16
dicembre
2007 - Omelia
pronunciata il 14 dicembre 1986
I
"poveri"
Matteo
11, 2-11
In
quel tempo, Giovanni che era in carcere, avendo sentito parlare
delle opere di Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo
attenderne un altro?
Gesù
rispose: Andate e riferite a
Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli
storpi camminano, i lebbrosi sono
guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è
predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me.
Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle
folle: Che cosa siete andati a
vedere nel deserto? Una canna sbattuta
dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in
morbidi vesti? Coloro che portano morbidi vesti stanno nei palazzi dei
re! E allora che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì vi dico
anche più di un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, io
mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a
te.
In verità vi dico: tra i nati da donna non
è sorto uno più grande
di Giovanni Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei
cieli è più grande di lui.
Perché Giovanni
Battista fa
chiedere a Cristo se è Lui che deve venire? Forse, perché non vede ciò
che si aspettava di vedere: un Ercole con in mano la scure (Ercole
aveva la clava in mano almeno per alcune imprese), oppure con il
ventilabro per dividere il grano dalla pula.
Così noi
immaginiamo la grande lotta fra il bene e il male, la vittoria del
Giusto contro l'Empio.
Di questo è disseminata la nostra letteratura, e queste sono le favole
che raccontiamo ai bambini, e questi sono i cartoni animati che i
nostri bambini vedono. Tutti vogliamo vedere un Rambo con il ventilabro in mano,
che mette a posto finalmente le
cose.
Gesù
allora gli manda a
dire che non sta mettendo in atto il dominio classista, ma sta
risolvendo i problemi alla radice, in modo che non si debbano
continuare a discutere per secoli, senza appunto risolvere mai i
problemi di cui l'uomo è afflitto. Gesù sta lottando contro le supposte
Leggi di Natura. Vogliamo tradurre? Non è vero che Dio ha creato dei
ciechi; non è vero che Dio ha creato degli storpi, dei lebbrosi, dei
sordi. Andate a rivedere le
costituzioni di Calvino e troverete esattamente questo: Calvino
altro non faceva che ripetere una certa teologia cattolica che
affondava le sue radici nel Vecchio Testamento: così purtroppo la pensa
ancora la religiosità volgare che i preti si guardano bene dal
correggere. Dunque, andate a dire a Giovanni che Io sto lottando contro
le supposte Leggi di Natura che vi ho citato: bisogna dunque
intervenire sulla Natura.
Vorrei
mettere le premesse
per alcuni che troppo incautamente identificano le Leggi
della Natura con le Leggi di Dio, perché probabilmente è il concetto di
Dio che ci sfugge, relativamente appunto a questa Natura, relativamente
alla Creazione, nella quale io credo. Bisogna
intervenire sulla Natura, perché è imperfetta, e dobbiamo lottare
contro la nostra ignoranza. Ecco l'altro punto che il credente non
vuole capire.
In altra
sede ho detto che
la vera preghiera del credente è la ricerca scientifica condotta in un
certo modo. Se è vero che la preghiera significa ricerca della volontà
e del pensiero di Dio, quale strada migliore di questa per conoscere
fino in fondo che cosa Dio ha voluto mettere in quella Creazione nella
quale crediamo. Perché Dio ha creato un albero o una zanzara?
Dobbiamo liberarci da questa ignoranza compiendo le opere
che ha fatto Gesù.
Nell'elenco
c’è anche una
colpa sociale, creduta Legge di Natura, e quindi anche di Dio: “ai
poveri è annunciata la buona novella”. In Isaìa non c'è questa impresa;
perché? Perché forse anche il buon lsaìa
credeva che Dio avrebbe riassestato il tutto con un colpo di bacchetta
magica. Raddrizzare le gambe agli storpi: questo è un colpo di
bacchetta magica. Dunque, Dio avrebbe risolto il problema, ripeto, con
un colpo di bacchetta magica, perché pensava, il buon lsaìa insieme con
tutto il Vecchio Testamento, che il povero e il ricco fossero due
esseri, due figure volute da Dio per Creazione, in quanto coessenziali
alla buona salute della vita sociale.
Se tutti
fossero ricchi, chi lavorerebbe? Mai posto il problema? E se tutti
fossero poveri, chi farebbe lavorare? Allora qui c'è una
coessenzialità! E poi, voltiamo la medaglia: se tutti fossero poveri?
Come si muoverebbe il sistema? Non voglio rispondere a questa domanda -
intendiamoci bene - perché le parole che uso sono tutte piene di
equivoci, giacché le uso secondo la terminologia storicamente ricevuta.
