23
dicembre
2007 - Omelia
pronunciata il 21 dicembre 1986
Il fine e il mezzo
Matteo
1, 18-24
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo. Sua madre Maria essendo
promessa sposa a Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si
trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che
era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco gli apparve in segno un
angelo del Signore e gli disse: Giuseppe
figlio di Davide non temere di
prendere con te Maria tua sposa perché quello che é generato in lei
viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai
Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.
Tutto questo avvenne perché si adempisse tutto ciò che era stato detto
dal Signore per mezzo del profeta: Ecco
la vergine concepirà e
partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa
Dio-con-noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del
Signore e prese con sé la sua sposa.
Affrontiamo
questo delicato problema della nascita di Gesù. Rigorosamente parlando,
non si tratta di sapere come avvenne la nascita perché dovremmo
rimandare a un altro passo evangelico, quello della notte di Natale.
Questo passo vuole chiarire le origini ultime del personaggio, e non
tanto come avvenne la nascita, che poi già sappiamo.
Da dove veniamo? Questa domanda si pone per ognuno di noi, e tanto più
si deve porre per questo personaggio straordinario che é Gesù Cristo,
il quale, facciamo bene attenzione, si rivela tale all'atto della
risurrezione per cui, ci dobbiamo fare la domanda anche per gli altri
personaggi storici. Vi cito per esempio Alessandro Magno. A poco più di
venti anni parte per le conquiste e quando partì per la spedizione alla
conquista dell'Asia, sua madre gli disse: ricordati di compiere delle
opere degne della tua origine.
Chiese allora Alessandro: mio padre
non è forse Filippo? No,
disse la madre, creando un piccolo complesso in quel ragazzo, che poi
morì giovane, la madre disse: no,
tuo padre è il dio Ammone. Il personaggio acquista valenza dal
momento in cui diventa celebre.
La celebrità di Gesù, invece, é dovuta alla risurrezione che mette
sugli attenti s. Paolo. Nasce allora la curiosità per il personaggio e
ci chiediamo da dove é venuto? Quando si diventa celebri si parte
nell’analisi che fa la madre; quando era piccino cosa faceva? La madre
racconta che quando era giovane ha avuto un sogno ... un po’ le storie
di tutte le madri. I genitori che si trovano in difficoltà sul problema
della educazione sessuale, non hanno da fare altro che consultare
questi testi, con il vantaggio di essere inseriti in un contesto
sacrale o perlomeno finalizzato, e questo è un punto importante.
Circa il modo del nostro arrivo all' esistenza, sentiamo che c'é
qualcosa non del tutto pulito, lo sento io che non sono generatore e lo
sentono tutti gli uomini e tutti bambini del mondo e lo sentono le
donne che hanno generato e gli uomini che sono diventati padri, perché?
Perché abbiamo ripugnanza a spiegare le cose ai nostri figli e
cerchiamo di scaricarlo ad altri. Alla scuola, per esempio, ma anche
qui ribellione, perché è ovvio che la scuola lo fa da un punto di vista
scientifico e sentiamo che anche lì c'é qualche cosa che non funziona.
Adesso ho l'obbligo di dirvi come tentiamo di liberarci dal turbamento.
Introduciamo elementi ideali. Due genitori, per quanto dissoluti, se
dovessero spiegare al loro figlio come é venuto al mondo e perché,
direbbero sempre cosi: io e papà ci
siamo amati e tu sei il frutto del nostro amore. Non diranno mai
al proprio figlio io e papà ci siamo
strumentalizzati e a conclusione delle nostre follie sessuali sei
arrivato tu. Ditemi se al mondo c'é un uomo o una donna
corrotto, non solo nel costume ma anche nella visione del mondo, in
grado di dire queste parole a suo figlio. Perché facciamo invece
quell'altro discorso? Siccome siamo degli esseri razionali, cerchiamo
di dare a tutte le nostre azioni delle motivazioni ideali.
Tutte le fanciulle di Israele avevano un sogno nella psiche (notate,
nella psiche): dare alla luce un Salvatore. Andiamo a rivedere quelli
che la Bibbia considera personaggi di spicco (che poi, alla luce della
visione evangelica, personaggi di spicco non sono). Per esempio
Sansone: andate a vedere come la madre lo ha avuto, con tutte le
indicazioni dell'angelo, Questo
ragazzo non deve bere cose inebrianti perché deve diventare il
salvatore di Israele. Lo ritroviamo anche in santa Elisabetta
quando doveva avere il figlio Giovanni Battista, lei stessa non doveva
bere bevande inebrianti. Direi che il paradigma é costante, e così ecco
la razionalità, l'uso del sesso era giustificato, vale a dire si
sdrammatizzava senso della colpa che circolava attorno ad esso,
perché la razionalità - e in questo caso anche la rivelazione divina,
la Bibbia - dava una indicazione finalistica al gesto, diversamente il
gesto in sé preso, non avrebbe significato alcuno. Quindi viene
giustificato in quanto strumentale, mai come fine a se stesso.
