La teologia figlia dell’Etica

 
La Verità é laica, e l'Etica che essa fonda, e che unifica tutto il genere umano, é il fare agli altri quello che si vorrebbe ricevere da loro. In questa dimensione tutti sono prossimo, e questo é uno dei due fondamentali messaggi che porta il Signore. L'altro messaggio é quello che l'Etica va incarnata, altrimenti la Fede senza le opere non esiste. Questa Etica, perciò, può generare una teologia dell'Incarnazione, nella quale non si sa se Dio esista, ma si ha il compito di costruirLo nel mondo, trasformandolo nella casa dei Valori incarnati.

La Verità laica del fare agli altri ciò che si vorrebbe ricevere da loro si autosostiene, include il proprio valore in se stessa. Gesù e Maria, paradigmi della possibilità-necessità di incarnazione, e di quella del dell'uomo perché essa avvenga, ricevono la loro forza dalla Verità: Dio si autofonda nella Verità, come la Verità che è Dio. L’incarnazione si gioca nell’immanente, nella laicità, nei nostri rapporti etici con gli altri viventi.

L'Etica si autosostiene perché é nella Verità e quindi non ha bisogno di Teologia, non ha bisogno di Dio per sussistere. Essa può generare una Teologia così come può non generarla: non esiste differenza fra credente e ateo, perché il problema è la qualità del nostro rapporto con il prossimo. Il "credente", che é taIe in quanto praticante amore, si sente mano di Dio, tralcio della Vite, responsabile della resurrezione ed operatività del Risorto; l'"ateo", quando lavora, ama e condivide, é ospite dell'unico Spirito, e lo rende presente ed operativo anche se pensa che Esso non esista. Per entrambi la discriminante é l'incarnazione dello Spirito o dell'Etica, che é Spirito operativo.                 

Le parole del Vangelo sul giudizio finale che ci aspetta sono molto significative in rapporto a queste tesi.
Gesù non ci chiederà se credevamo, se abbiamo ottemperato ai Comandamenti ed ai precetti, se abbiamo pregato, se abbiamo utilizzato i sacramenti per metterci in grazia di Dio. Sarà determinante il nostro rapporto con l'affamato e l'assetato; il Vangelo stesso allude ad interlocutori laici o atei, caratterizzati come non consapevoli di aver operato a servizio di Dio, e quindi, indirettamente, testimonianza della autofondazione dell'Etica. Hanno saziato e dissetato il loro prossimo semplicemente perché avrebbero voluto ricevere questo trattamento se loro stessi avessero avuto fame e sete.

L’ateo vive la gratuità, mentre il credente ha una finalità in rapporto a se stesso.
Il cristianesimo, quindi, dovrebbe introdurci ad una laicità che opera il positivo nella gratuità, nel dubbio sull'esistenza di Dio, nella tolleranza, nell'antidogmatismo, nella consapevolezza che la Verità (il Regno) non va creduta, ma costruita.

Vivendo la Fede nella dimensione della laicità ci si rende conto che questa è la più evangelica, essendo l’unica dimensione che non usa Dio per dividerci dal prossimo. Questo tipo di fede laica ci aiuterebbe a vedere nelle altre creature, senza distinzione di razza, religione, sesso, cultura, dei soggetti che sentono il dolore e che quindi sono da rispettare e da custodire, anche se animali o vegetali, in quanto espressioni della forza prorompente della Vita. Se, alla fine della nostra vita, non ci fosse il Giudizio divino, il nostro positivo sarebbe stato ugualmente positivo, perché ogni sofferenza lenita, ogni accoglienza offerta, ogni dono del necessario e della gioia portato alle altre creature vedrebbe confermato il proprio valore nel momento stesso in cui é stato immesso da noi, e fruito dagli altri viventi.

Il mondo é caos: le religioni finiscono col conciliare l'esistenza di Dio con la presenza del male, che sarebbe espressione della Sua volontà misteriosa, e sussisterebbe per metterci alla prova... Mentre però credenti e non credenti si distinguono e si contrappongono (i primi usano Dio, i secondi Lo rigettano), essi purtroppo realizzano l'ecumenismo nel recare dolore, sono sensibili alle ingiustizie che subiscono ed insensibili a quelle che infliggono, si autoescludono dalla memoria storica, ripetono gli stessi errori, e praticano e subiscono le stesse violenze, continuano imperterriti a fare agli altri quello che non vorrebbero venisse fatto a loro.

Fede ed Etica restano nell'iperuranio e continuano a mancare le opere. Gli "ultimi"
mentre da un lato subiscono lo sfruttamento e la sofferenza imposta dai "primi", dall'altro invidiano la loro condizione (vivono la cultura responsabile della violenza che stanno subendo), e paiono insensibili alle sofferenze imposte. Questo é il cerchio maledetto che contamina oppresso ed oppressore con lo stesso negativo, rendendoli egualmente complici ed escludendoli dal riscatto: cambiano i soggetti, ma resta il caos.

Il cosiddetto "ceto medio", quello che invidia i "vip” e che asseconda ricchi e potenti, condiziona le moltitudini con quella cultura negativa che
lui stesso vive, facendo sì che si senta oppresso, e nel contempo renda possibile ai "vip" di sussistere in quanto tali (diversamente essi si dematerializzerebbero nello sterminato mare del non-essere).

A ben riflettere, che mondo schifoso é il nostro, quando si ha la iattura di avere gli occhi aperti sui segni dei tempi! Eppure stiamo al mondo per togliere sofferenza e  portare il necessario agli altri viventi. Non possiamo demordere, dobbiamo continuare a lottare per il superamento della religione, per coscientizzare noi stessi e gli altri sull'evangelicità del­l'etica laica che unifica il genere umano sul fare agli altri quello che si vorrebbe ricevere da loro e che collima col comandamento nuovo lasciatoci dal Signore.

Facendo questo in modo cosciente o meno, avendo Dio con noi - o non sapendo di averlo, o non essendoci Dio - staremo comunque costruendo il Regno secondo Dio, la materialità secondo i Valori, fuori dalla ricchezza, dal mercato, dalla competizione, dall’ipocrisia, dalle gerarchie, pieno solo della dolcezza dei frutti dell’Amore incarnato.
 
Mario Mariotti

15 maggio 2007