7 ottobre 2007 - Omelìa
pronunciata il 2 ottobre 1983
Aumenta la nostra fede
Luca
17,5-10
In
quel tempo gli apostoli dissero al Signore: Aumenta
la nostra fede!
Il
Signore rispose: Se aveste fede
quanto un granellino di senapa,
potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed
esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare
il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a
tavola?
Non
gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e
servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai
anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito
gli ordini ricevuti?
Cosi
anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato
dite: Siamo inutili servi. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
La cosa strana in
questo passo è
che gli apostoli chiedono l'aumento della fede. Questa è mentalità
sindacale, l'aumento delle paghe. Che si chieda l'aumento delle paghe
pazienza, questo vorrebbe dire che ci sono delle ingiustizie nel mondo;
ma il chiedere l'aumento della fede potrebbe nascondere, come in
effetti nasconde, un equivoco. La fede non è una cosa, è una qualità
della persona: o c'è o non c'è. Sono le opere che noi dichiariamo, più
o meno grandi, più o meno rivoluzionarie, ma non la fede.
Sarebbe come chiedere l’aumento
dell'anima:
o c'è o non c'è. Se c'è, si vedono i segni della razionalità; se tali
segni non si vedono, allora veramente c'è da dubitare dell'esistenza
dell'anima in un individuo. Deve preoccupare se c'è la fede, giacché
vogliamo ragionare con categorie quantistiche, allora Gesù dice: ne
basta poca, e se è quella vera, nasce una dedizione assoluta alla causa.
Sintetizziamo questa strana parabola di Gesù: se ci fosse la fede che
cosa si potrebbe fare. Vogliamo vedere degli alberi trascinati in mare:
… sii sradicato e trapiantato nel
mare, ed esso vi ascolterebbe…,
se ci fosse questa fede, l'uomo farebbe delle cose assolutamente
inaudite rispetto a quello che noi conosciamo fattibili nell'ordine
della natura.
Vogliamo sintetizzare all'estremo: se ci fosse fede quanto in un
granello di senapa, noi saremmo capaci di vincere la natura.
Attenzione, non attraverso l'operato miracolistico, come abbiamo la
tendenza a pensare, ma in quanto teisti in genere e in quanto cristiani
in specie! Abbiamo il miracolo per la testa perché crediamo in Dio
Onnipotente, quando invece, se questa fede ci fosse, sarebbe una specie
di parte di Dio che penetra nell'individuo e lo fa diventare
assolutamente nuovo e capace di fare delle cose che la natura umana
nemmeno si sogna di fare.
Un piccolo esempio, mi pare di
averlo già detto, ma lo ripeto per chi non lo avesse mai udito. A quale
condizione la benzina, che poi è un liquido, è in grado di
trasportare una montagna? Se voi andate a spargere della benzina su di
un monte, non credo che questo monte si sradichi e vada a finire in
mare, tutt'al più farete una devastazione ecologica. Ma facciamo
l'ipotesi che io abbia a disposizione delle ruspe, e che io metta la
benzina dentro al motore di queste ruspe: allora avrei ragione a dire
che con la benzina - con la fede - introdotta dentro a questo
organismo che sono le ruspe, riesco a portare via una montagna e a
trasbordarla in mare.
C’è chi mi fa domande sulla forza delle preghiere, qualche ingenuo alle
volte prega invocando Dio all'esterno del sistema, ciò è miracolismo di
tipo naturalistico! Ma se la preghiera dentro di me è una forza simile
a quella della benzina che mette in moto le ruspe, ditemi allora che
cosa si potrà fare quando i preganti, gli aventi fede, si coalizzassero
insieme. Con quattro ruspe si livella una collina, con mille ruspe
mettiamo a livello del mare tutto l'universo. Cosa si potrebbe fare
allora per vincere la
natura e metterla in ordine secondo disponibilità assoluta al
disegno
di Dio, così come ci sono alcuni uomini al servizio di altri uomini?
Questo è il punto più delicato: ordinare i rapporti fra gli uomini in
modo che nessuna classe ne domini un'altra, e far sì che tutti si
sentano al servizio di un solo padrone. Troppi sono i padroni fra noi e
Dio: probabilmente tra questi padroni ce ne sono anche nella gerarchia
ecclesiastica. Vi farò uno status
di ciò che dovrebbe essere la Chiesa, perché
credo di averlo capito, anche se, riguardo alla realizzazione, siamo
ancora molto lontano dal traguardo.
Permettetemi una parentesi per spiegare il secondo racconto di Gesù.
Badate che è tragico: pensate che Gesù abbia accettato il tipo di
etica che lo porta a dire …chi di voi
ha un
servo ad arare
..., poi gli fa fare tutto quello che abbiamo letto? Questa struttura
sociale è accettata da Gesù, oppure Gesù parla per ironia? Questo io
credo, perchè non vedo altra strada per uscire da una
interpretazione decente di tutto il testo, mentre potrei
dimostrarvi come qualcuno abbia proprio utilizzato questo passo per
affermare che ci debbono essere le categorie sociali secondo la
scansione gerarchica quale è appunto quella denunciata dal testo
evangelico. Vediamo di liberarci da questa interpretazione deviata e
deviante.
Tutti gli organismi vivono di una logica intrinseca al loro stesso
essere, e, diciamolo pure, contengono una gerarchia di ruoli, per cui
in nessuno di essi esiste il classismo che esiste nei gruppi umani.
Prendiamo lo stesso alveare, si diceva trenta anni fa, quando si
battagliava contro il comunismo: volete ridurre l'umanità a un
alveare, a un formicaio. Questa denuncia è male impostata:
nell'alveare, pur essendoci ruoli delineati o delimitati, non esiste
piramide o giungla salariale, che esiste solo nel nostro bel mondo
umano. Teniamolo ben presente, esiste solo fra noi, dico giungla
salariale e tutta la giungla della struttura sociale. Vedete i
governanti, che tra l'altro fanno pure parte della giungla,
quante difficoltà trovano a reperire i soldi per fare un minimo di
giustizia sociale?!
