pesci dal mare e li mette in pescheria dove si comprano e finiscono in padella. Voglio pensare che le parole di Gesù – se sono sue – si riferiscano al tirar fuori gli uomini dalla pura natura e metterli nel Regno. Il pesce che va a finire nella rete e poi sulla mensa dell'uomo, si perde apparentemente, ma si salva perché attua un finalismo più nobile, cioè entra nel ciclo della vita umana e alimenta il fosforo del cervello. Operazione dolorosa, si potrebbe dire, continuando nell'immagine, ma finalizzata e finalizzante. Non si dice che dobbiamo mangiare molto pesce per aumentare il fosforo del cervello? Ma, dicevo, resta il dubbio che la battuta sia di Gesù, perché é in contrasto con tutte le altre immagini relative alla chiamata degli apostoli. Il concetto va tenuto nell'ambito delle immagini di Gesù. E quali sono le immagini buone? Quelle che sono di origine divina, perché fanno riflettere sul mistero della Chiesa.

Ne cito alcune: Vi mando come pecore in mezzo ai lupi, qui interpreto la funzione dell'apostolo, non come pescatore di uomini come se fossero dei pesci, ma come pecora in mezzo ai lupi, e questo implica in prima istanza una trasformazione da parte del mandato. Quindi, mentre colui che pensa di essere un pescatore, pensa anche di essere dualisticamente superiore ai pesci da pescare, l’altro, deve prima di tutto diventare una pecora, da lupo che è. Allora il principio della conversione vale, prima di tutto, per l'apostolo.

Ne cito un'altra, dice Gesù ai suoi discepoli: Voi siete sale della terra. Voi siete il lievito e la luce. Qui, finalmente ci troviamo di fronte a una rivelazione che viene dall'alto, immagini che veramente mettono sull'attenti la natura umana. Sotto un certo profilo, il sale é della terra in un primo momento, ma é destinato a scomparire come entità separata. Quando voi mangiate la minestra, il sale è tutta la minestra, non c'è più come entità - e questo é importante. Q
uella dell'apostolo è solo una funzionalità transeunte: dà il tono, ma immediatamente si rimette in linea con tutti gli altri, perché anche lui, in quanto sale, in quanto blocchetto costituito e strutturato, deve distruggersi se vuole adempiere alla sua missione. Voi siete come il lievito nel pane che quando esce dal forno è diventato tutto pane: guai se si dovesse trovare un blocchetto di lievito all'interno, quel pane sarebbe da buttare.

Ecco allora come va concepita, a mio avviso, la Chiesa e la funzione dell'apostolo mandato da Gesù a occuparsi dei cosiddetti “altri”, i quali
“altri” scompaiono immediatamente. Appena avete adempiuto la vostra funzione, anche voi scomparite in quanto essere dualistico. Il sale, i1 lievito,scompaiono come entità strutturate e hanno creato una novità esistenziale, ecco che cosa dovrebbe essere il cristianesimo relativamente alle cosiddette religioni.

Anche san Paolo accusa la malattia del gruppismo: a un certo momento si stanca perché quelli che davano il battesimo si immaginavano di essere i padroni dei battezzati, sicché si era creato il gruppo. Chi dà il battesimo dice: tu sei di Pietro, altri: tu sei di Apollo, e anche: tu sei di Cristo. Bugiardi, perché Cristo, naturalmente, non ha mai dato il battesimo a nessuno. Però questa propensione maledetta al gruppismo viene sconfessata da Paolo, il quale dice: io non sono mandato a battezzare, se battezzare vuol dire creare dei gruppi che poi sono nemici di altri gruppi; allora mi metto a predicare, cioè ad annunciare la conversione.

Adesso voglio esaminare una delle pagine più interessanti di un'opera che ha lasciato anche delle tracce nel mondo letterario, mi riferisco a “Il santo” di Fogazzaro, pubblicato nel 1906. Voi sapete le reazioni: fu accusato di modernismo, fu messo all'indice.  Fogazzaro fece una conferenza a Parigi dove cercò di chiarire quale era la sua posizione. In questo libro c'é una pagina che viene buona proprio per il nostro discorso, la riassumo. Siamo in casa di un certo Giovanni Selva, vicino a Subiaco, dalle parti di san Benedetto, dove c'é una riunione di cristiani impegnati: cosa dobbiamo fare, cosa non dobbiamo fare, bisogna rinnovarsi... Ma il lupo non pensa mai che deve dimettere la sua pelle e il suo vizio.

È presente un prete, un abate che viene da Ginevra, persona molto acuta, poi ci sono due o tre professori e laici. Ebbene, come riformare la Chiesa? Era il 1906 e siamo qui, ottanta anni dopo, alle medesime. Dobbiamo creare dei movimenti, delle associazioni di cristiani, oppure ci vuole un santo singolo? Sentite l'opinione dell'abate di Ginevra, un certo Marigné: "Siamo d’accordo su di un punto forse, la Chiesa cattolica somiglia a un tempio antichissimo di grande semplicità originaria ma che i secoli successivi hanno infarcito di pasticci. Voi pensate di potere navigare sicuri sott'acqua come pesci cauti e non pensate che l'occhio acuto di sommo pescatore o di vice pescatore vi può scoprire benissimo e con un buon colpo di fiocina cogliervi. Non consiglierei mai ai pesci più fini e più ricercati di legarsi insieme, voi capite cosa può succedere quando uno è pescato, lo sapete bene: il grande pescatore di Galilea metteva i pesciolini nel suo vivaio, ma il grande pescatore di Roma li frigge.

Ecco le parole che probabilmente hanno spinto a mettere il libro all'indice, perché sono le parole più sottili, le più perfide, dal punto di vista di Roma, perché l'immagine é terribile. Uno dei preti che era presente volle trovare una mediazione, l'abate allora continuò: Le associazioni fanno progredire forse i salari, le industrie, i commerci, le scienza, la verità?  No. Le riforme si faranno un giorno, perché le idee sono più forti degli uomini e camminano, ma voi, facendole marciare per compagnie o per plotoni, le esponete al fuoco terribile che le arresterà per un pezzo. Conclude l'abate: Sono gli individui, i messia, che fanno progredire la scienza e la religione. Vi é un santo fra voi? Bene, prendetelo e mandatelo avanti. Pare che questa sia poi la tesi di Fogazzaro.

A questo punto, ecco che finalmente il santo - un certo Benedetto Maironi, giardiniere di un convento di Subiaco - che vuota il sacco e accusa la Chiesa di quattro spiriti malvagi e maligni (l) spirito di menzogna, (2) spirito di avarizia, (3) spirito di dominio, dominazione clericale, (4) spirito di immobilità. Affronta poi la questione dei rapporti politici fra il Quirinale e la cattedra pontificale e poi l'invito al Santo Padre: Uscite dal vaticano per andare a vedere il povero Lazzaro. Dovrei fare l’aplicazione ai tempi nostri per dichiarare lo status questionis. Dal 1906 questo è accaduto?


Omelia pronunciata il 25 gennaio 1987