Il Vangelo delle chiavi
Il discorso
delle chiavi del Regno è il fulcro del cristianesimo tradotto in
religione, e di conseguenza in potere. Il Signore avrebbe delegato a
Pietro il potere di legare o di slegare, di perdono o di non-perdono
dei peccati e l’avrebbe costituito Suo vicario in terra. Da qui anche
il potere del Papa, che non può sbagliare
perché vicario di Dio in terra.
Siccome i
cattolici hanno fatto proprie queste convinzioni - che la salvezza
della
propria anima e resurrezione del proprio corpo passino per la
mediazione del Papa e della gerarchia - ecco il grande potere, la
grande
autorevolezza di Santa Romana Chiesa, che ha condizionato in senso
negativo e
condiziona tutt’ora in senso negativo enormi moltitudini di persone,
che si autotranssustanziano in pecore credenti e fedeli. Queste, a loro
volta, condizionano l’evoluzione della storia umana in senso evolutivo,
regressivo, reazionario ed alienante. Non ho bisogno di ribadire il mio
pensiero sulla Chiesa e sulla gerarchia che la guida (probabilmente
tutte le religioni hanno questi difetti), essa si è sempre
appropriata del soggettivo positivo della base, e l’ha strumentizzato
a vantaggio dei ricchi, dei potenti e di se stessa, diventando appunto
ricca e
potente.
La
simbiosi Tempio-Impero iniziò con Costantino, e prospera
tutt’ora. Se oggi non siamo ai tempi di Innocenzo III, non
è per merito della evoluzione democratica della gerarchia, ma
perché piano piano lo Spirito è riuscito a liberarsi
dalle
sue ragnatele, si è fatto spazio con l’illuminismo, la
rivoluzione francese, il socialismo, ed è riuscito
ad esplicitare il valore evangelico della laicità, se connotata
di solidarietà e condivisione. Questa rivoluzione però
è sempre a rischio: S. R. Chiesa, dopo aver contribuito a
umiliare l’utopia della fratellanza, oggi cerca di
approfittare della scarsa lucidità dei laici per rimettere in
discussione lo stesso illuminismo. Dato che essa vorrebbe imporsi, dopo
la crisi delle ideologie, quale autorità-guida teologica e
morale di tutto e di tutti, prima che arrivi anche a rimangiarsi le
scuse porte a Galileo, e che torni a condannarlo
postumo, sarà opportuno allertarsi. Ecco il
mio piccolo contributo.
È vero
che, nel Vangelo c’è il discorso del Signore a Pietro che gli
riconosce di essere ispirato da Dio e quindi gli affida le chiavi del
Regno dei cieli, ma questo significa che l’affidamento di questo potere
dipende dal fatto e dalla condizione di essere ispirati dal Padre, e
quindi nella logica dell’Amore, dal Servizio, dalla Condivisione, e non
del potere. Se uno, infatti, si prende il disturbo di proseguire la
lettura del Vangelo, scoprirà che appena Pietro non fa propria
la logica di Dio e ragiona in quella sua propria, (rifiuta la
sofferenza per la Verità), il Signore prende le distanze da lui
e lo definisce Satana, cioè Divisore. Già questa parola
sarebbe più che sufficiente per far capire che il potere delle
chiavi è tale se e solo quando non è potere, ma
incarnazione dello Spirito, incarnazione della volontà di Dio,
che è progetto di amore, servizio, lavoro onesto e professionale
per tutti gli altri e condivisione.
Inoltre
appare fuori da ogni logica, sia umana che divina, questo messaggio che
caratterizzerebbe un Dio che delega i propri poteri all’uomo, il quale
si troverebbe nella condizione di essere Dio stesso, ma coi limiti
dell’uomo; la qual cosa è semplicemente assurda, dato che
l’uomo, pur non potendo conoscere completamente Dio, si troverebbe a
gestire il potere, di un Dio che ci è stato rivelato con Amore,
e non come potere. Ma quest’ultima considerazione potrebbe venir
interpretata come una lettura dell’evento viziata di laicità, e
allora a me sembra il caso che il chiarimento definitivo del problema,
e quindi il depotenziamento sostanziale dell’enunciato dell’affidamento
delle chiavi a Pietro, si possa trovare sempre nella Parola e
precisamente in quella che definisce il giudizio finale al quale Dio
sottoporrà gli uomini.