Dunque, nell'alveare tutti i membri soddisfano i loro bisogni in
perfetta perequazione, nessuno cioè vive in miseria o muore di fame
perché qualcuno lo ha ridotto in schiavitù dicendogli per esempio: tu
lavora, io ti pago; oppure: io ho il capitale, se vuoi vivere, lavora a
queste condizioni. Sono punti vitali che non si vogliono vedere, su cui
non si vuole discutere. Ora la Chiesa, nella visione di Gesù,
dovrebbe essere un organismo
originato dalla metànoia, diciamo la parola che oggi viene giusta:
originato dalla fede.
La fede non è l'opinione (opinione della soggettività che noi
abbiamo
di Dio, del mondo, degli uomini), ma la capacità di risolvere i
problemi
della convivenza. L'avere la testa imbottita di credenze - non le
elenco per non farvi vergognare e per non dovermi vergognare io stesso
- che costituiscono poi oggetto di litigio teologico, è caratteristica
dell'uomo religioso, soprattutto medioevale. Trasformare la propria
vita dopo aver scoperto Cristo, la fede dovrebbe
essere invece la caratteristica del cristiano. Allora Gesù Cristo, in
questo ordine di definizione della fede, non è il nuovo mito della
psiche, ma ciò che rende il cristiano uomo, perché prima siamo uomini,
poi si diventa cristiani, capaci di fare ciò che l'uomo naturale -
religioso o non religioso - non è assolutamente capace di fare.
La discussione, contraccettivi non contraccettivi, se il matrimonio è
un fine degno dell'uomo o se è semplicemente una pezza che noi mettiamo
a questo fatto di dover organizzare il rapporto dei sessi. La realtà di
fondo è questa e tutto il resto di secondaria importanza. Decidiamoci:
o siamo monogami - ecco il punto - oppure siamo poligami, ma giù nel
profondo. La Chiesa dovrebbe essere un organismo orientato a liberare
gli uomini
dalla legge dell'homo homini lupus così
come nei confronti di tutta la
natura, l'alveare è una casetta in cui si produce una cosa strana, il
miele, una cosa assolutamente inaudita! Gesù
potrebbe paragonarsi a un ingegnere geniale che ha inventato una
macchina capace di vincere tutti gli ostacoli naturali che si
frappongono fra il nostro pensiero e la realtà. Tutti noi abbiamo
sognato qualche congegno in cui non ci sia divaricazione fra quello che
pensiamo e quello che vorremmo che fosse. Un esempio, quel piccolo
aggeggio che serve per comandare a distanza il funzionamento di una
televisione: voi siete lì
comodamente seduti, toccate un bottoncino ... fra il vostro pensiero e
il desiderio di avere immediatamente quello che desideravate, in un
qualche punto l’uomo lo ha realizzato.
Questa è la capacità di vincere gli ostacoli naturali che si
frappongono fra il nostro pensiero e la realtà. Ebbene, la struttura
interna di questa macchina prodigiosa ha sì una sua pluralità di ruoli.
Posso anche concedervi tutte quelle mitre, quei vestiti, quel
cerimoniale, mettiamo che tutto questo rappresenti la macchina
prodigiosa che è la Chiesa fondata da Gesù, una pluralità di ruoli, ma
purché siano gerarchizzati a un fine, al fine posto dall'Ingegnere. Non
gerarchizzati agli uni agli altri come l'esempio portato da Gesù, dove
il contadino diventa via via un pastore, poi un cuciniere, uno
sguattero. Sul piano storico è perfettamente inutile elencare la
scansione ricco-povero, poi schiavo in epoca antica, servo della gleba
in epoca
medioevale e proletariato in epoca moderna. Adesso se una tale
gerarchia si gonfiasse fino a creare un classismo sociale, se diciamo
il motore tanto per stare all'esempio rendesse schiavi tutti gli altri
pezzi della macchina e li piegasse al proprio servizio, dite che cosa
accadrebbe della macchina. La macchina non sarebbe più un prodigio per
l'umanità perché non sarebbe più vittoriosa sulla distanza.
Per quanto riguarda il nostro discorso, non sarebbe più vittoriosa
sulla
materia, sto parlando della macchina, cioè della ecclesia fondata da
Gesù, che si frappone ai progetti del pensiero. Sarebbe allora una
strana aggregazione di congegni che danno spettacolo di grande
efficienza rituale. Cito qui il titolo di un giornale, dove riporta una
frase un cardinale
relatore del Sinodo: "I mali sociali derivano dai nostri peccati".
Molte cose avrei da dire perché anch'io sostengo che fondamentalmente é
vera questa affermazione, ma oserei rispondere che derivano da una fede
diventata religione, da una visione del mondo dove si consacra il
classismo, dove scimmiottando Dio, nascono una serie di padroncini che
gli rubano il mestiere di unico Padrone. Se così è, la Chiesa diventa
una società tra altre società, in continua
gara per avere il predominio del mercato antropologico senza mutare da
nessuna parte la natura umana e senza mostrare da nessuna altra parte
la vittoria sull'uomo naturale.
Allora torno all'apertura della predica: cari Apostoli, voi non dovete
chiedere l'aumento della fede che credete di avere, voi dovete mettervi
in ginocchio e chiedere finalmente a Gesù: Signore, dacci la
fede, perché noi siamo carichi di religione, ma siamo privi di questa
novità che tu hai introdotto nel mondo.
omelia pronunciata
il 2 ottobre 1983