20 gennaio
2008 - Omelia
pronunciata il 18 gennaio 1987
Ecco l'agnello di Dio
Giovanni 1, 29-34
In quel tempo
Giovanni vedendo Gesù venire presso di lui disse: Ecco
l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco
colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi é passato
davanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a
battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele.
Giovanni rese
testimonianza dicendo: Ho
visto lo spirito scendere come
una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo ma chi
mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale
vedrai scendere e rimanere lo Spirito é colui che battezza in Spirito
Santo. E io ho visto e reso testimonianza che questi é il figlio di
Dio.
Passo evangelico,
per la verità, molto complicato. Cercherò di ridurlo
alla sua essenzialità. Qui c’é qualcosa nella prima Chiesa, questo
battesimo di Giovanni aveva sconvolto, perché molti l'avevano seguito.
E poi ci si domandava quale sia il significato di Gesù: é il vero
profeta che ha rinnovamento? E qui allora la preoccupazione di tutto il
gruppo cristiano di spiegare, per far capire che Giovanni non era che
il precursore, che il vero riformatore era Gesù Cristo, che il vero
Salvatore era Lui. Ed ecco tutti gli episodi messi in opera per
dimostrare, anche da parte di Giovanni, che Gesù é il Salvatore vero.
Questo che io ho battezzato, dice Giovanni, é il figlio di Dio. Allora non é
vero che il primo a riconoscerlo fu Pietro, ricordate? Tu sei il figlio del Dio vivente…,
mentre è Giovanni che dice: Questi é
il figlio di Dio, dunque il battesimo di Giovanni era da Dio, e
così i discepoli di Giovanni potevano pacificarsi con il loro leader il
quale, per sua stessa ammissione, dichiarava che Gesù Cristo é Dio e
che quindi il suo battesimo aveva soltanto il compito di rompere
con il passato e dichiarare insufficiente la circoncisione. Aveva il
compito di dichiarare la circoncisione una follia di gruppo, il
quale gruppo ha tentato di autocelebrarsi come unico gruppo di salvezza
in questo mondo, e quindi tutta la polemica nei confronti di Israele.
Anzi la circoncisione é pericolosa perché circoscrive la salvezza e
discrimina gruppo da gruppo.
Il battesimo, invece, ci
rende figli di Dio e ci toglie dal peccato,
dobbiamo liberarci dal peccato che è un retaggio comune che
riguarda
tutti gli uomini; guai a concepire il battesimo come una forma di
circoncisione in cui io vengo separato dagli altri, in cui io sono il
buono e gli altri sono i cattivi solo per avere il segno di
appartenenza. Con il battesimo si dichiara che da questo momento
abbiamo l’intenzione di accettare la parola di Dio e diventare
creature nuove, così come quando ci si vuole liberare
dall'ignoranza e si
va a scuola, si impara l'alfabeto e il resto; e questo vale per tutti
gli uomini.
Gesù è L’agnello di
Dio che toglie il peccato del mondo. Mi domanderete che cosa é
questo peccato del mondo. Si
possono trovare tante circonlocuzioni, si possono fare molti giri di
parole, ma bisogna centrare il concetto, e ormai oso
dirlo, ho questa
presunzione: il peccato del mondo - di cui parla Giovanni -
consiste nel fatto di non riconoscersi uguali.
Specifico: non ci riconosciamo uguali vuoi per elezione divina (vedete
allora la pericolosità del vecchio testamento dove già c’è la
spaccatura del genere umano), vuoi per induzione razionale ideologica,
la quale induzione consiste nel dire o nel pensare che esistono razze
inferiori; come dire, sul piano sociale, che chi ha ricevuto più
talenti deve stare meglio di chi ne ha ricevuti meno. Un po' sibillina,
questa affermazione, ma pure costituisce il nostro dramma sociale.
Se si ammette che il peccato del mondo è il peccato originale, l’essere
cioè io il centro del mondo e sottomettere gli altri, cito Rousseau che
credo abbia azzeccato il discorso: Il
male è l'apparire dell'altro sull'orizzonte dell'io. Il
meccanismo scatta nella nostra psiche quando incontriamo l'altro, e
abbiamo il desiderio di vederlo sottomesso a noi, e non ci passa per la
testa il fatto di riconoscersi uguali. Questa è la mia interpretazione
del peccato originale.
Nella Bibbia, Adamo non riconosce più Dio. Adamo dove sei? Fino a ieri passeggiavamo
insieme nel paradiso terrestre... Altro esempio clamoroso,
quello di Caino. Caino ignora Abele. Caino
dov'é tuo fratello? domanda Dio, e Caino risponde: Chi mi ha fatto custode di mio fratello?
