La verità che regge
Sono anni che
cerco di rendermi utile ai viventi in difficoltà. Cerco di
mantenere tale rapporto estraneo alla logica del dare-avere, ed il mio
premio consiste nel riuscire a far abbozzare un sorriso a queste
persone, nel quadro delle loro situazioni veramente allucinanti.
Ebbene:
vivendo
tale tipo di esperienza, la parte più profonda di me stesso si
è trovata ad ospitare il pensiero del rifiuto del Dio religioso. Il Dio
onnipotente, che può intervenire e non lo fa; il Dio buono, che
resta muto davanti a certe situazioni strazianti; il Dio onnipotente e
buono, la cui volontà è all’origine di tutto, sia del
bene che del male: questo Dio diventa insostenibile. Uno arriva a
pensare che l’enunciato Non si muove
foglia che Dio non voglia
è assurdo, che un’intera foresta si sta muovendo
contro la volontà di Dio, che se Dio fosse fatto così,
con queste caratteristiche del Dio religioso, uno si ritroverebbe a
chiedere asilo politico all’inferno, per stare il più possibile
lontano da Lui.
Detto
questo, e indirizzato il proprio pensiero sul Dio non-religioso, sul
Dio di Gesù, sul Padre buono ma non onnipotente, che ha bisogno
di noi per fare arrivare a noi il Suo amore per noi, anche qui i
problemi non sono certo finiti. In tanti momenti, e in tante
circostanze, affiora il pensiero che anche il Dio di Gesù non
possa reggere. Tutto il creato è in lotta, con la presenza ad
esso strutturale della morte.
La
trasformazione storica verso il bene, verso il Regno, è satura
di ingiustizia, di sofferenza, di sfruttamento, di male praticato e
subito, e Dio dovrebbe sostenere questa sofferenza universale in attesa
di una nostra presa di coscienza, e di una nostra conversione, che
appaiono rarissime.
Come potrebbe, Dio,
sopportare questa sterminata
sofferenza, e aver la forza di assistere al genocidio blasfemo dei
“minimi” ad opera di altre Sue creature, che praticano la violenza
anche senza accorgersene, oppure anche per divertimento?
Chi
può rispondere del fatto che uno, per vivere, deve
strutturalmente recare dolore, distruggendo altri viventi per nutrire
se stesso?
Chi può
rispondere del dolore delle bestioline, che
si divorano fra loro, che abbandonano i piccini difettosi, che recano e
subiscono dolore solo per istinto, per nutrirsi, oppure per gioco?
Chi
può rispondere della durezza del nostro cuore, che trasforma il
Dio di Gesù nel Dio religioso, per cui le religioni non solo non
riescono a contrastare la sofferenza e l’ingiustizia, ma sono spesso
esse stesse causa di sofferenza e di ingiustizia, e finiscono con
l’usare Dio stesso proprio contro l’uomo?
Purtroppo anche il Dio di
Gesù fatica a reggersi: è un Dio dei viventi che deve
convivere con la morte; è un Dio della condivisione che deve
convivere con lo sterminato universo di sofferenza e di violenza
operata dalle proprie creature, operatrici ed esposte a destini
tremendi e strazianti.
Detto
questo, l’universo però non resta vuoto di Dio, o, meglio, vuoto
di senso. Se Gesù non regge, la Verità di Gesù
regge, regge il laico Gesù testimone della Verità. E
quest’ultima, laica, iscritta nel cuore di ogni uomo, si formalizza
nella necessità di fare agli altri ciò che si vorrebbe
ricevere da loro, si formalizza nella necessità di considerare
l’uomo stesso sempre come fine e mai come strumento per altri fini.
Questo
è il messaggio che viene dalla Verità, che rivela la
malignità strutturale del capitalismo privato e del mercato, che
subordinano l’uomo al profitto, che permette di superare le religioni,
che può unificare il genere umano, che è in grado di
trasformare storicamente questo nostro mondo, ancora spietato e
allucinante, in una dimora accogliente e piena dei frutti dell’Amore
incarnato, della Verità realizzata. E se ci pensiamo bene, il
messaggio del laico Gesù é su questa linea. Mentre
infatti i servi servono il Padrone (il Dio delle religioni), i figli
sono le mani, i terminali del Padre per fare la Sua volontà,
mani per trasformare il mondo in Regno. Tutte le volte che Gesù,
nei Vangeli, parla dei gli uomini come servi di Dio, non è certo
Lui a parlare, ma gli Evangelisti e le prime comunità cristiane,
col condizionamento della loro cultura religiosa. I figli, visti con
l’occhio laico dell’uomo, sono la continuità, la resurrezione,
l’eternità dei padri; e se sono animati dallo stesso Spirito,
che è Uno come la Verità, è Lui o Lei che opera
attraverso di loro.
Gesù
ci annuncia un Dio che ci è Padre, e ci parla di Padre e di
figli; perciò vuole essere testimone della Verità, che ci
sostanzia nella logica dell’Incarnazione (il Padre opera attraverso i
figli), logica laica e logica di condivisione, dato che l' amatevi fra
voi come Dio vi ama corrisponde al fate agli altri ciò che
vorreste che gli altri facessero voi, oppure, considerate le altre
creature sempre come interlocutori, e mai come oggetti da usare e da
gettare.
A questo
proposito, potrebbe essere illuminante un’altra riflessione.
Dato che di veri atei non se ne conoscono, giacché tutti quanti
hanno un qualche Dio-idolo a
servire (in genere noi siamo il Dio di noi
stessi), l’unico vero ateo strutturale che esista è Dio, il
quale, essendo Dio lui stesso, non ha un Dio, non può avere un
Dio.
Gesù dice, ad un certo punto, di essere venuto non per essere
servito, ma per servire (gli esperti troveranno fra le righe dei
Vangeli questo messaggio). Se Gesù e Dio incarnato, ed
è venuto per servire l’uomo, sembra quasi che Dio non sia ateo,
ma abbia come Dio l’uomo stesso… Sembra
quasi che il Dio di Dio sia l’uomo stesso, che siano le creature del
Padre buono, il quale le ama incondizionatamente, ma a bisogno di loro
stesse per concretizzare il proprio amore per loro.
Questa
riflessione, estemporanea nella forma, ma probabilmente non nella
sostanza, (dato che, per amore, Egli manda il Figlio ad affrontare il
proprio assassinio pur di liberarci dalla religione), dovrebbe portarci
ad nutrire perlomeno un grande rispetto per gli altri viventi, a farci
superare la logica religiosa del dare-avere, a farci prendere coscienza
della necessità, da parte di noi stessi, di incarnare la
Verità, e che Amore-Condivisione.
Il
problema rimane, estremamente complesso e semplice insieme: è
facilissimo servire Dio e condividere virtualmente con Lui; è
durissimo servire l’uomo, gli altri viventi, e condividere
concretamente il frutto dei propri talenti con loro, tenendo gli ultimi
come riferimento. Qui in messaggi,
delle letture, le conferenze, i corsi di aggiornamento, gli studi, gli
approfondimenti, le ricerche, le preghiere, le benedizioni,
l’armamentario liturgico-sacramentale non contano.
Bisogna
avere gli occhi per l’amore ferito, bisogna rimanere coinvolti e
travolti dalla compassione, bisogna ritrovarsi dalla parte degli altri,
di chi subisce violenza, degli innocenti che soffrono. Allora ci
si ritrova ostaggi, si cerca di fare il possibile…
Mario Mariotti
24 ottobre 2007