16
settembre 2007
Luca
15, 1-8
In quel tempo si avvicinarono a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori
per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i
peccatori e mangia con loro.
Allora egli disse loro questa parabola. Chi di voi se ha cento pecore e
ne perde una, non lascia le
novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta finché non la
ritrova? Ritrovatala se la mette in spalla tutto contento, chiama gli
amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me perché ho trovato la mia
pecora che era perduta.
Così vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un
peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno
di conversione.
O quale donna se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna
e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo
averla trovata, chiama le amiche e le vicine dicendo: Rallegratevi con
me perché ho trovato la dramma che avevo perduta.
Cosi vi dico, c'è
gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.
Le parabole hanno una scansione logica:
nei primi due casi si tratta di animali e di monetina (poi vedremo
cosa rappresenta la monetina nella psicologia della donna): altro
è cercare una pecora o una monetina, altro è trovarsi di
fronte a una scelta razionale come quella del Prodigo, che non è
più, né una moneta, né una pecora, ma è un
uomo, un uomo che liberamente sceglie di uscire di casa.
Vi faccio notare che nel terzo caso Dio non si muove positivamente,
ma attende che ci sia uno svolgimento logico anche nella scelta del
male.
Dico questo perché, nei confronti di quelli che riteniamo i
deviati, c'è un diverso modo di comportarci, oppure dobbiamo
usare un diverso comportamento che viene scandito esattamente nelle tre
parabole.
Lasciamo da parte quella del Prodigo (che non c’è perchè
abbiamo letto la versione breve del Vangelo) e affrontiamo le altre
due.
Io ho un mio schema preferito, da cui non riesco più ad
allontanarmi, anche perché ho guardato in giro i vari tentativi
per poter spiegare a fondo questa parabola, ma nessuno francamente mi
soddisfa. Senonché questa estate mi hanno regalato un'opera di
una psicanalista francese, Françouse Dolto, cattolica, che ha
esaminato parecchi brani evangelici, fra cui anche questo. Questa
scrittrice è cresciuta all'ombra di una delle tante parrocchie,
e tutte le domeniche, da piccola, ascoltava la lettura e l’omelia del
passo evangelico. Poi è andata all'università, si
è specializzata in psicologia, si è fatta psicanalizzare,
ed è diventata lei stessa psicanalista.
Ecco l’osservazione: quando era piccola, sua madre le faceva notare che
le cose raccontate nel Vangelo accadevano molto tempo fa. Arrivata alla
maturità scientifica, si è chiesta quali sono i rapporti
fra la scienza, di cui era diventata esperta, la psicologia, la
psicanalisi, e il discorso del Vangelo che tocca la struttura dell'uomo
in quanto tale, ed è dunque indipendente da ogni momento storico:
riguarda l'uomo al di fuori di ogni categoria temporale. (Ricorderete
la frase latina dell’inizio dei Vangeli in illo tempore, come se si
trattasse di un'epoca lontana che non ha nulla più a che fare
con la nostra epoca, con il nostro tempo).
Questa donna ha detto cose molto intelligenti dal suo punto di
vista di credente e di esperta in questa scienza. Cercherò,
sunteggiando, di trasmettervi il contenuto della sua ricerca. Una cosa
che mi
ha fatto sempre riflettere in questa parabola è che l'iniziativa
di andare a cercare la smarrita è del pastore, cioè di Gesù, e non è
delle novantanove. Ora vedremo
perché c'è questo affanno pedagogico, perché
Gesù corre.
Ci sono uomini che considerano il loro desiderio come un bisogno, un
istinto come è un istinto il volare per gli uccelli. Abbiamo così
chiarito come si comportano senza riferirsi a una legge, e se hanno una
legge non la vivono dall'interno, ma la seguono senza averne la totale
convinzione.
