9 dicembre 2007 - Omelia pronunciata il 7 dicembre 1986



Il punto supremo non é l'uomo

Matteo 3, 1-12

In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea dicendo: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino!

Egli é colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore e raddrizzate i suoi sentieri.

Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi. Il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente del Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo disse loro: Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente?

Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure é posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me é più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile.




Certo non mi ci sarei trovato molto allegramente in quella zona dove Giovanni Battista pronunciava queste parole. In sede giudiziaria si dice soprattutto che bisogna partire dal presupposto che l'uomo é buono; nella fattispecie, che bisogna partire dal presupposto che l'uomo é innocente finché non si prova che é cattivo, cioè colpevole. Questo principio l'abbiamo conquistato dopo secoli, in ricerche, in battaglie, e tuttavia la cosa strana é che nei nostri comportamenti partiamo dal presupposto che l'uomo è cattivo.

Per esempio, mettiamo le chiavi alle porte, il catenaccio, la porta blindata, aumentiamo il contingente di polizia e dei carabinieri, poi mettiamo i controlli sui treni e sui tram. Vogliamo la ricevuta quando andiamo in un qualsiasi ufficio, insomma, mettiamo la recinzione intorno al nostro orto se ne abbiamo uno sia pure piccolo.

Allora dobbiamo distinguere il piano giuridico dal piano teologico.
Sul piano teologico dobbiamo partire dal principio che l'uomo cosi come è, è imperfetto (uso la parola imperfetto per non dire cattivo). Ammesso che cattivo voglia dire esserlo volontariamente, per cui, soggettivamente uno potrebbe anche non esserlo, ma in ogni caso, se imperfetto bisogna fare qualche cosa per farlo diventare perfetto, vale a dire buono.

Ora il concetto di battesimo, che qui viene avvistato da Giovanni Battista, implica questo presupposto. La istituzione é carente perché nel cervello dei singoli ci sono carenze che sommandosi diventano incontrollabili. Ecco che abbiamo risolto anche questo rapporto fra la cattiveria degli uomini - come diceva Rousseau - e la bontà dell'uomo. Gli uomini al plurale; l'uomo al singolare. Qui la strada di Giovanni, comincia a mettere a posto il cervello dei singoli, anzi comincia col dire a questi cervelli che così come sono, sono balzani, ecco la logica entro cui si muove Giovanni Battista.

Faccio notare e cito: molti farisei e Sadducei...; vuol dire i padroni del vapore, gli amici di palazzo, venivano al suo battesimo. Ho riguardato bene le traduzioni più ardite, le quali dicono che venivano per farsi battezzare, ma non risulta che si siano fatti battezzare perché ho poi trovato la controprova. Dunque: venivano ma per controllare, non per farsi battezzare. E Giovanni allora li attacca: razze di vipere. Vogliamo tradurre? Razza di vipere che avvelenate i lattanti e i bambini.

Nella prima lettura, abbiamo letto che arriverà il momento in cui i bambini giocheranno con le vipere: questo non arriverà, anche se sarebbe bello il vedere i nostri bambini giocare con le vipere. Questo farebbe il culmine della fratellanza. Perché Giovanni li chiama vipere? Perché avvelenano con la loro visione del mondo l'uomo già nella sua infanzia, già nella sua adolescenza.

Giovanni vuol dire: voi dite che qualcosa c'é nell'aria e allora fate segni di conversione ma non crediate di poter dire “fra voi …”questo inciso é spaventoso. Vedete come il senso del gruppo é già forte qui, fra voi: abbiamo Abramo per padre. Traduco: abbiamo la verità definitiva, quando invece Dio può far sorgere da queste pietre i figli di Abramo.

Vorrei fare una parentesi. Quando si incontrano le tre religioni: cristianesimo, ebraismo e islamismo dicono: siamo tutti e tre originari da una unica radice che sarebbe Abramo. Ma lo dicono tra loro, e a questo punto io mi metto dalla parte degli atei: se voi siete figli di Abramo, noi atei di chi siamo figli? E allora voi vedete che questa é una affermazione razzista bella e buona. Ecco una delle motivazioni per cui Cristo é stato condotto in croce: perché ha detto che Dio é Suo padre. Dio è Suo padre dunque e non Abramo o chiunque altro vogliate mettere all'origine del vostro gruppo. Ecco allora che l'attacco va a toccare il profondo della struttura del gruppo e questa è la controprova.

Apro il Vangelo di s. Luca, capitolo VII, versetto 24° e giù fino al 30°: dice che i farisei e i dottori della legge non si sono fatti battezzare da Giovanni e così hanno reso vano per loro il disegno di Dio. Con questo richiamo alla conversione forse si chiarisce quell'equivoco sulla bontà originaria. Se l'Eden o paradiso terrestre, é il momento della bontà, così si dice, togliamo le incrostazioni sopravvenute storicamente e riguadagniamo l'equilibrio. Sicché si potrebbe diventare buoni, ritornare al punto di partenza giacché là gli uomini erano buoni. Mi domando se c'é mai stato questo Eden inteso in questo modo, questo é il punto.

Ora si vuole riportare l'uomo nell'Eden, lo si vuole mettere al punto zero in modo che poi egli ripeta la stessa cosa;  ma c'é anche da chiedersi se era veramente buono. Ma se l'Eden é, come credo che sia a titolo di ipotesi, un dover essere, allora non bisogna retrocedere ma bisogna convertirsi. Il che é un'altra cosa. Il tornare indietro é impossibile, ma il convertirsi sì é possibile: questo é l'autentico dover essere. L'uomo vero deve trascendere quello attuale afflitto da tutte quelle contraddizioni di cui noi siamo anche capaci di farne l'elenco, tanto che se lo dovessimo fare diventeremmo moralisti, ma noi non vogliamo diventarlo.

