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Una delle
cose che trovo essere sempre più
vera e significativa é la Parola
quando dice che la radice del casino, del negativo, é il cuore
dell'uomo, e cioè che la radice é l'uomo stesso.
Una delle tante conferme a questa convinzione deriva dalla riflessione
che da tempo sto portando avanti e che ha come oggetto la figura, il
ruolo negativo dell'uomo prostituito da lavoratore a consumatore.
La nostra Costituzione prefigurava una repubblica fondata sul lavoro,
condizione evangelica in quanto laica e includente la
potenzialità di una trasformazione storica che avrebbe dovuto
portare, attraverso la rimozione degli ostacoli e delle ingiustizie, ad
un egualitarismo delle condizioni economiche e sociali di tutti i
cittadini.
La parola, poi, prefigurava un cristianesimo non religioso, che si
fondasse sull'Amatevi fra voi come
Dio vi ama, per cui diventava fondamentale la qualità del
nostro rapporto laico con il prossimo, che avrebbe dovuto essere
fondato sul servizio, sulla condivisione, appunto sul lavoro, sullo
spendere se stessi per dare vita positiva agli altri viventi. Anche
questo avrebbe portato all'egualitarismo, alla fine della divisione fra
i ricchi e i poveri.
Niente di tutto ciò! Il lavoratore si é prostituito in consumatore, e la
repubblica si ritrova fondata sul datore di lavoro. E siccome poi
quest’ultimo si é trovato davanti una controparte sempre
più opaca e rincitrullita, non gli é stato difficile
accumulare danaro a favore dell'avvento del regno della speculazione
finanziaria con grandissimi vantaggi per il privato e qualche piccolo
inconveniente alla Callisto Tanzi per i risparmiatori.
Il cristiano, lavoratore per il Regno, da parte sua, si é prostituito in consumatore di
liturgie, di sacramenti, di spiritualità accessoriata di buona
cucina, ambiente confortevole e clima di amicizia, e la chiesa
pellegrina nelle nostre contrade si é trovata immersa nel pio ed
affannoso esercizio di una pastorale consolatoria, in parte liturgica,
in parte musicale, turistica, gastronomica, pastorale, che ha relegato
il Guai ai ricchi ed il Beati i poveri per scelta due dita
fuori dal confine ultimo del nostro universo in espansione.
Ecco quindi caratterizzato prima il dover
essere e poi, purtroppo, l'essere,
la situazione del mondo di oggi. A questo punto sarà necessario
procedere per vedere se si potrà trovare qualche via di uscita
dalle predette situazioni, che includono un pesantissimo negativo
riguardante tutti noi. Uno dei passaggi fondamentali per sperare nel
cambiamento positivo é la consapevolezza, da parte di tutti,
della interconnessione strutturale esistente fra le due entità,
quella del lavoratore e quella del consumatore, in quanto esse si
ritrovano unite nella stessa persona.
La persona, l'uomo, é lo stesso, e quando vuol far valere le
proprie necessità di consumatore sempre più esigente e
raffinato, mette in grosse difficoltà se stesso in quanto
lavoratore, che deve essere sempre più intelligente, flessibile,
docile e competitivo per continuare ad esercitare quel lavoro che
é poi condizione indispensabile ad esplicare anche la propria
prerogativa di consumatore.
Se il consumatore vuole sempre il meglio, e al prezzo più
conveniente, e lo vuole cambiare, il meglio, sempre più spesso,
sarà lui stesso, nelle vesti di lavoratore, a dover
instancabilmente aumentare la propria competitività, a lavorare
più svelto, ad accontentarsi della paga per non fare aumentare
il prezzo del prodotto, a doversi impegnarsi giorno e notte per creare
quelle novità che cattureranno l'attenzione e quindi l'interesse
del bipede consumatore mai sedato.
