8 aprile 2007 - S. Pasqua


La libertà finalizzata alla ricerca della Verità

Giovanni 20,1-9

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!

Giunse Simon Pietro, entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.



Nessuno è soddisfatto di se stesso. Nessuna cosa vive staticamente la propria condizione. Come singoli tendiamo a consumare il diaframma che divide il bene dal male, perché vogliamo assolutizzare la libertà. Come gruppo siamo protesi alla conquista del potere in tutti i settori, perché vogliamo togliere la distinzione tra noi e la Verità, occupando tutto lo spazio storico esistente. Siamo insomma degli inguaribili antistoricisti, pur non essendo cristiani.

Ebbene, il sostenitore dello storicismo assoluto, Benedetto Croce, 80 anni or sono, prendeva per il bavero due specie di antistoricisti: coloro che in nome del futuro voltavano le spalle al passato, coloro che in nome di un certo passato volevano instaurare l'ordine nella storia. Ascoltiamo la sua lezione e poi rapportiamola alla Risurrezione di Cristo.

Ebbene, non chi apre il suo cuore al sentimento storico è in compagnia della gente buona e dei martiri, ma chi si apre alla Verità, costui è diffidente della storia per scoprire chi erano i veri martiri e la vera gente buona e potrà costruire una nuova storia senza essere energumeno del nuovo o vacuo restauratore dell'antico. La storia avrà il suo tramonto, la libertà è un valore solo se è finalizzata alla ricerca della Verità. Cristo non sopporta neanche la tomba della civiltà cristiana, sebbene questa si sia avviate nel suo terzo millennio.

Non ci sono strutture di nostra costruzione che Lo possano tenere prigioniero, soprattutto non vi sono strutture gerarchiche che possano appellarsi alla Sua Risurrezione per giustificarsi così come sono. Affinché non si ripeta istituzionalmente la crocifissione di Cristo,
in ognuno di noi devono riassorbirsi Giuda, Barabba, Caifa, Pilato, il Pietro del rinnegamento e molti altri personaggi ancora, ma deve altresì annullarsi il Sinedrio, poi il sacerdozio, poi il governatore romano, poi l'impero romano, poi ogni istituzione, vuoi religiosa, vuoi politica, che divide l'uomo dall'uomo.

La Chiesa fondata da Gesù dopo la Risurrezione (che non è una rianimazione di cadavere) è un'apertura che non diventa mai corridoio, una casa che non diventa mai muro, una moneta che non diventa mai oro, una vetta che non diventa mai campanile, una legge che non diventa mai codice.

La Chiesa prevista dal Cristo risorto riporta tutte le escrescenze tumorali della convivenza al punto zero, laddove tra uomo e uomo non ci sono più mediazioni politiche, e tra uomo e Dio mediazioni rituali di invenzione umana. Cristo si è annullato come corpo fisico per trasformarsi in una presenza coscienziale, in una energia spirituale, e i credenti in Lui sono chiamati a trasformarsi in una unità priva di maschera istituzionale per essere come la luce, la quale assorbe le tenebre senza mai far uso della spada.