La
trascendenza immanente
Dio
- se
c’è e se è Dio - non può non fare le parti uguali.
Dentro a ogni uomo c’è, perché si è formata o
perché ci è stata messa da Lui, l’etica, la legge morale
che lo qualifica come tale, come uomo. Il pilastro di
questa etica è il fare agli altri quello che si vorrebbe
ricevere da loro, il considerare il prossimo sempre come fine e mai
come strumento per qualche altro fine. In questo stesso senso va anche
inteso il comandamento nuovo del Signore, e cioè amatevi fra
voi come Dio vi ama; in questo senso S. Agostino dice all’interno
dell’uomo abita la Verità.
Questo
comandamento, il fare agli altri ciò che vorremmo gli altri
facessero a noi, a sua volta è l’unico che può unificare tutto il genere umano,
superando le divisioni religiose,
razziali, etiche, culturali, sessuali e via di seguito. Esso
però ha bisogno di essere materializzato attraverso un continuo
approfondimento ed una continua ricerca di coerenza alla Verità,
e tutta la vita umana in un certo senso può essere considerata
un percorso verso la Verità. Il fare agli
altri…, l’amatevi fra voi…
è il motore, è la
Trascendenza immanente a noi stessi.
Ma la coerenza alla Verità
si storicizza, è connessa al grado di maturità, di
sensibilità, di ricettività do coloro che la ospitano, la
Verità, cioè noi stessi. Al tempo di
Gesù, l’esistenza della schiavitù, lo strumento della
guerra, la crudeltà pedagogica delle varie forme della pena di
morte (vedi lapidazione, crocifissione e simili, lo sfruttamento
bestiale dei ricchi a danno dei poveri, la concentrazione dei poteri
nelle mani di pochissimi) venivano considerate realtà normali,
fisiologiche, scontate.
Oggi noi
consideriamo (per lo meno formalmente) questi fenomeni come negativi,
anche se in tante parti del mondo essi sussistono e prosperano, anche a
causa nostra (meccanismo del debito dei Paesi poveri), o con la nostra
complicità, originata dal silenzio ed omissione di
solidarietà.
Sempre
oggi,
però, noi consideriamo normale, fisiologico, scontato il
lasciare
i diritti umani alla salute, al cibo, all’istruzione e al lavoro
ostaggi della logica di mercato, per cui i ricchi...
che si ammalano si
possono curare e quindi possono vivere, e i poveri devono rassegnarsi a
morire
sono obesi
per eccesso di
cibo e quasi un miliardo di persone soffre endemicamente la fame
mandano i
propri figli nei college
esclusivi e li formano
ad essere classe dirigente, mentre i poveri restano vittime
dell’analfabetismo e ostaggi della cattiveria dei prepotenti
fanno
lavorare i soldi a posto loro, mentre i poveri - quando
e se lavorano - faticano e restano sempre a filo della soglia di
povertà.
Non
appare forse
più che evidente che la normalità dei tempi del Signore
era maligna, ma che anche la nostra, quella di oggi, è
maligna, e che noi, oggi come allora, continuiamo a considerare
normali, fisiologiche e scontate altrettante bestemmie della
Verità? E perché
tutto questo discorso per dire cose che dovrebbero essere ovvie, ma
ovvie non sono? Perché il precedente tipo di riflessione porta
strutturalmente a delle precise conseguenze.
La prima è
quella
che possiamo sempre solo attingere ad una parte della Verità
e mai a tutta la Verità. Le religioni e le relative rivelazioni
che pensano di possederla, la Verità, peccano di millantato
credito e sono causa di alienazione, di ingiustizia e di violenza.
La
seconda è quella che spacciamo per parola di Dio, quello
che
noi pensiamo sia la Sua parola, per cui finiamo con l’adattare e
l’usare la stessa Verità a nostro vantaggio e contro l’uomo
(l’uomo per il Sabato). Con la Bibbia in mano le abbiamo combinate
tutte e non ci siamo ancora resi conto della differenza fra ciò
che l’uomo pensa di Dio e ciò che Gesù dice di Dio (il
sabato per l’Uomo).
La terza allude
alla necessità di una continua problematizzazione delle nostre
convinzione, a quella della consapevolezza della provvisorietà
dei risultati della nostra ricerca della Verità. Il dubbio
quindi è uno status
evangelico. Tutta la nostra vita rimane nel
guado, e noi dovremmo essere problematici nella consapevolezza,
determinati nella coerenza, disponibili a pagare per capire e fare.
La quarta
conseguenza, estremamente importante, è quella che manifesta la
laicità della Verità. E' la Verità che
fa di Gesù il figlio di Dio, e non viceversa, ed ogni uomo che
testimonia la Verità e in un certo senso figlio di Dio, è
corpo dello Spirito.
Le cose
non sono
vere e giuste perché le dice Gesù (religione), ma
Gesù è Gesù perché dice cose vere e giuste,
perché Egli si determina come testimone della Verità, che
è laica, universale, impressa in ogni uomo; e il suo amatevi
fra voi come io vi ho amato è la formalizzazione diversa
dell’unico messaggio (laico perché impresso dentro ad ogni uomo)
che consiste nel dover fare
agli altri quello che vorremmo ricevere da
loro.
La
Verità
è laica come Dio è laico, come il sabato è per
l’Uomo, e tutto quello che ha detto e fatto il Signore, ha valore
intrinseco perché prende forza dalla Verità,
indipendentemente dal fatto che Lo si creda figlio di Dio o
come uomo fra gli uomini, del popolo di coloro che si sono spesi per
gli altri, perché avessero il necessario e la gioia.
Questa
consapevolezza non solo poteva risultare inconcepibile
al tempo del Signore, dato che i messaggi teologici dei Vangeli
venivano espressi da persone immerse nella cultura religiosa del loro
tempo, ma appare inconcepibile anche oggi, dato che il Signore - Dio
con
noi laici e quindi laico come noi - viene sempre tradotto in termini
religiosi e viene veicolato come Salvatore
e mai come Paradigma di
ciò che salva, di ciò che costruisce il Regno, del fare
agli altri ciò che vorremmo ricevere da loro.
La
sintesi del
messaggio di questa riflessione può dunque essere questa:
è necessario porsi sempre in un atteggiamento di ascolto, di
ricerca, di tolleranza, di dialogo: dobbiamo sapere, come diceva
Socrate, di non sapere.
Inoltre,
dato che
tutta la Verità ci è inaccessibile per la nostra
condizione umana, ma abbiamo dentro di noi la Verità
dell’amarci fra noi come Dio ci ama, o del fare agli altri ciò
che vorremmo ricevere da loro, proviamo a seguire questa
regola valida per tutti e per tutti i tempi: anche noi saremo dalla
Verità, nella Verità, corpo della Verità, e
costruiremo il futuro del mondo - il Regno - nella Verità.
Mario Mariotti
16 settembre 2007