Ecco dove Gesù mette il punteruolo: qui comincia a far saltare i
tabù, sicché, da questa faccenda, che se tutti fossero ricchi (o se
tutti fossero poveri) non ci sarebbe vita sociale, si deduce che allora
gli uni ci devono essere in funzione degli altri.
La
teologia del Vecchio Testamento rapportava il tutto in Dio. Il cieco troverà
il suo
fine, o il suo assetto nella vista; lo storpio troverà il suo assetto
nella gamba diritta; il sordo nell'udito; il morto nella vita. Quale
sarà il traguardo del povero? Gesù non dice "i poveri diventeranno
ricchi", perché ciò santificherebbe il ricco storico, mentre Gesù,
per il ricco storico ha il suo famoso “guai ai ricchi”.
Gesù dice che ai
poveri è
predicata la Buona Novella. É classismo, questo? Vedete quanti dubbi?
Adesso mi viene persino il dubbio che il passo sia di Gesù, ma molte
cose mi frenano nel dire che non lo sia, giacché anche l'introduzione
di questa alternativa, cioè di questa possibilità (ai poveri è
predicata la Buona Novella) è una novità. Potremmo dire così: voi
sapete che a partire dal '600, con Coménio - per coloro che lavorano
nella scuola - poi il gran discorrere che si fece nel secolo
passato: la scuola a tutti. Lo ricordate? Tutte le battaglie su questa
faccenda... e non è che i Cattolici fossero poi in prima linea. Alcuni
dicevano: "ma se poi tutti vanno a scuola e tutti
studiano, chi va a lavorare?" Oggi non si discute su questo principio,
però non posso accettare l'idea che sia un classismo il dire: anche i
poveri vanno a scuola. Sarebbe dunque invece un correggere la Natura,
in linea esattamente con tutti gli altri limiti della Natura dichiarati
da Gesù.
L'impostazione
l'avete
intesa; aggiungo solo un codicillo: qui la parola poveri, se ha un
riferimento con i poveri storici, deve essere paragonata a quel
movimento di cui vi ho parlato: scuola a tutti. Perché la novità
rivoluzionaria portata da Gesù, è a tutti, non soltanto alle élite, o
ai padroni del vapore, o a quelli che comandano la nave storica;
diversamente c'è sempre la paura che quella di Gesù sia una scelta
classista.
Nell'ipotesi che
si tratti di una scelta dei poveri storici, essa va intesa
come vi ho detto, non c'è alternativa; diversamente si ricade appunto
nella concezione del Messìa con il ventilabro in mano, di un Messìa
marxista che viene a uccidere
tutti i capitalisti e a instaurare il
dominio del proletariato. Per evitare questa contraddizione, occorre
completare così la parola poveri:
“Beati i poveri in spirito”,
vale a dire ai ricercatori dei
valori spirituali, cui è finalmente annunciata la
buona novella. E questi
poveri in spirito possono
essere sia i ricchi storici, sia i poveri
storici. Ecco risolto il problema.
Adesso
vorrei entrare
nell'attualità. Lo storico prof. Spreafico ha pubblicato un libro dove
si parla della fede dei Reggiani. Egli ha preparato dei questionari da
mandare alle varie categorie, partendo dai preti, i religiosi, i
medici, i politici, e anche gli atei, quelli cioè che non credono, che
sono fuori dall'area cristiana e nei confronti del Cristianesimo hanno
una polemica in atto. Ieri sera c'è stato un dibattito su questo
libro ed ero presente anch'io. Dibattito sulla fede dei Reggiani
e sull'ateismo dei Reggiani, poi, come sottotitolo, anche bene
azzeccato: "Un breve viaggio fuori e dentro la Chiesa". Bisogna farli
dentro e fuori, i viaggi, per vedere come è congegnato il paesaggio.
Ora, lo storico (chiamiamolo povero Cirenéo) ha fatto un servizio,
secondo me, alla verità: bisogna conoscere prima di giudicare; e per
conoscere bisogna ricercare. Il prof. Spreafico non ha voluto certo
fare il missionario, come gli è stato accusato dalla parte avversaria;
e dall'altro lato, i clericali hanno pensato che egli abbia voluto fare
un dispetto al Sinodo ufficiale, poiché, pubblicando questi responsi e
queste opinioni, si è visto che il Sinodo ha pochissimo peso sulla
educazione cristiana di questa nostra città. Che cosa ha voluto fare lo
storico? Ha voluto semplicemente sapere dove i non-credenti ci trovano - noi
cristiani
- lacunosi e non credibili. Questa è un'impostazione,
credo, intrascendibile.
