13
maggio 2007
Gesù ha portato la guerra concettuale
Giovanni 14, 23-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno mi ama, osserverà
la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e
prenderemo
dimora presso di lui.
Chi non mi ama, non osserva
le mie parole; la
parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha
mandato.
Vi
lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il
mondo, io la dò a
voi.
La vita intima del cristiano non
è il luogo in cui è sovrana la libertà, ma
è il luogo in cui la libertà, bene primario, si incontra
con la Verità, a sua volta bene primario e quindi comprimario e
coloro che si lasciano guidare dovrebbero avere il nome di Cristiani. Se mi amate osserverete i miei comandamenti,
non è l'imperativo "se mi amate, osservate", ma è la
rivelazione
di una struttura.
Se mi amate,
accadrà che osserveretei miei comandamenti non per comando, ma per effetto di
amore: Miei, non quelli del
Vecchio Testamento,
non i dieci comandamenti, che non sono per una società di
uomini. Essenzialmente
due sono
i Suoi comandamenti: Ama il
prossimo tuo come te stesso e Amatevi
come io ho amato voi - cioè senza profitto. L’attuazione
di questo brevetto si regge
tutta sull’amore che ci lega a Cristo.
Forti di questi
ragionamenti, osserviamo la posizione dei politici che sono delegati al
governo o alla organizzazione della Polis.
Per giudicarli analizzo le loro parole e dalle parole risalgo ai
pensieri e all’intima struttura di ognuno e di riflesso a ciò
che rappresentano per me nella società. Da una parte c’è
la volontà di salvare la libertà, dall’altra parte
c’è la volontà di eliminare le ingiustizie togliendo la
libertà. Questo è il dilemma della vita sociale, il
dibattito è fermo a questa trincea, ma il cristiano non si trova
a casa sua in nessuna delle due posizioni. Se qualcuno dice che per
eliminare le ingiustizie occorre togliere la libertà, il
cristiano sente che costui enuncia un errore, perché la
giustizia è un sacrificio che solo chi ama Cristo nel senso
indicato prima può accettare.
Se mi si dice che occorre salvare la libertà così come
è concepita per progredire socialmente, mettendo un velo sulle
ingiustizie mantenute come diritto (es. i dislivelli tremendi nel
settore delle pensioni, ecc.), rispondo che tutto questo non è
cristiano e che si enuncia una menzogna. I Suoi comandamenti non si
vedono
osservati a livello sociale, dunque non si ama Lui, anche se si dice di
credere in Dio.
L’altro argomento,
Gesù che dà la pace: Vi
lascio la pace, vi dò la
mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò a voi.
Dobbiamo ricordare che Gesù era venuto al mondo non per portare
la pace, ma la guerra o la spada - ecco la sorpresa - guerra intesa
ovviamente come contestazione concettuale a tutto ciò che
è storicamente sedimentato, per rendere possibile la pace, la
giustizia, la libertà.
Gesù
è messo in croce perché contesta il
Sabato, simbolo della religione, e per avere detto che Dio è
Padre e non un condottiero di eserciti manovrati dallo Stato
Nazionale. Per combattere questi due errori il cristiano deve
preventivare il martirio come i primi cristiani.
La pace Romana
emergeva dalla distruzione del nemico: dove arrivano, fanno il
deserto, questa è l’affermazione di Tacito. La pace data da
Cristo non è frutto di una vittoria costruita sul sangue di un
nemico, ma deriva da una Verità proclamata con lo spargimento
eventualmente del proprio sangue.