Quando arriverà il giorno che capiremo che la schizofrenia
lavoratore-consumatore é una malattia creata da noi stessi, che
ha origine nel nostro io profondo,
che da un lato dà sfogo all'egoismo di consumatore, e dall'altro
ne fa subire le conseguenze vivendo ad un ritmo insostenibile una
condizione sempre più precaria in quanto lavoratore, ostaggio
della competitività e delle ristrutturazioni del mercato?
Quando capiremo che la traduzione della Parola in religione ha come
conseguenza la sacralizzazione del pasticcio, del negativo, la
collateralità all'Impero, la conservazione di un esistente che
grida vendetta agli occhi di Dio?
Quando ci accorgeremo che il rapporto privilegiato Creatura-Creatore,
mediato dalla casta sacerdotale, ci colloca prima del sì di Maria, ci vede
refrattari a quel meccanismo dell'Incarnazione che passa per le nostre
mani, ed ha come obiettivo il Regno, cioè questo nostro
allucinante mondo che dovrà essere trasformato tutto secondo
Amore?
Anche in rapporto a questo settore, non c'é diversità di
soggetti e cambia solo la forma, da diretta ad indiretta. L'ostacolare
l'Incarnazione, il rifiutare di essere
e di fare da mani di Dio,
operatori di servizio e di condivisione, é vero che nuoce
più a coloro che subiscono le conseguenze del nostro egoismo che
a noi stessi, ma questo crea l'inferno che poi ci circonda, e questo
inferno finisce, prima o poi, col travolgere noi stessi, esposti alla
precarietà, all'ansia, all'invidia, alla paura del terrorismo,
dell'inquinamento, della delinquenza comune.
Se come consumatori inganniamo noi stessi in quanto lavoratori, e come
credenti alienati raggiriamo il prossimo, è giusto che anche di
questo pio esercizio del
nostro incoercibile egoismo si paghi almeno in parte le conseguenze. Le
conseguenze sono indirette, ma ci sono, come quando vogliamo evadere
dalle tasse e poi subiamo l'inadeguatezza dei servizi sociali.
E alla fine del discorso, la sintesi. Il cuore dell'uomo é la
radice del negativo, ed é l'uomo stesso a pagare le conseguenze
di tale negativo. La schizofrenia aggravata e continuata all'interno
dello stesso soggetto, che non vuole capire di essere al tempo stesso
lavoratore e consumatore, contribuente fiscale e fruitore di servizi,
mano di Dio sia operatrice che destinataria dell'amore del Padre, ci
porta ad essere oppressori ed oppressi insieme, e a rendere il
mondo sempre più invivibile, contaminato e disperato.
Eppure. Eppure il giogo sarebbe leggero, la ricetta semplice, il Regno
alla nostra portata. La solidarietà nella continuità
potrebbe portarci alla elaborazione della cultura del necessario ed
alla pianificazione dell'economia per far avere il necessario a tutti.
La consapevolezza di essere i tralci
della vite, gli operatori e i destinatari della
materializzazione dell'amore del Padre per tutte le sue creature, ci
porterebbe a quella pratica della condivisione di ciò che eccede
il necessario, per cui prenderebbe corpo una società
strutturalmente solidale che funzionerebbe perché scelta in
libertà e praticata con quell'amore che ricompone in
unità la persona, oggi divisa in se stessa, infelice, chiusa
alla proposta di un Dio che ha deciso che il suo amore per noi debba
passare per il nostro sì.
Finiamola di attribuire alla volontà misteriosa di Dio
ciò che ha la sua radice nella nostra alienazione e cattiveria.
Dato che chi rompe e chi paga sono la stessa persona, cioè noi
stessi, non abbiamo neanche bisogno di uscire da noi stessi per cercare
la soluzione dei problemi.
Proviamo a sostanziare la nostra soggettività col Beati i poveri per scelta e con la
pratica della condivisione, e ne uscirà quella
soggettività strutturalmente solidale che romperà il
cerchio oppressori-oppressi e diventerà il motore generatore del
Regno. Se il Signore non si é sbagliato, la conversione è
possibile.
Mario Mariotti