Adesso
metterò a fuoco un
concetto o due che non sono riuscito a rimarcare in quella seduta: il
tempo è limitato, e poi, non è che mi si ascolti molto
volentieri in taluni ambienti, perché potrei dare fastidio a qualcuno,
qui invece, con tutta pacatezza, io ragiono con voi. I non-credenti
hanno tutte
le riserve nei confronti del Cristianesimo storico, perché si sono
sentiti discriminati, e cioè condannati, per non dire perseguitati. E
adesso chiedono al credente di rispettare il pluralismo (parola
magica), cioè di rispettare le scelte politiche morali dell'altro così
come
l'altro è. Essi sono pronti a ridare cittadinanza alla religione, coi
suoi
progressi, coi suoi adeguamenti storici, in quanto la religione a loro
giudizio si è avvicinata alle loro tesi. Li cito: stare con i poveri
(che è una delle monete più sonanti), lottare per la giustizia, lottare
per la pace, sono le tre parole più ricorrenti, per cui, adesso, vi
sarebbe da condurre insieme una battaglia piccola piccola (già la vedo
spuntare all'orizzonte), questa: la nuova solidarietà (o il nuovo
solidarismo, come lo chiamano). Perché? Perché la lotta di classe,
anche
per parte loro, non può più risolversi con la presa del potere dei
lavoratori. Sì certo, ci sarà ancora qualcuno che sogna di conquistare
il potere a colpi di stangate, perché anche
questa è una componente della nostra psicologia, perché anche per loro
ormai si può essere datori di lavoro e comunisti. Avete capito la
sottigliezza? Purché ci si adegui alle tabelle stabilite dal sindacato.
E i cattolici, invece, avevano detto che si poteva essere ricchi e
andare
in Paradiso, mentre i poveri ci sarebbero andati essendo e restando
tali.
Tutto
questo dovrà cadere.
Ora, i credenti invece, nella loro espressione più tradizionale, dicono
che la Chiesa è una realtà di comunione fra Dio e gli uomini, e che sta
bene così come è, cioè: il luogo della salvezza per tutti, quindi non
c'è che da attuare e predicare i suoi insegnamenti. Ciò che è accaduto
di imperfetto nel passato, ora, con il moto liberatore del Concilio, è
stato rimesso a posto. Come se il Concilio Vaticano II non
contenesse a sua volta delle contraddizioni e così via. Sempre la paura
di volersi misurare con il Messaggio.
Bene, io
sono un tipo di
credente che vede la caduta del Cristianesimo al rango di religione, e
vede nella Chiesa una Istituzione che abusivamente si è identificata
con la Verità, invece di esserne la testimone. Dopo avere fissato la
propria costituzione fisiologica, cresce su se stessa, e non più sulla
metànoia o sulla conversione; da qui la discrasìa tra la religione e la
vita - dovrei dire: tra rito e vita - su cui appuntano le loro accuse i
non-credenti.
Ma ecco
la distinzione tra
me e loro: mentre loro non credono alla divinità del Messaggio, a causa
della identificazione che la Chiesa ha fatto tra sé e questo Messaggio,
e quindi non possono accettare che il Messaggio di Cristo sia
definitivo, perché colei che porta questo Messaggio ha dimostrato mille
volte nella Storia di avere sbagliato, io invece credo che proprio in
nome di quel Messaggio posso permettermi di annullare tutto il
Cristianesimo storico. E allora, questo invito a lottare per la pace,
per la giustizia, per il solidarismo, non mi tocca, perché sono
proteso alla soluzione dei problemi mediante la Fede, a risolvere ciò
che nessuno è stato in grado di risolvere, e dunque, a mettermi in
linea con
il Messaggio. Questo è, a mio modo di vedere, il riaffermare la propria
dedizione alla Verità e il proprio distacco dalla Storia.
Non ci
sono Leggi
naturali o Leggi economiche immodificabili, per cui, ai poveri in
spirito, ai ricercatori dei valori spirituali, è annunciata la Buona
Novella. É detto loro, che il dualismo ricco-povero, che coinvolge
quella parola, solidarismo, di marca puramente storica, dovrà
scomparire
nella Sua Chiesa. Sempre ammesso che questa Chiesa - che è anche la mia
- sia il risultato di una conversione, e non un apparato di dominio.