25 novembre 2007 - Omelia pronunciata il 20 novembre 1983


Cristo re

Luca 23, 35-43

In quel tempo il popolo stava a vedere. I capi invece schernivano Gesù dicendo: Ha salvato gli altri salvi se stesso se è il Cristo di Dio il suo eletto.

Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso.

C'era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei giudei.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu Cristo salva te stesso e anche noi! Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male.

E aggiunse: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso.


Sconvolgente è la presa di posizione di Gesù nei confronti di questo ladrone. Vi faccio notare che egli non è un pentito, ma un convertito: riconosce che quella pena è giusta, cosa che nessun condannato in questo mondo ha mai riconosciuto.

Facciamo l’ipotesi che un cristiano compia un delitto, non dovrebbe essere una legge a insidiarlo, ma commettendo un male di questa specie dovrebbe essere lui ad autodenunciarsi. E d’altra parte il confessionale dovrebbe avere questo significato: ho riconosciuto di aver commesso un crimine starò in prigione tutta la vita. Ecco l'atteggiamento cristiano.

Ma è un discorso difficile, anche S. Tommaso nella società medievale, diceva che nessuno è tenuto a costituire se stesso. Dovremmo poi andare a fondo sui motivi che hanno fatto dire a un filosofo una frase di questo genere.

Oggi è festa di Cristo Re, è vero è stato Lui a dire che era re, però ha precisato davanti a Ponzio Pilato che il suo regno non è di questo mondo contestando tutte queste regalità.

Ma noi storicamente - ed è quanto cercherò di spiegarvi - abbiamo seguito altre strade, abbiamo fatto di tutto per introdurlo nell’ordine della mondanità, quando invece, la sua regalità va intesa come una regalità di ordine salvifico rispetto a quelle storiche, diversamente lo introduciamo in questo mondo come se Egli fosse un altro re.

Vi citerò due episodi storici, ormai chiusi, non di attualità. Il 9 febbraio 1527, Firenze elegge re Cristo. È una domenica, il consiglio grande è adunato nel palazzo dei signori, dopo la pestilenza che nel luglio e agosto aveva mietuto fino a 500 vittime al giorno. Gonfaloniere è un certo Niccolò Capponi, figlio del famoso Piero.

Sta parlando, tutti sentono in quelle parole che vi è un’eco lontana delle parole stesse del Savonarola che voleva appunto che Cristo fosse re di Firenze. Poi, a un certo momento, Capponi grida: “misericordia!”, un brivido di commozione, e propone a Firenze repubblicana di eleggere Cristo Redentore re dei Fiorentini.

I Fiorentini votano: su mille e cento votanti, una ventina dice no. Dalle finestre della sala del consiglio si vedeva ancora il posto del rogo dove arse Savonarola cantore di Cristo Re.

Perché quei venti -
tutti cattolici esclusi alcuni repubblicani libertini - votarono contro? Questi pensavano che, in forza della teoria dell'unico ovile con Pietro a capo (teoria sostenuta in uno scritto dello stesso Savonarola), Papa Clemente VII potesse assoggettare a sè i fiorentini. Vedete la manovra ideologica, giacché il papa era vicario visibile del sovrano che loro si erano scelti. Voi capite la logica del potere.

Gli oppositori non sono dei libertini della sinistra, tant'è vero che i repubblicani, quattordici anni dopo il gesto del Capponi, riconfermarono Cristo re di Firenze addirittura con tre giorni festivi.

Insomma, sarebbe come se sotto un governo socialista si proclamasse Cristo re della Repubblica Italiana. E sentite la motivazione: Piacque al nostro re immortale restituirci alla cristiana libertà e liberarci dal durissimo giogo della tirannide, la tirannide erano i medici cacciati appunto per la seconda volta. Anche qui Cristo viene utilizzato contro qualcuno e non diventa mai la forza che fa diventare i credenti creatura nuova.

Sono d'accordo, la tirannide é in contrasto netto con la visione cristiana del mondo dal punto di vista politico, su questo non v'è dubbio; peccato però che dal 1527 fino ai giorni nostri, la monarchia sia stata difesa esattamente come la espressione del governo divino del mondo: ancora sessanta anni fa venivano incoronati nel nome di Dio e della Trinità. Ecco allora il pericolo dello scempio dell’utilizzo di Cristo dall’esterno, che fa dimenticare il concetto di conversione di metànoia e lascia i cristiani di nuovo sull’orizzonte della monarchia assoluta, laddove cioè le guerre si fanno ancora in nome di Lui, e a orientare i nostri cannoni sarà Gesù Cristo re.

Voi sapete che nel 1453 cadde Costantinopoli sotto i Turchi, Maometto secondo. Questo evento turbò tutto l'occidente cristiano. Il papa Nicolò V si prese una febbre che poi lo condusse alla morte per questa motivazione. Poi ci fu un grande pensatore Nicolò Cusano, che scrisse di getto quel libriccino di una cinquantina di pagine che ha come titolo La pace della fede. Un'opera molto interessante perché esprime la sofferenza dì quest'uomo travagliato dai medesimi problemi che ci travagliano.  Egli scrive nel 1453, ma il papa nel contempo organizza la crociata. Sentite cosa scrive Niccolò V: Noi, dopo attento esame e considerazione, abbiamo concesso con le nostre lettere apostoliche al re Alfonso (di Napoli) il diritto totale e assoluto di invadere, conquistare, sottomettere tutti i paesi che sono in potere dei nemici di Cristo, sia saraceni sia pagani. Ecco la potestà di cui temevano appunto quei venti fiorentini che votarono contro, ecco dove si arriva poi.

Il passo del buon ladrone è l'aspetto scandalistico della bontà. Il buon ladrone, ripeto, non è un pentito ma un convertito, non fa calcoli, ammette di ricevere il giusto. Ecco i motivi per cui riceve il paradiso: uno è riconoscere di ricevere il giusto, l’altro è perché riconosce Dio in Gesù, che nelle apparenze era un uomo malfattore come lui. Riconoscere che si è dei delinquenti è la specificità del vero cristiano che apre le porte del paradiso.
Chiede di ricordarsi di lui semplicemente perchè aveva visto la scritta “Gesù Re dei Giudei”, probabilmente ispirato da quella scritta e niente altro. Allora il perdono non è gratuito, il perdono si dà a chi lo chiede e a chi si riconosce colpevole.

Il ladrone riconosce che Cristo è Dio, che nell'uomo c'è Dio, ecco i valori universali insegnati da Cristo e quindi lo accetta come maestro e come re, re che non può essere di questo mondo perché il regno di questo mondo è un regno maledetto, in cui il ladro di polli deve marcire in galera e invece gli onesti uccidono l'onesto, uccidono Gesù Cristo (la stessa vicenda di Socrate); lo accetta come maestro e come re, e sogna un regno in cui non ci saranno ladri di nessuna specie.


Omelia pronunciata il 20 novembre 1983