Ora la cosa curiosa é che Marx é dello stesso parere. Sentite: L'ateismo non é il punto di arrivo ma il passaggio verso il comunismo, - vogliamo dire il socialismo - nel quale socialismo il non- uomo diventa uomo totale. Anche Marx allora ha detto che bisogna andare verso una qualche trasmutazione della situazione attuale. Ed ecco lo schema: religione, ateismo, socialismo. Mettete una freccina davanti a quelle due parole: religione --> ateismo --> socialismo. Negazione della negazione, parlo per i più esigenti naturalmente, quindi, umanesimo positivo perché l'uomo sarebbe il punto supremo. Per il cristianesimo invece, il punto supremo non é l'uomo, ma é il trascendimento dello stesso verso una conversione.

L'errore forse é qui, che é poi l'errore in cui sono caduti anche i cristiani: cercare la perfezione in una collocazione ideologica. Bloccate storicamente la storia, quale che sia l'iter, voi dite socialismo, i cristiani hanno detto cristianesimo, società medioevale e così via, dimenticandosi invece l'iter proposto da Gesù e avvistato da Giovanni. La diversità fra i due, non é qui né la, ma é una conversione, uno stato dell'uomo anzitutto e non un luogo.

Ora in epoca di inquisizione, cristianesimo storico; dei processi politici, socialismo reale, si partiva dal principio - torno al discorso iniziale - che l'ateo o il dissidente fosse colpevole e dovesse provare la propria innocenza. Ecco una trasposizione di verità dal campo teologico al campo giuridico. Il principio teologico coinvolge tutti, il principio giuridico viene utilizzato per colpire qualcuno. Il cristiano non deve mai volere, né desiderare, né permettere che la sua visione del mondo, dovuta a conversione, si trasformi in una legislazione.

Gesù alla Samaritana dice che é deviata esistenzialmente sul piano affettivo, e tutto questo nell’ordine della coscienza, vale a dire nell'ordine della persona, e propone ad essa la conversione, non propone una sanzione giuridica. Giacché Egli poi salva dalle grinfie del diritto anche l'adultera. Per lo stesso motivo l'adultera é adultera, e l'adulterio é una cosa cattiva, ma sul piano coscienziale. Guai a chi tira delle somme sul piano giuridico o sul piano della discriminazione, così Giovanni chiede alle vipere la conversione e non di esse lo sterminio. In teoria ci dovrebbe essere il loro prosciugamento. Ecco dove sfocerà allora la proposta di Gesù: propone di convertirsi, non solo in positivo, dice di convertirsi al Vangelo. E poi propone, per prosciugare il male della storia, la costituzione di una Chiesa in cui dovranno manifestarsi le novità della conversione. Il linguaggio di Giovanni é metaforico, per fortuna.

Attenzione a che cosa accadrebbe: scure alla radice, la violenza; ventilabro, l’aia da pulire, la mia aia. Non parliamo del discorso di Isaia dove la costituzione della società buona é costruita sulla violenza come esattamente nel socialismo reale. Mi dispiace per i marxisti ma purtroppo gli abbinati alla concezione della Chiesa, quale era all'epoca, sono loro. Gesù presenterà una scala dei valori e cioè una scelta della vita costruita sulla conversione mediante cui sarà possibile far pascolare l'orsa e la mucca insieme, il cane e il gatto giocare insieme. Non oso dire che questo accadrà.

L'idea che voglio trasmettere é questa: sia l’orsa che la mucca, sia il cane che il gatto debbono rinunciare a minacciarsi, in ogni caso, hanno bisogno di conversione. Sarebbe esattamente il tentativo fatto da Gesù, perché noi siamo l’orsa e la mucca, i cani e i gatti e tanto per intenderci, la fratellanza è possibile a condizione che ci sia quella conversione.

Gesù allora non sarà colui che uccide i cattivi per costruire il regno dei buoni, perché siamo tutti cattivi. Prosciugherà i cattivi e tenterà di costruire a esemplificazione dei cattivi ciò che i buoni sono capaci  di fare mediante la conversione. E la storia, e l'esistenza singola, sono il tempo della terapia. Ebbene, dopo venti secoli di cristianesimo siamo da capo. La Chiesa si é ricostituita in memoria legiferante e deve subire tutti gli inconvenienti. La cosa grave é che qualcuno voglia essere cristiano e il rovescio di ciò che cristiano é.

Sì, certo, ciò é possibile se si parte dal presupposto che sia la Chiesa a stabilire ciò che é bene e ciò che é male, mediante sanzioni simili a quelle della società civile a cui preme soltanto la sopravvivenza. Prendiamo il documento del cardinale Ratzinger sulla cura pastorale delle persone omosessuali. Da tutte le parti si solleva una canea, o di deprecazione, o di consenso. Ma tutte e due sono canee, perché mettono di fronte due componenti del pluralismo storico e non mettono di fronte storia e verità.

Là é Gesù Cristo, ed é là col suo messaggio con cui noi dobbiamo misurarci. Il documento riflette il destino di una Chiesa legiferante e non di una Chiesa che é risultato di metanoia. Vuol dire che la Chiesa non é nata da metanoia ma é nata su se stessa e in quanto società legiferante é rifiutata perché lungo i secoli ha proibito cose che poi sono diventate lecite e viceversa, da qui la irritazione di quelli di fuori e anche di molti cristiani.

Mi rendo conto che si tratta di una logica a cui non possiamo mettere rimedio, se non andando a toccare le smagliature nel profondo. Concludo con questa amara constatazione: tutti noi siamo cristiani per nascita compresi i Papi, lo siamo tutti per nascita e non per metanoia.



Omelia pronunciata il 7 dicembre 1986