11 febbraio 2007


Per Gesù nessun classismo

Luca 6, 17-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.

(…)

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.



In Luca Gesù contrappone i mendicanti dello spirito o ricercatori dei valori spirituali, cioè i suoi discepoli che hanno lasciato tutto per seguirlo, ai poveri storici. Quindi beati voi poveri si riferisce ai discepoli e non ai poveri in generale. Se si riferisse ai poveri storici consacrerebbe uno status e darebbe origine al classismo.

Gesù però non dice ai ricchi maledetti, in opposizione ai beati, ma dice guai a voi, il che suppoe uno spazio per il ravvedimento. Resta il cosiddetto proletariato il quale, inchiodato al lavoro, non ha il tempo libero per ascoltare Gesù. Se Gesù elogiasse la condizione del povero storico, tutti dovremmo diventare poveri in quel senso e direbbe ai ricchi storici e ai poveri storici: diventate miei discepoli. Il credere ancora, da parte di qualcuno, che Gesù si interessi della classe operaia è il farne una lettura classista e mettere Gesù alla guida della classe operaia, in questo caso non sarebbe più Salvatore, ma condottiero.

La fede ha due controlli su tutta la realtà sociale:
l ) Un perché causale e cioè la Risurrezione e la divinità di Cristo.
2) Un perché finale e cioè la soluzione dei rapporti socio-economici.

Se Cristo non è risorto, vana è la fede, se questa fede in Lui non risolve quei rapporti è falsa. La povertà cristiana e il richiamo al limiti sui bisogni (Agnes Heller).

Come prova della sbandata storica sul tema della povertà e della ricchezza, riportiamo il pensiero di tre autori: Massillon nel Petit Caréme dice ai suoi illustri uditori: Non il caso vi ha fatto nascere grandi e possenti. Dio dal principio dei secoli vi aveva destinati a questa gloria temporale, segnati col sigillo della Sua magnificenza, segregati dalla folla per lo splendore dei titoli e delle destinazioni umane, e Bourdaloue ribadisce: Doveva esserci una diversità nelle condizioni e soprattutto bisognava ci fossero dei poveri perché nella società umana ci fossero subordinazione e ordine, e Flèchier, a sua volta: Dio creò il ricco affinché riscatti i propri peccati soccorrendo il povero. Creò il povero perché si umili ricevendo il soccorso dei ricchi.