La
vedova e l'infoetica
L'episodio
della vedova e del tesoro del Tempio
è
uno degli episodi più significativi del Vangelo
per capire che la Parola non va assolutizzata, che va presa in Spirito
e non alla lettera, che gli stessi Vangeli sono espressione delle
riflessioni storiche e teologiche delle prime comunità
cristiane, e che vengono spesso messe in bocca al Signore parole
che Egli stesso non avrebbe mai pronunciato.
I miei maestri di teologia sono i distrofici, i portatori di spina
bifida, i poliomielitici, i piccoli della grande favela del Sud (che,
peraltro, ormai si va globalizzando anche al Nord), e per questo motivo
non sono in grado di compilare l'elenco preciso -
come invece sanno fare gli esperti in esegesi, i teologi
- degli enunciati e degli episodi che attestano che il Signore ce
l'aveva con scribi, farisei, con le prescrizioni della legge di
Mosé e con il Tempio. Tuttavia, per quello che posso conoscere
del Signore, so per certo che Lui parlava e agiva per rompere la logica
religiosa dell'Alleanza, per farci capire che Dio non é padrone,
ma Padre, e che noi non siamo servi ma figli; in sintesi, che il sabato
é per l'Uomo e non viceversa.
Per questo i sacerdoti e gli intellettuali allineati venivano da Lui
definiti sepolcri imbiancati, razza di vipere, autori della
prostituzione del Tempio in una spelonca di ladri: perché,
invece di servire la Verità, se ne servivano a proprio
vantaggio, e a danno dei semplici; perché si ponevano quali
mediatori indispensabili nel rapporto fra Dio e gli uomini,
perché separavano i puri dagli impuri; perché si ponevano
quali custodi ed amministratori del “sacro” separato dal profano, dalla
laicità, dal popolo, dalla gente.
Il simbolo della custodita e dell'amministrazione del “sacro” era
costituito dal Tempio, che, guarda caso, conservava il tesoro. Ora, se
il Signore non poteva non esprimere una condanna dello stesso, quale
simbolo della logica religiosa dell'uomo per il Sabato, sicuramente
avrà considerato il tesoro come la parte più negativa del
Tempio stesso. I Profeti avevano definito Dio come il difensore
dell'orfano, della vedova e dello straniero, cioè dei
non-garantiti della società del tempo; quindi il tesoro aveva la
propria ragion d'essere principalmente, nel soccorso ai non-garantiti.
Se si volessero trarre le conseguenze strutturali della bontà
attribuita a Dio, della necessità dell'amore fra gli uomini,
l'esistenza stessa del tesoro sarebbe stata a rischio; man mano che
entravano le offerte degli scribi, dei farisei, delle persone
più agiate della società di quel tempo,
contemporaneamente le richieste di aiuto delle persone in
difficoltà - numerosissime allora come d'altra parte anche oggi
- qualora soddisfatte, avrebbero eroso il tesoro e lo avrebbero
mantenuto sull'orlo dell'a estinzione.
Se Dio é Amore, l'amore dà e quindi condivide; se Dio
é Condivisione, coloro che sono di Dio sono dei “condivisori”,
sono delle persone che servono e condividono. In questo modo
l'accumulo, il tesoro, non trovano spazio, dacché ricchezza
personale e privilegio istituzionale contraddicono e negano
Dio-Amore. Il Tempio e soprattutto il suo tesoro, sono la negazione
emblematica di quel Dio-in-noi che si manifesta come Colui che é
venuto non per essere servito, ma per servire, e per farci sapere che
l'unico vero tempio di Dio é l'uomo stesso.
A questo punto arriva la vedova, paradigma dei poveri del mondo, butta
le monetine nel tesoro - monetine che per lei costituiscono il
necessario per vivere - e il tesoro cresce proprio con e per il
contributo dei poveri, dei non-garantiti, la cui
semplicità e trasparenza viene sfruttata ed usata per
ingrassare la casta sacerdotale che, invece, avrebbe dovuto dare
testimonianza dell'aiuto di Dio ai poveri usando il tesoro per
soccorrerli. Il Vangelo formalizza le esternazioni del Signore come un
elogio del comportamento della vedova, il quale costituirebbe un
esempio da imitare.
Non so se l'episodio sia vero o inventato: se fosse stato vero, il
Signore non se ne sarebbe uscito con un elogio, ma avrebbe dato in
escandescenze, come quando si mise a sferzare mercanti e cambiavalute,
ed avrebbe costretto gli estensori dei Vangeli ad operare una censura
nelle verbalizzazioni di Chi era venuto per spendere se stesso per
amore degli uomini, e stava invece toccando con mano la perversione
luciferina dell'uso, dello sfruttamento e dell'alienazione dell'uomo, e
specialmente del povero, a favore del Sabato, della casta, del Tempio.
Il Signore non può aver detto quello che gli hanno fatto dire, e
l'episodio pare costruito da qualche comunità cristiana che
già nei primi tempi, quelli più vicini all'esistenza
terrena di Gesù, voleva stimolare i credenti ad essere
più generosi, sottintendendo il desiderio di avere più
risorse per i poveri e più coerenza nella testimonianza di
Dio-Condivisione. Credo proprio che sia così, i primi cristiani
erano gli atei del loro tempo (evangelico) abbandonato nel quarto
secolo e mai più ripreso.
In ogni caso, la contradditorietà di questo messaggio
all'interno di una sequenza di altri, che si esplicitano nella
direzione opposta, mi ha fatto aprire gli occhi sulla necessità
di relativizzare la Parola e di vagliarla secondo lo Spirito. Bisogna
passare dall'ama Dio e il prossimo
all’ama il prossimo come Dio lo ama,
dalla religione alla laicità, fraterna e solidale. Solo
così il sabato è per l'Uomo, e ci si ritrova ad essere
mano di Dio per il Regno.
L'episodio della vedova e della monetina va utilizzato non per elogiare
l'alienazione, ma per denunciare la strumentizzazione dei poveri da
parte del cristianesimo reale, lo sfruttamento della bontà degli
umili e dei semplici da parte della casta sacerdotale, che li inganna
ed usa, aiutandone una piccola parte mentre sostiene e cementa la
macchina che li produce. Condivido, qui, le parole del Papa: é
necessaria l'infoetica, cioè una moralità nell'
informazione, che non é affatto solo testimone, ma quasi sempre
concausa del negativo che incombe. Insomma, beati gli ultimi ad aprire
gli occhi, perché saranno i primi.
E quando saranno i primi, si accorgeranno che l'infoetica é
necessaria anche alla casta, a S.R. Chiesa, che se ne sta tranquilla
dentro all'informazione antri-etica che permette al Tempio di tenersi
in simbiosi con l'Impero, e di godere dei privilegi elargiti da lui e
dalle povere vedove che buttano gli spiccioli. Nel futuro di Dio non ci
sono né vedove, né tesori, né sante sedi piene di
sesterzi.
Il Beati i poveri per scelta,
l’infoetica, il fare agli altri ciò che vorremmo ricevere da
loro, unificheranno il genere umano nella cultura del necessario e
nella condivisione con amore.
Mario Mariotti
27 maggio 2008
rif:
Marco 12 e Luca 21
41] E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava
monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. [42] Ma venuta
una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un
quattrino. [43] Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro:
«In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro
più di tutti gli altri. [44] Poiché tutti hanno dato del
loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo
tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
[1] Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte
nel tesoro. [2] Vide anche una vedova povera che vi gettava due
spiccioli [3] e disse: «In verità vi dico: questa vedova,
povera, ha messo più di tutti. [4] Tutti costoro, infatti, han
deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua
miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere».