I
vizi capitali della religione
1°) Credere a quelli che dicono che Dio ha parlato
con loro. Dio, se c’è, parla a tutti nello stesso modo, e non
sarebbe più Yaveh il giusto se parlasse ad alcuni e tacesse con
altri).
2°)
Credere di conoscere tutto di Dio, e quindi di conoscere la
Verità Il conoscere include il significato del possedere, per
cui è strutturalmente impossibile conoscere Dio in modo
esaustivo: ciò significherebbe anche possederlo, anche essere
padroni della Verità.
3°)
Credere che Dio voglia essere adorato, ringraziato, placato e pregato.
Dio, se c’è, ci è Padre, non è simile ai potenti
di questo mondo. I padri non vogliono essere adorati e ringraziati dal
figlio, che sono il prolungamento della vita e delle
potenzialità di loro stessi. Il concepire un Padre che si
rasserena se uno sgozza un agnellino per lui - immaginiamoci il Figlio
- e che abbia bisogno di essere pregato per fare quello che fa per
amore, è una convinzione semplicemente assurda, ed anche
offensiva.
4°)
Credere di avere Dio dalla propria parte. Anche questo è
assurdo. Il Padre ama di amore incondizionato tutte le creature; ognuna
di esse è “prossimo” alle altre e non esistono graduatorie e
privilegi fra coloro che sono, tutti, oggettivazioni dell’amore
prorompente del Padre creatore.
5°)
Credere di avere il potere di rendere presente e operativo Dio stesso,
di poterlo quantificare e amministrare. Questa è la logica
presuntuosa che è sottesa a ciò che viene definito
“transustanziazione”, e che è sottesa all’amministrazione dei
sacramenti. La casta sacerdotale avrebbe il potere di influire sulla
presenza e sull’utilizzo di Dio stesso, per appianare il contenzioso
esistente fra gli autori e le vittime del negativo praticato dall’uomo.
6°)
Credere di poter giudicare, scegliere e comportarsi in Suo nome, ma con
la propria logica. Dio è una Trascendenza
immanente a noi stessi non alle nostre, ma alle Sue condizioni;
noi diventiamo Sue mani solo se e solo quando amiamo e condividiamo,
quando facciamo nostri i giudizi, le scelte ed i comportamenti di
Gesù-Paradigma.
7°)
Credere che tutta la fenomenologia dei nostri rapporti con Dio sia
finalizzata alla nostra personale salvezza, garantita da Lui per
l’eternità. Qui si sbaglia la porta d’entrata: ci si salva
salvando; noi dobbiamo pensare alla salvezza degli altri e gli altri
alla nostra. La sintesi della condizione sta nel provare la gioia
portando gioia agli altri. Qui l’al di là è già al
di qua. Il resto ci è inaccessibile. Forse Dio, amando anche chi
ama noi, farà in modo che niente, che sia oggetto e soggetto
d’amore, vada perduto.
Questi atteggiamenti dello spirito umano, che io definisco vizi
capitali, sono quelli che connotano il rapporto uomo-Dio vissuto in
chiave religiosa.
La sintesi di questi vizi è il negativo dei negativi:
l’attribuire a Dio, alla volontà di Dio, quel negativo che
è l’effetto della sua assenza e del Suo rifiuto, per cui salta
la responsabilizzazione dell’uomo in rapporto alla necessità
dell’Incarnazione. Questo tipo di rapporto accompagna gli uomini
dall’inizio della loro storia, e noi sappiamo bene quale “positivo” le
religioni siano riuscite a realizzare, di quale “positivo” si siano
rese complici, quale sapore siano riuscite a dare alla pasta, a volte
indigesta anche a Belzebove.
Partiamo dal Dio di Mosè, che fa crepare i primogeniti degli
Egizi e sgozzare gli agnellini, perché vuole aiutare i suoi
protetti, e non vuole che l’angelo sterminatore sbagli né il
sito né la persona, e arriviamo a un Dio Benedetto, che non
sente il grido degli oppressi della “favela”, che non esprime giudizio
sul capitalismo privato, sul mercato e sulla competizione, ed abbiamo
la cornice del quadro. Dentro, poi, ci stanno tutte le arciporcherie
della storia umana, portate avanti o in nome di Dio, o secondo la
volontà, o accompagnate da Dio stesso.
Di fronte a tutto questo negativo, ecco la figura del laico
Gesù, che deve inserirsi in una cultura religiosa, deve parlare
in modo da non venire subito linciato, deve giudicare, scegliere e
comportarsi in un modo che renda possibile superare l’alienazione
religiosa ed incarnare giustizia, amore e condivisione in questo nostro
mondo, per portarlo a compimento secondo Amore. Ecco il laico
Gesù, che deve seguire formalmente la Legge, ma che la
contraddice sempre nella sostanza, accogliendo i peccatori e gli
impuri, condannando chi condanna in nome di Dio, parlando di un Dio che
ci è Padre, e di noi stessi quali mani del Suo amore per Lui.
