Il problema della sicurezza


Erika, che ha massacrato mamma e fratello col novanta coltellate, ha finito gli studi in carcere, e fra poco uscirà; l’ubriaco, che ha travolto e ucciso quattro ragazzi, è stato condannato a sei anni di carcere, ma si trova agli arresti domiciliari con vista sul mare, e guadagnerà scrivendo un libro sul proprio travaglio interiore... In sintesi, anche i reati più gravi, o col patteggiamento della pena, o con la buona condotta, o con l’indulto partorito per non imporre nuove tasse destinate alla sicurezza, vedono i colpevoli, dopo pochi anni, pascolare tranquillamente in libertà.

Secondo il modestissimo parere del sottoscritto, hanno ragione coloro che vedono, come causa principale dell’esodo dei “probiviri” dei vari Paesi dell’Est verso le nostre contrade, la quasi impunità dei reati commessi nel nostro Paese. Se in uno Stato rubando una gallina, si fanno due anni di carcere, e in un altro, rubando 14 miliardi di Euro, ci si ritrova agli arresti domiciliari in villa, la corsa dei “probiviri” dal primo al secondo Paese sarà talmente veloce da servire come allenamento per la maratona di New York.

Uno dei due principali motivi per cui il problema sicurezza dei cittadini non troverà soluzione - nonostante i dibattiti e i decreti legislativi partoriti dall’attuale dirigenza politica sia di governo che di opposizione - è che ci si concentra sull’obbiettivo dell’espulsione, e non su quello della certezza della pena. L’altro motivo, più determinante, è quello della qualità della persona nella nostra cultura USA dipendente, cultura che ormai non trova più nessuna resistenza. Il lavoratore è ormai diventato un “consumatore instabile e nevrotico”; inoltre, poiché la competitività è un dogma universale, ogni uomo è sempre più lupo all’uomo (mentre uno dorme, l’altro studia il modo di ingannarlo); anche la famiglia è messa in crisi, e la persona, da fine in se stessa, è stata prostituita in strumento finalizzato al profitto.

Siamo nella perfetta globalizzazione del caos. Oggi, nonostante al governo ci sia l’Unione, per qualche imperscrutabile motivo l’informazione è ancora in mano alla congrega delle libertà. Approfittando del fatto che la Sinistra non ha ancora ben chiarito a se stessa che il problema della sicurezza dei cittadini è una precondizione rispetto ad ogni altro tipo di iniziativa e di progetto per risolvere i problemi della società, i telegiornali vengono pilotati e trasformati in resoconti di cronaca nera. Tutti i politici devono risultare corrotti; e allo stesso modo anche i giudici devono essere corrotti. A questo punto la strategia della tensione di ieri, contro il pericolo rosso, oggi diventa strategia dell’informazione contro i vampiri che governano, contro gli Arabi che ci vogliono islamizzare, contro i Rumeni e i Rom che sussistono solo per delinquere. Alla fine del percorso temo che il “bipede italico”, reso tale dall’imprinting, nel proprio DNA, della cultura cattolica (specializzata nel far vedere quello che non c’è e non vedere quello che c’è) sentirà la profonda e rinnovata esigenza di un nuovo uomo della provvidenza, che saprà liberarci, con la certificazione-doc di S. Romana Chiesa, dai Rom, dai Rumeni, dagli Islamici e soprattutto dall’incubo delle odiosissime tasse.

Per superare questo pericolo incombente, che oggi sfrutta il pericolo sicurezza come ieri sfruttava il pericolo rosso, non sarebbe molto più semplice rendere obiettiva e democratica l’informazione, smettere di amplificare o di nascondere i problemi, e, anziché promulgare nuove leggi, far rispettare quelle che ci sono, far pagare senza se e senza ma, a quelli che delinquono, la loro pena in un modo meno virtuale di quello di oggi? Per creare le condizioni strutturali della sicurezza, è molto più opportuno mandare il mercato e la competizione a farsi benedire, pianificare l’economia, cercare di far avere a tutti il posto di lavoro non precario, un salario decente, una scuola decente, una sanità decente, una casa decente, e sminuire culturalmente la classe dei ricchi e dei furbi a favore del valore del lavoro, la vera e sostanziale condizione eucaristica lo spendersi per gli altri.

Perché come priorità non vengono resi disponibili nuovi fondi, reperiti attraverso la lotta all’evasione fiscale, per avere più poliziotti ed una maggior ricettività carceraria, con il relativo personale adeguato alle necessità di quel tipo di lavoro? Quando ci entrerà in zucca che la libertà che la Politica deve guadagnarsi e difendere non è quella americana, ma l'affrancamento dallo sfruttamento (ingiustizia), e dal bisogno (lavoro, casa, scuola, sanità e informazione pulita per tutti)? Quando capiremo che mercato e competizione generano strutturalmente quegli enormi problemi (precarietà, umiliazione, miseria, sfruttamento, manipolazione del consenso) che, a loro volta, promanano nel problema della sicurezza dei cittadini? Ci rendiamo conto si essere la fotocopia ritardata di una società violentissima, col primato di omicidi? Arriveremo mai a capire che, se ci sarà l’inferno, noi saremo smistati nel girone degli imbecilli, attiguo a quello degli ipocriti, avendo continuato a invidiare, imitare, e considerare esempio di democrazia e di libertà
il modello offerto dal Paese leader dell’Occidente?

Mario Mariotti

10 dicembre 2007