IL BRASILE INSEGNA


Centro di ricerca per la pace, settembre 2005


Una povera sala del seminario di Goiàs, nel Centro-Ovest del Brasile; un gruppo di uomini  e di donne giunti  da tutte le parti del paese. Fra loro, preti, suore, pastori protestanti, vescovi: indistinguibili gli  uni dagli altri per abito e portamento, Non è un convegno di studio, nonostante i relatori  affrontino problemi ardui e citino  statistiche; il grande cartello alle loro  spalle  elenca nomi di persone brutalmente assassinate. Os nossos martires, i nostri martiri, dice il cartello. I nomi sono 253 e l'ultimo è quello di un italiano, padre Ezechiele Ramin, massacrato venti giorni prima. I campesinos che siedono in quel convegno nazionale  della Commissão Pastoral da Terra, associazione  dei contadini  cristiani, conoscono  ormai a memoria la liturgia  delle  esequie: sanno bene  che chi si ribella all'ingiustizia ha spesso vita breve, se non lo uccde la fame, lo raggiungono i pistoleiros rruolati dai padroni.  Amici comuni mi mostrano padre  Josimo Tavares, un altro evangelizzatore  di poveri. Scivola lungo i muri ed io penso. Ecco un uomo che muore di paura. Mi dicono: "È sopravvissuto a due attentati degli agrari, si è salvato per miracolo". Pochi mesi più tardi saprò che il terzo attentato è riuscito: l'uomo che mi era parso terrorizzato, in quei mesi aveva portato avanti la sua denunzia delle violenze inflitte ai poveri.

Queste note risalgono al 1985. Sono passati vent'anni ma i leaders contadini continuano ad essere falciati dagli jaçungos, gli assassini prezzolati dai grandi terratenientes; e, qualche volta, dalla polizia militare.

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Primo agosto 1991. Rio de Janeiro, meravigliosa  città. Davanti a una delle più antiche chiese, in piazza della Candelaria, si vedono ancora le chiazze di sangue di otto bambini trucidati due notti prima,  mentre dormivano, a colpi di pistola. Assassini, tre poliziotti: "Quei vagabondi sporcavano le strade". Il cardinale di Rio, dom Eugenio Sales, andrà a vedere quel luogo, ormai ripulitto, soltanto su espressa sollecitazione  degli altri vescovi. Dopo tutto, in alcune zone della sua diocesi massacrano ogni giorno due, tre, quattro meninos da rua, non può passare il suo tempo a vedere cadaveri.

Qualche volta i piccoli scannati vengono lasciati  per le strade, come ammonizione ai bambini vagabondi : "Sparite!". Qualche volta, a  sparire, sono i corpi degli uccisi: di quando in quando, soprattutto nella "Baixada fluminense", la zona intorno a Rio, la polizia scopre cimiteri clandestini  di ragazzi. Dopo il massacro della  Candelaria, il presidente del  Brasile, Itamar Franco (nel 2003 diventerà ambasciatore a Roma), redarguisce pesantemente e pubblicamente i diplomatici  di Brasilia: è colpa loro se l'opinione  pubblica  si scandalizza  tanto per il genocidio  dei bambini, dovrebbero sforzarsi con più impegno di illustrare nei paesi presso quali sono accreditati  i progressi sociali  del Brasile.

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Negli stessi giorni, a São Paulo, un diciottenne  uccide a colpi di pistola un coetaneo.  Voleva rubargli  un paio di scarpe Adidas, simbolo di prestigio.

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Il Brasile  è un immenso arsenale; non come gli Stati Uniti, naturalmente, né la Colombia, ma pur sempre un inferno di violenza armata. Ma è anche un paese continuamente percorso da novità, da impulsi generosi, da utopie  che talvolta diventano realtà; un paese che in tanti amiamo perché vi troviamo realizzati  certi nostri sogni: la violenza non solo si scontra con l'onestà  di tanta gente ma anche con il crescere di  conquiste  sociali; non è soltanto il paese del genocidio  dei piccoli  è anche  lo  stato che, primo in tutto il mondo, ha inserito nella propria costituzione  lo Statuto ONU per la difesa dei bambini.

Non si vedono ancora i segni  di questo progresso? Forse no, sui grandi numeri: ma sono stati posti princìpi che, poco a poco, ma irresi-stibilmente,  stanno cambiando la giurisprudenza  e la cultura.

Sentiamo con forza queste testarde speranze e questo amore per il Brasile, mentre il grande paese è chiamato, da persone che non si arrendono alla violenza costituita, a un grande referendum per il disarmo dei civili.  Da quell'enorme  sub-continente,  se il referendum passerà, verrà una meravi-gliosa inedita lezione:  è possibile  togliere  alla violenza gli strumenti più temibili, sconfiggere la legge di Caino.


Ettore Masina