Comprendo la difficoltà enorme del convertirci dalla visione
religiosa a quella laica di Gesù: il mio imprinting, come quello
di quasi tutti, è stato religioso, e inoltre dall’alba al
tramonto, oggi, ho sotto gli occhi la traduzione religiosa
dell’esperienza e dei messaggi del Signore. Però mi rendo conto
della mia e dell’altrui alienazione.
Quando riusciremo a toglierci gli occhiali che ci sono stati rifilati
da altri portatori di occhiali, ecco un Gesù più vero,
Colui che dice che il sabato è per l’uomo, Colui che delegittima
i sacerdoti, definendoli razza di vipere e sepolcri imbiancati; Colui
che ci rivela la non-onnipotenza, ma la paternità di Dio; Colui
che denuncia ricchezza e potere quali condizioni maligne; Colui che
viene assassinato proprio dai custodi della Legge, da coloro che
vivevano di persona i vizi capitali della religione. Se riusciremo ad
avanzare in questa direzione, nella lettura laica del Signore, ci
troveremo davanti a nuovi sensi, messaggi, significati: Gesù
è un laico che non solo si pone quale paradigma dei
comportamenti positivi nei rapporti con gli altri viventi, ma è
anche paradigma della denuncia della religione, individuata non come un
negativo fra i tanti, ma come il negativo dei negativi, dato che
è essa, più del potere politico, ad accalappiare la
Verità ed a usarla contro l’uomo; dato che è lei ad
inchiodare e a soffocare l’incarnazione dell’Amore. Più che come
anarchico, cioè nemico del potere politico, Egli si caratterizza
come eretico, come bestemmiatore del Dio-religioso.
Il Paradigma-Gesù è il laico-ateo che ama gratuitamente
ogni vivente, ma che, al tempo stesso, demolisce il castello religioso,
denunciando la casta sacerdotale che dichiara di servire la
Verità, ma, nella sostanza, la usa per il proprio prestigio,
potere e ricchezza. Il Signore, fissato con occhi nuovi non-religiosi,
è Uno che rompe tutti gli schemi.
Dato che Lui prende forza dalla Verità, quello che ha fatto e
quello che ha detto mettono in crisi tutti, credenti, agnostici ed atei
inclusi.
Il messaggio e semplice: Dio, da lassù, dalla trascendenza, dal
regno dei cieli, dall’astrazione concettuale, va portato
quaggiù, nell’immanenza di questo mondo, nella concretezza della
nostra esperienza quotidiana. La Sua trascendenza spazio-temporale
passa per la Sua incarnazione da parte degli uomini.
Gesù, ateo perché Dio lui stesso, laico perché
portatore del comandamento nuovo dell’amarci fra noi come Lui ci ama,
Spirito incarnato per determinarsi quale Paradigma, dopo la sua
avventura terrena affida a noi il compito della sua resurrezione,
affida a noi il compito di dare noi stessi, di essere noi stessi corpus Domini, mani dello
Spirito-Amore, Sue mani per il Regno. Tutto questo messaggio, poi, si
sovrappone in modo perfetto al linguaggio laico o ateo della
necessità di dare concretezza storica ai valori Giustizia,
Eguaglianza, Fraternità, e questa concretezza passa per le
nostre mani, per i nostri comportamenti, per le nostre scelte.
La sintesi è il fare agli altri ciò che noi vorremmo
ricevere da loro, ma in questo messaggio è inclusa la
necessità della nostra liberazione dalla logica religiosa,
perché l’uomo, da quando è tale, è sempre stato
tentato di tenersi buono l’Altissimo, di tirarlo dalla propria parte e
di determinarsi in modo negativo e violento col prossimo anche in Suo
nome. La religione lascia il Regno nell’alto dei cieli, a fare
compagnia al “comunismo” cinese, mentre quaggiù assolve, e
lascia mano libera, a sua santità sire Mammona, qui da noi come
in Cina.
Gesù ci indica il positivo soggettivo e denuncia lo strutturale
maligno; e i pilastri di quest’ultimo sono la ricchezza e la
religione. Bisogna che ci diamo da fare per realizzare una sequela
completa e coerente, altrimenti l’oppio religioso continuerà a
coprire lo strutturale maligno: capitalismo privato, mercato e
competizione; e il Regno, il futuro di questo nostro mondo secondo Dio,
continuerà a rimanere nell’alto dei cieli a contemplare
impotente, l’inferno di questo mondo.
Mario
Mariotti
11 agosto 2008