30 dicembre 2007 - Omelia pronunciata il 28 dicembre 1986


La famiglia cristiana

Matteo 2, 13-15.19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finche non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo.

Giuseppe, destatosi, prese con se il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con se il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.

Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno.



Più che illustrare il passo evangelico, che meriterebbe certo una sua attenzione particolare, dobbiamo occuparci di questa santa famiglia di Gesù Maria e Giuseppe che, secondo la gerarchia biblica, va capovolta: Giuseppe, Maria, Gesù. Strana famiglia, voi direte. Ne abbiamo già parlato anche altre volte: c'é un figlio senza un padre, c'é un padre senza moglie, c'é una moglie senza marito, vi rendete conto? Questa é la grandezza della famiglia cristiana, nell'ipotesi che essa l'adombri. Perché? Perché i vincoli sono puramente di amore, dove c'é un servizio unicamente proteso al raggiungimento di un fine e non ci sono mai mezzi che diventano fini o mezzi che vengono a turbare l'attuazione del fine.

Vi sono delle conquiste come la monogamia, questa é la parola fatidica messa in contestazione. Vi sono conquiste, dicevo, che appartengono alla razionalità precristiana, il matrimonio monogamico non è una invenzione cristiana. Il cristianesimo ha aggiunto qualcosa d'altro, ma purtroppo lo ha aggiunto dall'esterno, l’indissolubile, e sono d'accordo anch’io che legalizzato in quel modo fu condotto su di una strada sbagliata. Il logos, chiamiamolo razionale, aveva visto bene o aveva visto male? La civiltà greca, che dà origine alla civiltà occidentale, ha visto bene o ha visto male? é originario il matrimonio monogamico, oppure quello poligamico?

Sapete che Nietzsche, che sta diventando ormai l'autore del mondo laico, sostiene che sia originaria la poligamia e che la monogamia, rispetto alla poligamia, sia una corruzione. Potete immaginare come tutto il mondo musulmano si senta superiore al mondo cristiano, sotto questo profilo. Il cristianesimo si é trovato d’accordo col dato, ma non con le motivazioni; vale a dire, per il cristianesimo, la monogamia e la indissolubilità sono frutto di metanoia. Diversamente, se non sono frutto di metanoia, andranno soggette alla oscillazione di cui vi parlerò, perché l'oscillazione é proprio quella che vi ho detto: il dubbio sull'originario. In ogni caso, si tratta di un modello culturale celebrato poi dalla letteratura e dal pensiero riflesso.

Lì, il mondo greco aveva  la esemplarità della monogamia. Tutti conoscete il poema di Omero, l'Odissea, dove una donna aspetta un uomo per vent'anni e non accetta offerte di matrimonio fino a che non é certa che suo marito sia morto; e siccome erano arrivate voci che lo avevano visto qua o là, Penelope continua a costruire quella famosa tela finché, dopo vent'anni, suo marito ritorna. Questa é la celebrazione massima, da parte del logos greco, del matrimonio monogamico. Gli individui accettano fino in fondo per convinzione il modello? Se fossero lasciati liberi, che cosa accadrebbe?

Ecco una controprova di ciò che é accaduto appena il contesto sociale sì é rallentato: l'abbiamo nella famosa peste di Atene. Andate a rileggere Tucidide, e vedrete cosa é accaduto sul piano sessuale in occasione di quella peste, dove tutte le inibizioni sono cadute. Allora ci si domanda: Omero, cosa ha predicato, anche se le istituzioni avevano accettato la monogamia? Dunque, si può stabilire un principio, così almeno mi viene suggerito da un antropologo culturale di fama che si chiama Levi-Straus, che ha studiato le piccole società primitive.

Vediamo la varietà delle concezioni relative al matrimonio - chiamiamolo rapporto organizzato tra uomo e donna - che deriva dalla psiche progettante. La prova definitiva sarebbe quella di avere dieci giovani di estrazione cattolica e dieci di estrazione non cattolica, oppure laica, oppure atea. Invitiamo loro di mettere per iscritto ciò che passa per la loro mente relativamente al sesso - voi adulti riportatevi a qull'età come mi ci riporto anche io. Verrebbero fuori almeno quattro posizioni. Poligamia per quasi tutti i ragazzi; l'altro sogno sessuale é la poliandria, sei ragazze su dieci scriverebbero quella parola; altra posizione: libero amore, e infine uno su dieci scriverà monogamia, probabilmente perché l'ambiente, il modello culturale si è già posato su di lei o lui in modo determinante da toglierli la libertà assoluta di poter fare la propria scelta. Così in un gruppo prevale poi un modello, e gli altri vengono rimossi dalle istituzioni. Qui é prevalso il modello monogamico, e gli altri sono stati rimossi.