Credo che di me abbiate la stima di una persona discretamente libera
nelle sue scelte; vi confesso che in questo momento della mia
esistenza (ho 56 anni) mi pongo sempre il problema se quella leggesiaè
l'indicazione del mio ideale o se sia l'imposizione che mi viene
dall'esterno, dal gruppo, da una chiesa, da un partito, o anche
da una visione dell'esistenza che è diventata un assoluto. In
questo caso mi ritrovo sulla linea di Socrate, il quale si era
posto questo problema. Vi ho fatto una confessione, ma se vivo
questo dramma, non ho però nulla da cui dovermi svincolare, mi pongo il
problema dal punto di vista intellettuale, per un istinto di ricerca di
verità assoluta.
Ecco ora il ragionamento: se io sono arrivato a questa
età,altamente motivato, rigorosamente ripiegato sulle mie scelte in un
continuo controllo della ragione e della fede, lascio immaginare a voi
cosa potrà accadere a coloro che vivono nella incertezza più assoluta.
Mi metto nei panni di coloro che certezze non ne hanno, se non quelle
preminenti e prepotenti degli istinti, i quali istinti diventano
bisogni senza riferirsi a una legge.
I farisei mormorano - dice la nostra psicologa - e fanno per
paura, e non per amor di Dio: se fosse per amore, non farebbero forse
come Gesù? Non andrebbero con i loro fratelli peccatori per
contaminarli con l'amore di Dio e, amandoli, li trascinerebbero con i
loro esempi? I farisei seguono la legge per paura, per questa paura:
che cosa diranno gli altri? Molti di noi non fanno talune cose perché
c'è questa inibizione, o, peggio ,per paura di Dio vendicatore, non per
amor di Dio.
Il Pastore corre alla pecora, non solo per salvare lei, ma perché
se
comincia a erodere il numero cento con una, poi con due, tre,
quattro,
... finisce che tutto il gregge va in perdizione (lo diciamo anche
delle mele marce dentro a una cesta). Allora l'aspetto importante di
questa parabola è che Gesù elimina il
concetto di irrecuperabilità nel tempo. Rileggevo un
passo di Quintiliano, che resta uno dei più grandi educatori dell'epoca
romana, il quale diceva che aveva visto dei buoni diventare cattivi,
ma non aveva mai visto il vizio trasformarsi in virtù. Capite cosa
significa questo determinismo? Ebbene, credo che la specificità
della visione cristiana del mondo sia proprio questa, di eliminare il
concetto di irrecuperabilità, anche se questa irrecuperabilità c'è.
Perché la droga, l'alcolismo, citato poi dalla Dolto, ... Quella è una
irrecuperabilità fisica, ed ecco perché allora Gesù, sapendo che questo
può accadere, corre, si affanna, interviene prima che si superi la
soglia. Dunque, il concetto di irrecuperabilità nel tempo vuol dire
introdurre il concetto di conversione. Gesù dice che esiste la
possibilità della irrecuperabilità eterna. Ecco la nota terribile: fin
che c'è tempo si può intervenire.
Qui cerchiamo di schematizzare: dicevo che sono affezionato al mio
schema che trovo confermato nella ricerca psicanalitica. Voi pensate
che insegua una utopia pedagogica, dice Gesù, quando aggancia
pubblicani e peccatori. Tutto dipende da un rapporto psicologico o da
un rapporto di interesse, per cui, se voi perdete solo una pecora su
cento, correte e vi affannate.
E veniamo alle donne, che erano un po' distratte quando Gesù parlava
agli
uomini. Voi donne se perdete in casa qualche dracma, o piccolo souvenir
o la catenina, rovistate tutta la casa per trovarla. Si tratta di cose,
si tratta di animali nelle parabole di Gesù; e se si tratta di uomini,
che sono una parte di voi? C'è una bella diversità fra una pecora e un
uomo, fra una monetina e un uomo. Voi non mostrate interesse alcuno,
almeno apprezzate il mio interesse per loro e anche per voi, perché
recuperandoli nell'ordine della loro persona, io risparmio a voi la
guerra civile.
11 settembre 1983