4 novembre 2007 - Omelìa
pronunciata il 30 ottobre 1986
La
conversione di Zaccheo
Luca
19, 1-10
In
quel tempo Gesù entrato in Gerico attraversava la città, ed ecco un
uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere
quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era
piccolo di statura. Allora corse avanti per poterlo vedere, salì su un
sicomoro poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo
scendi subito, perché oggi mi devo fermare a casa tua. In fretta
scese
e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò tutti mormoravano: E'
andato ad alloggiare da un peccatore.
Ma Zaccheo alzatosi disse al Signore: Ecco
Signore, io dò la metà dei
miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte
tanto.
Gesù gli rispose: Oggi la salvezza è
entrata in questa casa, perché
anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a
cercare e a salvare ciò che era perduto.
Gerico è una cittadina situata a
nord ovest del Mar Morto, era la residenza invernale di Erode, che vuol
dire palazzo, piscine, anfiteatri, giardini, flora di riviera. C'è di
più, Cleopatra si era fatta regalare questa cittadina da Antonio,
quando costui era diventato proprietario di una terza parte del mondo
insieme con Ottaviano e Lepido. Città di confine, centro commerciale,
agenti di imposte al servizio di Roma. Zaccheo era il capo di questi
agenti e aveva in tasca i segreti dei ricchi, e conosceva le tragedie
dei poveri. Il testo evangelico è lapidario: era capo dei pubblicani e
ricco.
C'è da chiedersi se questi
due attributi siano considerati colpevoli o siano considerate colpe dal
punto di vista evangelico. Non è una colpa essere un pubblicano, perché
abbiamo visto come Gesù riscatti i pubblicani. Essere ricco
probabilmente sì, per tutto ciò che significa, perché ricchi non si
nasce, ma si diventa e si diventa attingendo denaro dove in genere è
prodotto dal lavoro, e quindi si mettono le mani sul lavoro altrui.
Poi c'è l'altro punto più
delicato. Difficile dire quale fosse la sua posizione religiosa, se
essere religiosi vuol dire compiere qualche rito e adeguarsi ai costumi
del luogo. I banchieri della nostra epoca, che hanno fatto parlare di
sé, erano e sono ufficialmente religiosi, addirittura legati col
Vaticano per interessi. Nessuno si meraviglierebbe se queste cose le
facessero degli atei, ma purtroppo, dal punto di vista di chi
giudica religiosamente, sembrano più onesti sotto questo profilo.
Dunque ufficialmente religiosi, dunque inattaccabili dal messaggio di
Gesù, quindi impossibile una loro conversione.
L'incontro con Gesù fa di
Zaccheo un cristiano, badate non un uomo religioso: la conversione non
è una assunzione di riti, come in genere accade, ma una correzione dei
rapporti socio-economici: questo è il discorso che ancora i cristiani
impegnati nel sociale debbono capire. Per molti teologi conversione
vuol dire andare a messa tutte le mattine, fare la Comunione tutte le
domeniche, ecc. No, vuol dire rivedere il punto dolente: l’arricchirsi,
quello per cui non dormiamo, né di notte, né di giorno.
Io ho conosciuto dei
convertiti da Padre Pio che andavano ogni mese a san Giovanni Rotondo,
andavano a messa tutte le mattine, facevano la comunione, facevano la
meditazione, facevano perfino dell'apostolato, tutto purché non si
toccasse il loro potere economico.
Il testo evangelico è molto
abbreviato: quando Gesù dice: …oggi
mi devo fermare a casa tua, è da
supporre che Gesù sia andato, poniamo, a pranzo da Zaccheo e le parole
fatidiche Zaccheo le abbia dette dopo. Ora, ecco la domanda:
questo colloquio come si sarà svolto? Bisognerebbe inventarlo tutto. Vi
dico modestamente che fra le mie carte ci ho provato varie volte a
capire come possa essere avvenuto, come si sia svolto quel colloquio,
ma ogni volta mi è caduta la penna di mano. Ebbene, in un colloquio che
nemmeno abbiamo, Zaccheo si riconosce ladro senza che nessuna legge
fosse in grado di dichiararlo tale. Ci sono anche tra noi dei ladri,
fior
di ladri, che nessuna legge può perseguire...
