29 aprile 2007


I cristiani alla prova dell’Amore

Giovanni (10, 26-30)

In quel tempo, Gesù disse: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.



Gli Atti raccontano l'epopea del gruppo nell'affermazione della nuova religione; in sostanza, una nuova visione del mondo in cui la parola di Dio assicura la salvezza nell'aldilà. Ma le parole di Gesù sono degli input volti a risolvere i problemi quaggiù, anzi sono brevetti o ricette che i credenti devono (o dovrebbero) tradurre immediatamente in pratica.

Uscite dal controllo della religione ebraica, le parole di Gesù hanno affrontato il sistema più blindato della storia: la religione dell'impero romano oppone tre secoli di resistenza, poi il trionfo come nuova religione, non come Verità. La Chiesa esplode come guida delle coscienze e abbassa il Messaggio al rango di religione.

Alla fine del primo millennio, Gioacchino da Fiore parla esplicitamente dello "strapotere dei chierici". Francesco rilancia il Vangelo nella cristianità, poi il Protestantesimo ripropone la salvezza per la fede, ma eccoci alla religione statutaria, come la chiama Kant. Ecumenismo senza sbocchi perché tutte le chiese hanno perduto Cristo e sono cresciute su se stesse. Non a caso il passo evangelico – breve e fuori dal suo contesto – presenta un rapporto diretto con Cristo-Verità: le mie pecore ascoltano la mia voce.

Ecco che cosa dovrebbe essere la Chiesa: l'unione di tutti coloro che ascoltano la voce di Cristo e che a Lui si convertono. Se sei pecora di Cristo, farai certo Chiesa. Ma l'essere nella Chiesa statutaria non ti dà la certezza di essere pecora di Cristo; questo vale in assoluto per ogni Chiesa cristiana. Non è quindi un invito a creare una nuova Chiesa, la vera Chiesa è quella che resta un medium in quo, Cristo si rivela al mondo come novità di rapporti umani.

Attenzione al cartesianesimo teologico, ricordiamo il rapporto occhio-cosa: non si vede l'occhio, ma mediante l'occhio. Come esemplare di pecora di Cristo non posso citare che San Francesco, il quale non era in nulla successore degli Apostoli – nemmeno diacono – eppure ha riportato Cristo nella chiesa medievale. Oserei dire: la Chiesa, più che di preti e di ordini religiosi, ha bisogno di cristiani, poiché essere cristiani resta la vocazione più difficile, assolutamente necessaria per appartenere all'ovile di Cristo.