La vita: sostanza di Dio
La vita è
spirito più corpo. Meglio: la vita è corpo che esprime
spirito. Se Dio è il Dio dei viventi, e i viventi sono spirito e
corpo, Dio-vita è con
Dio quindi non
sarebbe concluso, sarebbe una Sequenza di Amore che vuole prendere
corpo, e crescere, e svilupparsi, e arrivare a saziare di Se stesso
tutti i viventi? Noi siamo il corpo
“potenziale” di Dio, e l'esistenza di Lui nel mondo dipende dal nostro
“sì” a dargli corpo?
Uno può
dare corpo alla vita amando, servendo, lavorando e condividendo; uno
può usare della vita per dare corpo al negativo che consuma e
soffoca la vita: l'accumulo, la strumentalizzazione, lo sfruttamento,
l'esclusione. Perché Dio abbia vita, allora, ci vuole uno
Spirito che venga materializzato, ci vuole un corpo che sia docile allo
Spirito-Amore, e quindi che ami, serva, lavori e condivida. Noi umani non
possiamo esulare dalla categoria "vita".
Le altre
dimensioni, che più che probabilmente esistono, ci sono
inaccessibili. Questo vuol dire che l'esistenza di Dio è
correlata alla vita, e la vita è spirito e corpo, e che per fare
esistere Dio bisogna immetterlo nella vita dandogli corpo, dando quindi
corpo all'amore nell'amare, ed è quest’ultimo, l’amare, che, a
sua volta, fa crescere, sostiene, amplifica ed arricchisce la vita?
La logica del
corpo è quella dell’autoconservazione, e quindi dell'uso della
vita degli altri e delle cose per sostenere la propria vita, per
sostenere se stesso. L'amore è
potenzialità di consumare la propria vita per accrescerla, la
vita negli altri; è potenzialità di fare di se stessi
pane e vino, il necessario e la gioia, per gli altri viventi.
Il vivere
l'amore nell'amare, poi si rivela anche come il modo della vera
autoconservazione, perché noi stessi dipendiamo dagli altri, che
ci possono amare e servire, oppure usare e buttare; perché siamo
tutti, volenti o nolenti, in un unico ecosistema. Il Dio dei viventi,
per essere tale, deve essere il Dio di tutti i viventi, anche dei
minimi, e la sequenza della creazione in atto, e non certo conclusa,
deve portare ad una vita che non debba recare sofferenza e consumare
altra vita per alimentare la propria.
Dobbiamo trovare
un modo di vivere che non rechi dolore, altrimenti il Dio-amore non
può trovare pace, come noi, se siamo in lui. L'esistenza di Dio
è la sua entrata nella Vita, e la vita secondo di Dio è
corpo che ama, serve, lavora e condivide. Lui lo spirito, noi
il corpo, ecco il Dio dei viventi che procede nell'incarnazione di
sé stesso, costruendo un mondo amoroso, dove noi serviamo la
vita, e siamo serviti da lei.
Noi possiamo
scegliere se esse le mani di questo Progetto, o se essere mani della
logica del corpo, che accumula e strumentalizza per autoconservare
sé stesso. Dio, di conseguenza, essendo nella vita ed essendo
vita, a seconda delle nostre scelte può crescere, manifestarsi o
deperire e perfino soffocare.
Quando l'uomo
passa dalla coscienza all'autocoscienza, entra nella stessa condizione
della possibilità di scegliere. Noi dovremmo essere tralci di
amore, e custodire e servire gli altri viventi; dovremmo costruire la
loro salvezza e la loro gioia, e ricevere salvezza e di gioia da loro.
E a questo proposito, dove c'è scritto che il “non uccidere”,
è un comandamento che riguarda solo gli uomini? È vero
che esso non viene rispettato neppure in relazione a gli uomini, ma la
coerenza all'amore apre sempre nuovi orizzonti.
Se è vero
come è vero che Gesù è nel Padre, e che noi stessi
siamo in Gesù quando amiamo, come facciamo ad essere mani
dell'amore, dello Spirito-vita, se togliamo la vita, se uccidiamo le
bestioline, che sono esse pure creature del Dio dei viventi? Se non fossimo stati
condizionati dall'alienazione religiosa, che fa parte della nostra
natura e che è stata favorita dalla casta sacerdotale, saremmo
già arrivati a capire che il progetto di Dio per l'uomo non
è altro che Gesù stesso, che Egli è il modello dei
giudizi, dei comportamenti e delle scelte che noi dobbiamo adottare
perché hanno la potenzialità di costruire il Regno.
Lo vedete, con
la sensibilità di oggi, Gesù che sgozza un agnellino per
poi banchettare con gli amici (anche se l'operazione è stata
commissionata a qualcuno che non ha problemi a farla)? Poteva essere
(anzi,
era la normalità a quel tempo, anche il soffocare i pesci e
include sofferenza per loro, e nessuno ci pensa), ma l’approfondimento,
l’affinamento, l'amplificazione della sensibilità e della
coerenza all'Amore mettono in discussione queste abitudini, queste
prassi, che sono violente e fonte di dolore.
Ecco il
perché del "relativismo" della nostra conoscenza della
verità, ed ecco la necessità di una continua ricerca di
essa, e la necessità dell’affinamento della sensibilità e
della coerenza. L’Amatevi fra voi
come Dio vi ama è il
fondamentale; ma, essendo noi e terminali di Colui che è
Creatore amoroso, e il rapporto con gli altri gli viventi, con tutti
gli altri viventi diventa fondamentale anche lui; essi diventano il
"sacro" per noi, in quanto tutte oggettivazioni dell'Amore del Padre e
quindi oggetti del Suo amore per loro.
Ecco, allora, la
necessità del massimo impegno per trovare un modo di vivere che
riesca a non recare dolore, e a determinarsi sempre come servizio alla
vita.
Basta quindi non solo alle guerre, allo sfruttamento dell'uomo
sull'uomo, alla rapina dell'accumulo e del mercato! Basta anche agli
allevamenti intensivi, alla caccia, alle corride, ai palii,
all'abbandono delle bestioline, alla distruzione delle foreste, al
massacro delle biodiversità.
Siamo, se lo
scegliamo, le mani di Dio: diamogli una mano a realizzare se stesso per
noi; facciamo crescere il Regno, l'amore materializzato nel mondo. Se
crescono sensibilità e coerenza, è il Regno che cresce,
è Dio che cresce fra noi, dentro di noi.
Mario Mariotti
20 novembre 2006