Questo episodio di Zaccheo
mi porta a pensare al latrocinio giuridico, quello che va contro
il diritto, certo, ma quanti latrocini avvengono addirittura con la
copertura della legge, soprattutto dove il danaro moltiplica se stesso
senza passare attraverso il lavoro. Tutte le operazioni che
compiamo sul danaro avendolo trasformato in una cosa, da simbolo che è,
sono operazioni non colpite dalla legge, perché su
questo punto vogliamo tutti quello spazio che ci dia la possibilità di
diventare ricchi con le mani pulite.
Ed ecco allora, qui Zaccheo
scopre,
alla luce di quel colloquio, di essere un ladro, un ladro di prima
grandezza. Quindi è inutile presentare il messaggio salvifico di Cristo
come una caparra per l’aldilà; qui, in questo episodio, la conversione
attinge subito al sociale. Alcuni mi dicono: "ma tu hai questo pallino,
hai identificato il messaggio evangelico con la soluzione di questi
problemi". Sissignori, con la soluzione di questi problemi, perché sono
il fondamento della nostra esistenza.
Zaccheo dà metà dei suoi
beni ai
poveri, restituisce il quadruplo ai frodati: ecco il miracolo della
fede che fa sì che uno si riconosca ladro pur senza violare il codice,
e spingerlo a ricostituire la fratellanza con il principio
della divisione totale o della condivisione assoluta. E qualcuno
mi dice che la fede non ha il compito di risolvere i problemi
socio-economici!
Quella di Zaccheo è una
soluzione fra le tante possibili. Cristo non la ordina prima, non la
loda dopo. Gesù ha dato le premesse, ha creato in lui la conversione.
Adesso è da vedere che cosa quest’uomo è capace di fare. E' entrata la
salvezza, in questa casa... Ciò che Zaccheo potrà fare, adesso che ha
capito in che cosa consiste il messaggio di Gesù, è assolutamente
imprevedibile.
Una sola notazione: Zaccheo
non ha intenzione di seguire Gesù. Ricordate che cosa dice Gesù al
giovane ricco? Vendi quello che hai poi vieni con me. Zaccheo non fa
questo, comincia a cercare una novità che è dare la metà dei suoi
averi. Guardate che sono cattolici apostolici romani quelli che mai
più si convertiranno, perché hanno inglobato quella certa visione
socio-economica all’interno della loro visione del mondo. I frodatori
del fisco, se facessero altrettanto, se restituissero senza bisogno di
essere perseguiti dalla legge il quadruplo di ciò che hanno frodato,
certamente permetterebbero all’Italia di andare molto meglio.
Voglio fare un raffronto
fra la posizione di Zaccheo che non intende seguire Gesù, ma che
intende restare nel mondo e iniziare alla luce della fede un nuovo
rapporto socio-economico con i suoi fratelli, giacché egli li considera
tali, e san Francesco, il quale va probabilmente un tantino più in là.
Ci sono due o tre episodi famosissimi dei quali pochi parlano, in cui
Francesco emette, in anticipo di qualche secolo, la teoria della
socializzazione della proprietà. E va ancora oltre, perché egli
sostiene che non si può tenere una cosa quando c'è qualcuno che ne ha
più bisogno. Francesco riceve dal suo guardiano un mantello e lui lo
dona a
un povero che trema dal freddo. Si giustifica con il guardiano - che
ragionava con le categorie del liberalismo eterno, da Cicerone a Smith
- dicendo: quando incontro qualcuno
che ne ha più bisogno di me finisce
il mio possesso.
Zaccheo dunque resta nel mondo, non mi risulta neanche che si sia
aggregato alla prima comunità di Gerusalemme dove si praticava tutta
un’altra teoria sulla distribuzione dei beni. La cosa interessante è che quest'uomo
ci dia per riflesso la prova inequivocabile di ciò che dovrebbe essere
la fede, in questo caso l'incontro con Gesù, dove la conversione, la
metànoia, cala dentro alla coscienza. Quella coscienza non comincia a
dedurre razionalmente dei sistemi socio-economici dalla fede, il che
sarebbe un errore, ma produce immediatamente ciò che la fede deve
produrre: un mutamento delle cose sbagliate quaggiù, in attesa di
andarle a vedere congegnate in un mondo perfetto lassù.
Omelia pronunciata il 30 ottobre 1986