L’unità
trinitaria
Dio è uno
solo, è laico
come voi, è Colui che vi sta parlando: provate ad
immaginare che cosa sarebbe successo se il Signore avesse fatto questa
affermazione, così esplicita, davanti agli interlocutori del suo
tempo. L'avrebbero linciato ipso
facto e noi, sugli altari, invece
del crocifisso, avremmo dovuto collocare un cono di sassi, di varie
dimensioni, tenuti insieme in qualche modo... Allora si è dovuta
articolare la formalizzazione linguistica di Dio Padre che sta nei
cieli, per che la verità dell'immanenza dello Spirito in ogni
uomo, determinata dalla sua possibilità di incarnare l'Amore,
era una verità ancora incomprensibile; allora si è dovuta
formalizzzare la discesa dello Spirito Santo, che doveva sostituire il
messaggio: Quando capirete un po’ di
più quello che vi
sto dicendo e quello che sto facendo da tre anni, capirete che la
Verità abita con voi; che Essa vive nell'amare e nel condividere
quando voi stessi amate e condividete.
Non voglio, con
questa riflessione, corto-circuitare le meningi dei teologi
che hanno speso una vita riflettendo sulla Trinità di Dio.
La mia è un’ipotesi. Da un lato, alla fine esistenziale quando
il Signore stava per essere assassinato dai custodi della Legge di
Mosé, ad un certo punto dice: non
vi siete ancora accorti che Io
e il Padre siamo una cosa sola, che chi ha visto Me ha visto Lui?
Noi, di Dio, abbiamo
formalizzato tre determinazioni: Padre, Figlio e Spirito, ma
Dio-Spirito, essendo la radice delle determinazioni stesse, é
sempre diverso e sempre di più delle stesse determinazioni. Non
credo che qualcuno possa pensare che l'uomo conosce in
profondità l'essenza di Dio, perché Lo includerebbe nel
proprio pensiero e sarebbe Dio lui stesso.
Allora, dopo secoli e secoli
di riflessione teologica, forse il nostro spirito può
incominciare a capire che lo Spirito é uno solo, che ha
attinenza con i concetti umani di padre e di madre, perché
é un Amore che dà, che é radice della Vita; che la
Sua resurrezione, che la Sua esistenza nel mondo passa per le nostre
mani che e una Trascendenza-Potenzialità immanente ad ogni uomo,
che si esplicita ed agisce nella dimensione laica dei rapporti positivi
degli uomini fra loro e verso ogni vivente. Finalmente: dalla teologia,
passiamo all'Etica.
Presso ogni popolo, in ogni cultura, ad ogni latitudine, in ogni
periodo storico, lo Spirito è presente ed lavora nel rapporto
positivo dell’uomo verso le altre creature, nel rispendere dell'uomo ai
bisogni vitali dell'affamato e dell'assetato, nella materializzazione,
da parte dell'uomo, dello Spirito-Amore che si oggettiva,
strutturalmente in Condivisione. É anche vero che quello che
facciamo é dimostrazione di ciò in cui crediamo, ma
é necessario ridefinire il verbo credere, perché esso,
nella nostra cultura, ha un'accezione ideologica, rinforzata anche da
frasi attribuite al Signore nei Vangeli, non sempre certamente Sue,
come quando Gli si fa dire: chi
crede ha la vita eterna, e io lo
resusciterò nell'ultime giorno. Se si fa il bene
perché si crede nel premio, non si é più nel
gratuito, e si esce dallo specifico dello Spirito, che é Amore
gratuito. Poi la vera dimensione evangelica, probabilmente, é
quella dell'ateo che ama e condivide: é sèmplicemente
tralcio della Vite; non sa di esserlo, ma in quel momento, quando ama e
condivide, é Corpus Domini.
Penso che noi siamo comunque di Dio, che siamo comunque dentro a
Dio. Ma Dio non é quello religioso del credere, é
quella
potenzialità che l'uomo ha di far esistere l'Amore nel mondo
amando. L'equazione: l'uomo fa il bene, quindi crede, quindi Dio,
esiste, può avere, ed ha avuto, esiti ambigui ed anche negativi.
Dio esiste ed opera solo se e solo
quando l'uomo si determina, nei
propri rapporti con gli altri viventi, secondo Amore é un
enunciato più corrispondente alla realtà, e più
attrezzato a svegliarci dall'oppio religioso. L'Olocausto, l'attentato
a Hitler di Rastenburg, che poteva far finire la guerra un anno prima e
non riuscì, l'olocausto giornaliero dei piccoli della grande
favela del Sud per mancanza di uno spicciolo,
o l'agonia di quelli che muoiono nel deserto o affogano in mare durante
i viaggi della speranza, sono tutti messaggi sulla non-onnipotenza di
Dio, sulla Sua dipendenza dalle scelte degli uomini, sulla
necessità di capire che Dio non va pregato, ma incarnato, amando
e condividendo, facendo noi stessi, agli altri, ciò che noi
vorremmo ricevere da loro.
Come fa, Dio, ad essere onnipotente e buono, se il Suo esistere ed
operare passano attraverso di noi, strumenti potenziali dello
Spirito-Amore, e noi abbiamo la possibilità di scegliere, o
rifiutare, nella concretezza storica, la materializzazione di questa
esistenza ed operatività? Come non accorgersi che, il Signore
non è affatto Salvatore, dato che oggi stesso lascierebbe morire
migliaia di piccoli, ma paradigma di quell'amare e condividere
che, se incarnati non dai credenti ma dai praticanti, potrebbero
salvare le migliaia di piccini? Come non capire che Padre, Figlio e
Spirito Santo sono determinazioni nostre, funzionali ad una visione
religiosa di Dio, che ci permette di evadere dalle nostre
responsabilità in rapporto all'incarnazione dello Spirito-Amore?
Dio é padre, ci ama, ma ci lascia morire per motivi misteriosi
che Lui solo
sa...
sia fatta la Sua volontà.
Dio é Figlio, il Figlio é Agnello: noi inchiodiamo
l'Agnello per volontà del Padre (tutto dipende da Lui), noi
usiamo dei suoi meriti per ripararci dall'ira di Dio per i nostri
peccati (contro di Lui e non contro i fratelli). Dio é Spirito:
lo Spirito scende quando noi imponiamo le mani (coi sacramenti Lo
mettiamo alle nostre dipendenze), lo Spirito alita dove diciamo, noi,
cioè in casa nostra, e noi abbiamo le chiavi della salvezza o
della dannazione eterna del prossimo.
Ci accorgiamo...
-
che, a tutto
questo, sottende un'immagine di Dio la cui distanza e
diversità da Dio stesso non può essere contenuta neppure
dalla sterminata grandezza dell'universo in espansione?
-
che é la Verità a dare forza a Cristo, e non
viceversa?
-
che le religioni sono un peccato del nostro spirito, che
vuole dominare la Verità?
-
che Dio é un laico come noi
perché siamo una parte di Lui?
- che quando amiamo e
condividiamo siamo le mani del Suo amore per noi?
-
che se le mani
restano chiuse, determinano in Lui una distrofia di cui saremo noi a
pagare gli effetti, quando ci troviamo esposti
al rifiuto di incarnazione dello Spirito?
-
che la laicità fraterna e
solidale é l'unica dimensione evangelica che può far
superare le divisioni religiose, e realizzare l'unità del genere
umano (il tutti sono prossimo
del vangelo), attorno all'imperativo
etico del fare agli altri quello che vorremmo ricevere da loro?
Mario
Mariotti
25
febbraio 2008