Quando il comunismo si affermò in Russia, ci fu l'attuazione del libero amore, perché tra le correnti del comunismo assoluto c'era anche questo. Poi mi pare che, verso gli anni '25 '26, fossero nati dei bambini dal libero amore e che questi avessero assaltato la città di Kiev. Insomma, era diventata una preoccupazione, tanto che ne fecero poi uno sterminio, come se fossero dei cani randagi, perché questi ragazzi, senza padre e senza madre, andavano in giro a fare delle devastazioni; sicché, anche la rivoluzione poi é corsa ai ripari e credo che sia molto più difficile divorziare in Russia che non nei Paesi occidentali.

In ambiente musulmano é accaduto il rovescio: si é istituzionalizzata la poligamia e le altre visioni del mondo sono state rimosse. Però la psiche é sempre la stessa, questo é il dramma, sicché chi é in area monogamica vorrebbe uscirne e non potendo, perché vi sono le inibizioni istituzionali, ricorre come può a qualche forma di poligamia, di libero amore, o di poliandria per le donne. Quindi la vera alternativa é il libero amore entro la monogamia, giacché chi é in monogamia ci sta stretto, ed ecco perché il dissesto é duplice: rigetto di una civiltà, rigetto del cristianesimo che su quella civiltà ha portato la sua benedizione.

Per i cristiani c'é il dramma della loro appartenenza alla Chiesa, e questa appartenenza ahimé non è per metanoia - devo insistere su questa parola - ma per battesimo e per educazione formale, e se partiamo con questo piede sbagliato, dobbiamo subirne tutte le conseguenze: siamo costretti a dover fare i moralisti e tutta la nostra predicazione é vana perché costruita su presupposti fragili.

Ecco i sintomi di ciò che accade all'interno dell’ambito cristiano. Una donna viene al confessionale e mi chiede: io sono sola, ho trovato un signore più anziano di me, ci vogliamo bene, lui é libero, posso, dopo essermi confessata, fare la comunione? Dico alla donna: libera lei, libero lui, perché non si sposa con quell'uomo? Perché, dice timidamente lei, i suoi figli non vogliono. Poi aggiunge: stare insieme a quella età, essendo liberi, non si fa del male a nessuno e fare l'amore non é male, perché Dio stesso ci ha dato gli organi per farlo. Io resto spiazzato relativamente al fatto che un cristiano (in questo caso, una cristiana) venga a chièdermi la firma; certo, tutti noi qualche volta abbiamo fatto delle firme galeotte poco più poco meno, ma mettere la firma in un punto così delicato non lo faccio assolutamente nemmeno per me stesso.

Allora rilancio il discorso: perché lei, signora, vuol fare la comunione? Replica lei: ma io mi confesso. Controreplica: ci si confessa di ciò che noi riconosciamo come male, ci si confessa di ciò che é male e che tale si riconosce e per cui si é pentiti, altrimenti la confessione é un rito simile frack che permette di andare alla Scala anche a uno che di musica nulla capisce. Il signore che si rifiuta di sposarla, la vuole fuori di un impegno che significa rinuncia all'egoismo di andare con tutte le altre donne libere. Chi pensa in quel modo, é pronto a strumentalizzare l'universo al proprio io. Che poi il buon Dio ci abbia dato il sesso per usarlo, anche questo è un sofisma, perché é vero il rovescio: ci e stato dato per dei fini che, in ogni caso, superano l'uso: questo é il punto delicato. Ecco allora che torna la famiglia di Nazareth nella sua grandezza: il sesso lo abbiamo ricevuto non per usarlo, dobbiamo usarlo per ottenere qualche fine, anche quello di amarci scambievolmente.

Spero che queste parole non vi escano più dalla testa, perché così ho risposto a parecchie obbiezioni relativamente a questo tema. Ciò che mi sgomenta è che non si é cristiani per metanoia, ma per rito e per educazione. La Chiesa, comportandosi come struttura decisionale del bene e del male, non dovrà poi stupirsi se i suoi fedeli diventano arditi nel chiederle di fare tutto ciò che vogliono. Così il bene e il male non hanno più Gesu Cristo come criteriazione, come punto di riferimento.


Omelia pronunciata il 28 dicembre 1986