26 agosto 2007 - omelìa pronunciata da P. Aldo il 25 agosto 2001



La salvezza




Luca 13, 22-30

In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano?
Rispose: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici.

Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.

Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là vi sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno gli ultimi".



Ogni venti anni circa le riviste specializzate conducono delle inchieste per vedere a che punto si trova la cosiddetta religiosità. Ricerca della salvezza: sono pochi quelli che si salvano? domanda quel il signore fariseo. Domanda stupida, sarebbe come dire, sono molti quelli che muoiono negli incidenti stradali? Gesù è come se dicesse: Quando andate per la strada tenete la destra, non aumentate la velocità soprattutto quando c’è la ressa, obbedite al codice stradale.

Come si può fare un’ipotesi di salvezza aprioristicamente concepita? Volete che vi racconti un piccolo sofisma per consolarvi, se siete dei peccatori di un certo livello? Fate come Lutero il quale diceva che Dio ha già stabilito se io andrò all’inferno o in paradiso. Mai passata per la testa questa tentazione? Se è già stabilito, sia che io sia buono, sia che io sia cattivo è la stessa cosa. Questi discorsi me li son sentiti fare da alcune persone che si trovano in prigione, mi è capitato di dover fare il cappellano qualche volta e, interrogato a quattr’occhi, qualcuno faceva questo ragionamento.

Questa tentazione l’ha avuta anche S. Francesco di Sales che concluse in questo modo: Signore, sia che tu mi mandi in paradiso, sia che tu mi mandi all’inferno; ti amerò sempre. Da quel giorno la tentazione sparì. Il desiderio che sta alla radice di questo sofisma è il seguente: illudersi di potere arrivare alla salvezza senza passare attraverso la porta stretta. Voi il goal non lo fate se non fate passare il pallone là nella porta più piccola rispetto a tutto il campo di gioco. Se volete il goal, il pallone lo dovete far passare lì e per farlo passare lì dovete sudare le quattro cotte.

Qui c’è il dramma della salvezza che viene rimandata, non a una correzione, a una santificazione personale e sociale, ma all'appartenenza a un gruppo: se vuoi essere un galantuomo devi essere fascista? vuoi essere galantuomo? devi diventare comunista; vuoi essere un galantuomo? devi diventare democristiano; eccetera. Usciamo  dai partiti che hanno ancora questo baco dentro e passiamo alle religioni. Lo sapete anche voi - ormai un po' meno, dopo tutta l’acqua passata sotto i ponti - ma 500 anni dopo Cristo è venuta fuori la formula Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza, per cui uno è galantuomo se appartiene alla Chiesa. Ogni religione e ogni Chiesa fa il medesimo discorso. Invece il poco di buono, il disgraziato, colui che andrà all’inferno, è fuori dal gruppo, dalla religione o dalla Chiesa.

Ho sentito alla radio un episodio che non conoscevo così come è raccontato dal famoso Padre Carretto, morto nel deserto seguendo le orme del padre Foucauld. Un giorno nel deserto, in mezzo ai musulmani, un bambino di dieci anni viene da padre Carlo Carretto, piange e dice che i cristiani, essendo fuori dall’Islam, sono tutti condannati all’inferno. "Ma chi te lo ha detto?" incalza Carretto. Risposta: "I miei catechisti". Esattamente come aveva fatto il Cristianesimo nel quinto secolo con la formula Extra Ecclesiam nulla salus, cioè, al di fuori della chiesa non c’è salvezza; per cui se uno è anche un poco di buono, si salva “montando sulla barca”. Ecco la tesi che Gesù viene a combattere e adesso dovremmo insegnare tutto il rovescio.

Facciamo l’ipotesi che un lupo si metta in testa di diventare pecora soltanto per il fatto di entrare nella chiesa. "No," dice Gesù "prima diventi un agnello e dopo potrai fare Chiesa. Tu non sei agnello perché entrato nella Chiesa, ma fai Chiesa perché da lupo che eri sei diventato agnello". Ecco la posizione che personalmente vado insegnando: prima di tutto ti metti in ordine con il Vangelo e dopo farai Chiesa. Appellarsi alla Chiesa lasciando in ombra il Vangelo si rischia di lasciar passare la tremenda illusione di salvarsi perché si appartiene al gruppo, ma non perché si è diventati creature nuove.

Il secondo punto da seguire è una vecchia questione: ho degli amici che, con il grande senso di misericordia, negano l’eternità dell’inferno. Il problema non è questo. Ho un conto aperto con la Congregazione della fede su questo punto e credo di avere raggiunto un minimo di non contraddittorietà. “Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori comincerete a bussare”: ma questo Padre, chi è? è la controrisposta alla parabola del prodigo. Ci avete pensato? Nella parabola del prodigo, il padre si affaccia alla porta, aspetta il figlio, e quando lo vede da lontano, corre e poi dà ordine di fare festa. Quello è un padre preoccupato della salvezza, ed è ovvio che la salvezza passa attraverso la conversione di cui il prodigo è un illustre esemplare. Ma questo padre chiude la porta, l’epoca della misericordia non procede all’infinito: è quanto vorrei dire ai miei amici che continuano a credere nella metempsicosi, cioè nella rinascita, accettando l’idea – e parzialmente l’aveva accettata anche Platone, cervello al di fuori dalla mischia – che il Carma, alla salvezza, ci si arriverà quando si saranno scontati tutti i peccati.

In tal modo i problemi su questa Terra non verranno mai a soluzione e vi confesso che questa è una delle mie tristezze: rischiamo di essere galantuomini al 90%, eppure la società è diabolica al 100%. Il padre si alza, chiude la porta (la scena è tragica), quindi la salvezza è un fatto irrepetibile, non ci sono rimandi; il tempo della salvezza è qui, fino al momento in cui ho vita. Dicevo al mio amico che crede nel Carma: la bontà di Dio è nel dirti che non ci sono rimandi all’infinito. Mi pare sia S Agostino a portare un argomento di questo genere: voi che accettate la reincarnazione annullate la venuta di Gesù Cristo. Ci sarebbero dei processi all’infinito che risolverebbero il problema della salvezza, quando invece la salvezza è il fatto che Dio sia venuto da noi proprio per dirci come
dobbiamo comportarci se vogliamo la salvezza.

Purtroppo questo è l’aspetto negletto in tutto l’insegnamento della Chiesa: noi continuiamo a fare religione, a creare gruppi religiosi, ma la salvezza… No, è inutile signori gruppi, vi riunite per dire le preghiere, se uno manca una volta già lo avete criminalizzato e affidate tutto a queste pratiche esterne. No, quando troverò una decina di persone che si uniranno per risolvere fra di loro il problema del rapporto di lavoro, allora comincerò a credere che Dio è venuto a salvarci, e la salvezza è qui in questo mondo. Se non entriamo da questa porta stretta, è puerile trovare rimandi di altro genere, perché sarebbero tutte illusioni o sofismi.

(omelia pronunciata da P. Aldo il 25 agosto 2001)