Il Vangelo e i diritti umani




Come sarebbe bello se ogni domenica, alla Messa, oltre le Letture, venisse ricordato, uno per volta, il contenuto dei diritti umani fondamentali. Si incomincerebbe a mettere in pratica il messaggio del Signore, per il quale Lui si é incarnato e si é lasciato assassinare, che il sabato è per l'Uomo, e non viceversa; si, rammenterebbe al prossimo che, senza le opere, le sequenze liturgico-sacramentali si riducono ad un ronzio fastidioso per il Padre celeste; si lavorerebbe per educare la gente a capire quali sono i diritti e ad impegnarsi perché vengano rispettati in rapporto non solo a sé stessi, ma a tutti quanti i cittadini del nostro pianeta.

Sarebbe estremamente importante che capissimo questo, che i nostri diritti al cibo, alla salute, al lavoro, all'istruzione, all'informazione pulita, sono diritti di tutti, per cui diventa nostro dovere darci da fare perché siano realmente di tutti. Il posto sarebbe quello giusto: il Signore da un lato ci dice che tutti sono nostro prossimo, e dall’altro si determina come Paradigma del nostro dovere di fare, di noi stessi, pane e vino, il necessario e la gioia, per tutti i viventi, pagando di persona, proprio come ha fatto Lui.

Allora, ogni domenica, dopo aver aggiunto alla fine delle Letture, la “Parola di Dio”, il secondo l’uomo, per rimediare alla problematicità, col “so di non sapere, quindi indago”, alla nostra micidiale presunzione di poter conoscere e pilotare la presenza e l’operatività di Dio stesso, facendolo a nostra immagine e somiglianza, allora finalmente, a tutti quelli che vanno a Messa per prendere qualcosa, cioè la Messa, verrebbe rammentato, domenica per domenica, di volta in volta, che in rapporto al diritto al cibo, ogni giorno migliaia di piccini muoiono di fame per mancanza di uno spicciolo; che milioni di loro non possono andare a scuola; che esiste la piaga dello sfruttamento del lavoro minorile; che oltre un miliardo di persone deve vivere con meno di un dollaro al giorno; che il diritto alla salute è negato ai poveri; che un miliardo di cittadini non ha accesso all’acqua potabile; che in tanti paesi si pratica la tortura, che in altri luoghi c’è la guerra, con tutto il suo corollario di violenza, crudeltà e morte; che l’informazione è in mano a poche agenzie che lasciano passare solo quello che è funzionale ai loro progetti; che, in sintesi c’è un enorme lavoro da fare per trasformare questo nostro schifoso mondo nel Regno dell’amore tutto compiuto in tutti.

Rammentando sistematicamente tutte queste cose e anche il resto; rammentando che noi siamo il Corpus Domini, le mani di Dio per rimuoverle, per impedirle; rammentando che l’esistenza di Dio nel mondo, che la presenza della giustizia, dell’amore, della condivisione nel mondo si realizza e si realizzano se e solo quando noi facciamo cose giuste, a capire il “dove siamo”, in un mondo di sofferenza e di violenza, che calpesta i diritti umani della maggioranza degli abitanti del pianeta, e il “dove dobbiamo andare”, cioè verso quel Regno che sarà questo nostro mondo trasformato secondo Amore, secondo lo Spirito, dove i diritti degli altri saranno i nostri doveri, e sarà un dovere degli altri rendere fruibili a noi i nostri diritti.

Come sarebbe bello se ogni domenica, in tutte le Messe, si prendesse questa abitudine! Probabilmente in chiesa ci sarebbero più banchi vuoti, ma cosa succederà quando dovremo rendere conto delle assemblee gremite, dei “Family day”, delle folle ammassate in piazza s. Pietro, mentre in questo nostro bellissimo mondo, spesso ad opera di che accampa le proprie radici cristiane, o con la sua complicità, o col suo silenzio, o con la sua indifferenza, si verificano e vengono tollerate situazioni blasfeme, come la tortura, lo sfruttamento, la guerra, con lo sterminato dolore, la crudeltà, la malignità che l’accompagnano, a danno soprattutto degli inermi della popolazione civile?

Mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile definire se noi stessi siamo più ipocriti o più alienati. Pensiamo alle mine antiuomo: l’Italia era - se non lo è ancora - una delle principali esportatrici di questo mostruoso prodotto tecnologico, destinato di fatto a storpiare, accecare, a volte uccidere soprattutto i bambini. Pensiamo alle fabbriche di armi nel bresciano. Uno ha la sua famiglia, ha dei bambini, vuol bene anche al suo cagnolino, va a Messa la domenica, e poi, come lavoro per vivere, produce delle mine che storpieranno altri bambini, o delle pistole che uccideranno degli esseri umani in qualche remoto angolo del mondo. Probabilmente questo soggetto, quando gli si presenterà il dubbio sulla liceità del proprio comportamento, taciterà la propria coscienza pensando che le mine o le pistole, se non le fa lui, le farà un altro, per cui tanto vale farle, perché qualcuno comunque le farà.

Vorrei che ci ponessimo queste domande: di questa “normalità maligna” è più colpevole la scuola, per omissione di educazione civica, o l’informazione, che nasconde la sofferenza delle vittime, o il sindacato, che non impone la riconversione industriale delle fabbriche d’armi, o la sinistra che ha dimenticato il “proletari di tutto il mondo unitevi”, o la politica, che non ha mai voluto impegnarsi perché il diritto umano al lavoro sia garantito a tutti, o Santa Romana Chiesa, i cui parroci pregheranno per la conversione dei bachi da seta nelle nostre ex colonie, e i cui missionari, invece di andare a convertire la Val Trompia, andranno nel Sud del mondo a riparare i danni che il Nord ricco e cristiano ha esportato anche laggiù?

Allora, quale sarà il nostro girone? Quello,degli alienati, o quello degli ipocriti? Cosa aspettiamo a passare dalla parte di coloro che capiscono che il vero senso dell’esistere consiste nel togliere sofferenza e di essere felici facendo felici gli altri, minimi inclusi?


Mario Mariotti

4 giugno 2008