Canaglia, lo hai ucciso perché non lo hai riconosciuto uguale, e adesso
continui la commedia. Dunque vedete che anche nella Scrittura, se
quello é il peccato originale, ritorna la verifica di quello che vi ho
detto.
Agnello di Dio sarebbe la
definizione che di Gesù dà la prima comunità cristiana. C'é qualche
incertezza di come la intendesse, ma per il fatto che abbia scelto
questa parola, voglio credere che la prima comunità cristiana abbia
inteso la vera definizione di Gesù. Gesù non é un condottiero, Gesù non
é un capitano, tutt’al più un agnello biblico che muore, si immòla per
salvare la umanità intera.
Non posso ora esaminare le cosiddette costituzioni apostoliche, per
vedere come questa concezione dell'altro si sia appunto codificata in
alcuni precetti interessanti, e poi via via, come dal punto di vista
sociale, si sia codificato il cosiddetto capitalismo eterno e così i
cristiani hanno operato e operano come tutti i figli di mammona. Ai
nostri giorni si tira fuori la parola solidarietà, lasciamo stare, ci
sono già i sindacalisti e gli industriali che lo dicono. Questo tutto
fra virgolette, intendiamoci, guai a chi dovesse sospettare che io
parteggi per una parte o per l'altra, perché io sono per l'annullamento
delle parti.
Solidarietà non é altro che il concetto di carità a cui é ricorso il
medioevo per non potere o volere fare la giustizia. Vi cito la
bellissima pagina in cui Marx descrive la via borghese del capitalismo,
anche se criticabile: Ogni uomo si
ingegna di procurare all'altro uomo un nuovo bisogno per costringerlo a
un nuovo sacrificio, per ridurlo a una nuova dipendenza e spingerlo a
un nuovo modo di godimento e quindi di rovina economica. La sua miseria
cresce nella misura in cui aumenta la potenza del danaro, il produttore
fa la parte del mezzano fra i propri simili e i loro bisogni. Eccita i
loro appetiti morbosi spia la loro debolezza per esigere il prezzo dei
suoi buoni uffici (Manoscritti Economici-Filosofici del 1844).
Bisognerebbe scriverle a lettere d’oro - solo queste parole, s’intende
-
senza le radici concettuali filosofiche. L'errore di Marx, in che cosa
consiste? Nell'aver applicato la diagnosi a una classe di uomini, i
capitalisti, che egli pretende di conoscere per nome e cognome, e
altrettanto di essersi e avere illuso che, eliminando la prima, si
sarebbe corretto quel
male. Per me sono tutti capitalisti, e questo è lo svarione di Marx, ma
non nell'aver fatto quella diagnosi, che bisognerebbe estendere a
tutti gli uomini, e allora saremmo in area cristiana. Se la diagnosi é
applicata a tutti gli uomini, essa é una esplicazione del Vangelo,
laddove Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai
lupi, vale a dire, non per conquistarli ma per portare loro la
esemplificazione di come si risolve il fatidico rapporto
socio-economico che crea tutte queste disgrazie.
Per quanto ci concerne, vorrei mettere il dito su una piaga assai
diffusa. Magnifichiamo l'iniziativa privata, la capacità di arricchirsi
e diciamo di creare posti di lavoro. In questa situazione, se Imelia
Marcos ha mille paia di scarpe che costano duecentomila lire al paio, e
compera un Michelangelo per sei miliardi, se coloro che le stanno
attorno dicono che questa donna promuove la cultura e il commercio, poi
quando questa donna cessa di essere la prima donna e si scopre che
insieme al suo adorato marito gestisce una dittatura a colpi di
sorrisi, - in televisione l'ho vista io dire alla povera gente: vi
sembra che delle persone belle come me possano ingannare? La
malvagità
è giù nel profondo, e tutte quelle operazioni ne erano la prova.
Quando siamo cristiani? Mai, perché siamo sempre o capitalisti o
marxisti, cioè, in posizioni contrarie, ma all’interno di una stessa
logica. Che cosa é questo correre di danaro da New York a Francoforte a
Tokio? Lo so, il danaro produce danaro e il punto di riferimento non é
neanche più l'oro. Tutti sappiamo che il punto di riferimento è il
prestigio di un Paese, il più forte economicamente dà il diapason, dà
il valore alla moneta, ma questo Paese rischia di caderci sotto come un
attaccapanni in cui tutti vogliono appendere il cappotto. Se poi c'é
anche il cappotto del Vaticano, allora non ci resta che ripetere: Ecco i lupi di Dio travestiti da agnelli
che benedicono il peccato del mondo.
Omelia
pronunciata il 18 gennaio 1987