25 marzo 2007


Non è lecito uccidere a causa di peccato

Giovanni 8,1-11

In quel tempo, gli scribi e i farisei domandano a Gesù “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato dì lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”

Rispose loro Gesù: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”

Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.

Allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed essa rispose: “Nessuno, Signore” E Gesù le disse: “Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più”




L'episodio (o pericope) è ignorato dai Padri greci, mentre è conosciuto dai Padri latini (dalla fine del IV secolo S. Ambrogio) la rigida disciplina ecclesiastica (passaggio dalla legge dell'amore ai codici) contro l'adulterio (uno dei tre peccati senza remissione) ha fatto tralasciare ai copisti il fatto, perché poteva prestarsi ad una valutazione meno severa dello stesso peccato.

Ecco il dilemma: c'è la Legge di Mosè da un lato (di derivazione divina) e c'è un sicuro colpevole dall'altro lato. Dobbiamo ucciderlo? Gesù, dopo un drammatico silenzio, dice: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra". Egli difende l'adultera perché anche gli accusatori sono adulteri? L'argomento ad hominem e forte, ma non è decisivo. Gesù vuole ammonire accusatori e giudici di colpe altrui a non cadere nella contraddizione dell'ipocrisia. È insopportabile, dal punto di vista di Gesù, che un adultero chieda la pena di morte per un altro adultero, invocando l'applicazione di una legge cui si annette un valore puramente penale.

Ma la lezione, invece, è questa: non è lecito uccidere nessuno ratione peccati (a motivo di peccato). La Legge di Mosè è da Dio? Non pare! L'errore di Mosè è quello di essersi trasformato da profeta in legislatore. Così anche la Chiesa ha rischiato grosso nel medioevo. Il concetto di bene e di male nella visione cristiana non può essere legato ad elementi giuridici, ma solo ad elementi coscienziali.

Gesù e la donna sono soli (non voglio ironizzare sul modo della ritirata delle accusatori: dai più anziani al più giovani...) "Nessuno ti ha condannata?" "Nessuno, signore" (forse piangeva) "Neanche io ti condanno, va' e d'ora in poi non peccare più". La conversione cioè è l'adesione dell'anima al bene.


Sul piano giuridico nessuna condanna, ma io ti condanno sul piano coscienziale perché su quel piano sei in peccato (il peccato e un buco nero nella persona), mentre per loro è male solo legalmente e non in sede di coscienza. Dal punto di vista di Gesù tutti i delitti devono essere depenalizzati, ma proprio per questo Egli è Salvatore in mezzo alle molte legislazioni. Con la legge alla mano si sbaglia sempre bersaglio, ma Gesù progetta la sua Verità nelle coscienze e chiede la conversione.

Di fronte a questa luce non resta che un'alternativa o convertirsi o progettare la Sua uccisione. L'adultera cessa di essere peccatrice e gli altri? Hanno deposto le pietre costretti dal principio di non contraddizione, ma, per continuare ad essere peccatori, stanno pensando di portare Cristo in Croce ed eliminare Colui che sarà segno di contraddizione fino alla chiusura della storia.