Allora si giustifica anche il gioco, lo vedete, si giustifica anche
l'uso del sesso, senza avere poi i cosiddetti drammi dei complessi
freudiani. Vi dirò di più: se questo accadeva in Israele, nella maniera
che vi ho detto, società sacralizzata, accadeva anche a Roma.
Nella storia di Roma c'é un periodo in cui la gente si era stancata di
mettere al mondo i figli - credo anche adesso per tanti motivi - però
all’esercizio del sesso non si può rinunciare, quindi vi lascio
immaginare quando é avvenuta questa definalizzazione che cosa poteva
accadere. Vi rendete conto? un popolo che aveva bisogno di soldati per
conquistare il mondo.
Adesso cito a memoria cosa diceva un certo Marcello, mi pare 200 anni
prima di Cristo, di fronte a questa crisi e si rivolgeva agli uomini: Lo so che vivere con le donne non è una
cosa facile, sarebbe molto meglio se noi potessimo fare senza di loro -
riferisco il pensiero di Marcello per dirvi come la società fosse
maschilista -, ma giacché la natura ha messo le cose in modo tale che
senza di loro non si può fare, e con loro bisogna pure stare
perché diversamente non si ottengono taluni effetti, almeno diamo una
finalità precisa al nostro rapporto. Attenzione, dobbiamo ricordarci di
non essere vittime di un piacere che dura pochi istanti, ma dobbiamo
invece guardare alla grandezza di Roma che dovrà durare eternamente.
Il luogo in cui si esprime il massimo egoismo é lì: l'uso del sesso se
non ci sarà quel finalismo. E insieme con quali altre attività si
esprime il massimo dell’egoismo dell'uomo? Nel danaro e nel potere.
Strumentalizzare l'altro, essere soltanto noi a ricavare il
massimo piacere da qualcuno e da qualcosa, distruggere l'universo pur
di accontentare il nostro egoismo. Ecco allora perché vi dicevo, se non
c'é questo colpo d'ala che riporta il discorso nella zona dei
finalismi, tutto diventa un porcile.
Un ragazzo sveglio un giorno mi chiede: perché il Signore non ci ha fatto nascere
come i pulcini? (tra le generazioni animali la nascita degli
uccelli è la più pulita, relativamente all’uso del sesso). Mi pare di
aver risposto così a quel ragazzo: la nostra unione, cioè l'unione
dell'uomo con la donna, se é fatta nel modo giusto, crea la
personalizzazione e la personalizzazione non appartiene agli animali i
quali nell'unione - diciamolo, non è un rilievo facile - non si
guardano nemmeno in faccia. Ecco allora perché il discorso al ragazzo
doveva essere chiaro, doveva essere chiaro anche nel dissoluto:
... io e papà ci siamo amati, ci
siamo guardati negli occhi ..., allora vedete che anche quello
che noi chiamiamo la banalità dell’accoppiamento, acquista una sua
valenza superiore, perché é in funzione di qualche cosa d’altro, cioè
uno strumento attraverso cui passa la personalizzazione.
Adesso dovrei esaminare tutta la questione degli apocrifi attorno a
questo episodio; e siccome gli apocrifi sono testi non accettati dalla
Chiesa (sono successivi del quarto e quinto secolo, eccetto uno del
primo o del secondo secolo, gli studiosi sono ancora incerti), dovrei
farvi vedere come, nonostante il testo evangelico, ci fosse ancora
incertezza, cioè come la mente umana non fosse ancora soddisfatta e
come poi si siano creati altri racconti per vedere di chiarire la
vicenda. Questa vicenda crea difficoltà, dove a un certo momento tra i
due personaggi (o nel trio, se volete) entra s. Giuseppe: da un lato
c'é bisogno di lui poveruomo, perché dobbiamo stabilire la discendenza
di Davide, dall'altro lato la sua presenza crea un grosso problema per
quanto riguarda la verginità della Madonna.
Terminiamo con il passo di s. Paolo che abbiamo letto: Riguardo al figlio Suo, nato dalla stirpe
di Davide secondo la carne, costituito figlio di Dio con potenza
secondo lo Spirito di santificazione, mediante la resurrezione dai
morti Gesu Cristo nostro Signore. Paolo, non ha bisogno - per
dirla con una immagine - di pensare che l'uovo d'oro sia tale
dall’origine, rispetto a quell’uovo d’oro noi saremmo uova normali,
l’uovo é diventato d'oro all’epoca della Risurrezione.