La
discriminante, il criterio, il fondamentale è la qualità
del nostro rapporto col prossimo, con gli altri viventi e con
più precisione il nostro rapporto con l’affamato e l’assetato,
cioè coi bisogni dei viventi. Dio non ci chiederà se
credevamo in Lui, se credevamo nel Papa e nella sua
infallibilità, se ubbidivamo ai comandamenti e ai precetti della
Chiesa. Saremo giudicati sul tipo di risposta che abbiamo dato alle
necessità dell’affamato e dell’assetato, e inoltre anche sulla
qualità, sulla trasparenza e sulla gratuità del nostro
rapporto positivo col nostro prossimo. Questa Lettura allude ad una
gratuità che viene vissuta da soggetti che sono laici o anche
atei, i quali esulano da un rapporto di dare-avere con Dio specifico
della concezione religiosa di Dio stesso, e saziano e dissetano il loro
prossimo semplicemente perchè fanno a lui ciò che
vorrebbero ricevere se essi stessi avessero fame e sete.
Qui il
potere delle chiavi va a farsi benedire, come l'assurdità
dell'uomo vicario di Dio stesso, la sua infallibilità e tutto
l'armamentario liturgico e orante col quale la Chiesa riesce ad
alienare i fedeli-credenti, deviandoli dalle proprie
responsabilità fondamentali di mani di Dio. Se ci pensiamo bene,
anche la necessità della gratuità nel nostro rapporto
positivo con gli altri viventi è fondamentale, é
strutturale. Essendo noi il corpus
Domini, cioè i terminali di
uno Spirito che ci è stato caratterizzato come Amore gratuito e
incondizionato (quello del padre per il figliuol prodigo), nel momento
che diciamo sì e
amiamo e condividiamo, stiamo materializzando quello
Spirito che è Amore gratuito ed incondizionato. Queste
qualità sono degli indicatori preziosi della nostra condizione
di tralci: stimo agendo come se Dio non ci fosse, possiamo anche
pensare di essere atei, ma in quel momento lo Spirito opera attraverso
di noi e lavora a costruire il Regno servendosi delle nostre mani.
Voglio
fermarmi, facendo rilevare come la caratterizzazione del giudizio
finale secondo il Vangelo si colloca a distanza siderale da un discorso
di potere. Storicamente, purtroppo, gli uomini, invece di fare di
se stessi strumenti di Verità e mani amorose che
condividono, si sono determinati come iene della Verità e mani
rapaci, per tradurr la Verità, in potere, in ricchezza, in
superbia, in zelante servizio al principe di questo mondo, a sua
maestà Mammona.
Dentro a
questo
peccato S. R. Chiesa ha preso residenza stabile dal tempo di
Costantino, prostituendo l'Amore in potere, persiste nella propria
simbiosi con l'Impero, bruciando tesori di soggettivo positivo,
espressi da tutti coloro che sono in buona fede, a favore dello
strutturale maligno, il capitalismo privato, il mercato, la
competizione, il beati gli
indefinitamente ricchi della cultura
occidentale USA-dipendente.
Considerando
la cosa da questo punto di vista, e guardando ai misfatti del cristianesimo reale, appare chiaro
che le chiavi hanno sbagliato
serratura: noi le abbiamo adattate alle porte della Geenna, dove
sarà pianto e stridore di denti, e dove pavimento e pareti
saranno rivestite non dalle pelli delle pecore, ma da quelle dei
pastori. Per le pecore però sarà una magrissima
consolazione.
Mario Mariotti
31 maggio 2007