Un Santo scomodo

 
Il primo motivo per cui bisognerebbe procedere al processo di beatificazione di Carlo Marx è quello della sua appartenenza alla teologia dell’Incarnazione, dato che la sua utopia della fratellanza, un mondo senza servi e senza padroni, la voleva incarnata, costruita in questo nostro mondo, e non nel Regno dei cieli.

Il secondo motivo è quello della lucidità della sua profezia, quando metteva in guardia il prossimo dalla funzione alienata ed alienante, della religione. Questa seconda verità, pur essendo dimostrata da secoli e secoli di cristianesimo reale, appare fondatissima anche oggi, se ci mettiamo a riflettere sul rapporto dello stesso cristianesimo con la cultura dell’impero americano, che imperversa da circa un secolo (prima c’era l’impero inglese) e che, globalizzandosi, rischia di portare al collasso tutto l’ecosistema, con l’uomo incluso, autore e vittima della propria rovina.

Se non ci siamo lasciati ottundere del tutto dalla continua bestemmia della Verità mandata in onda dalla TV, fedelissimo strumento del principe di questo mondo, sua santità Mammona, e, quindi, se abbiamo conservato un po’ di lucidità, ci accorgeremo che la cultura dell’Impero si connota come contraddizione - radicale e  ontologica - di quel progetto di Dio per noi che ci è stato proposto dal Signore. Motore della sopraddetta cultura è il beati gli indefinitamente ricchi, mentre Gesù ci dice che il futuro secondo Dio lo costruiscono proprio coloro che scelgono la povertà (beati i poveri in spirito, cioè per scelta), dato che lo spirito, nella cultura degli estensori dei Vangeli, è la sede della volontà, come il cuore è quella dei sentimenti).

I cardini, le espressioni più significative sempre della suddetta cultura sono l’individualismo più che esasperato, che sfocia in un vero e proprio razzismo coltivato dai ricchi, dai vincitori, a danno dei poveri, dei perdenti. E' la competizione perpetua, che uccide i rapporti fraterni e rafforza il razzismo dei vincitori a danno dei perdenti, degli sconfitti, la quale implica, strutturalmente, la presenza dei vincitori, pochi, e dei vinti, la maggioranza delle persone.

Siamo agli antipodi del progetto dell’uomo secondo Dio, e anche agli antipodi dell’uomo secondo l’etica laica, la sola veramente evangelica, secondo la quale l’uomo è tale se è per gli altri, e se costruisce, assieme agli altri, un mondo in cui il necessario e la gioia siano accessibili a tutti, anche ai minimi.

Fraternità
comunione
servizio
collaborazione
solidarietà
ascolto degli altri
pianificazione secondo giustizia
impegno per l’equalizzazione delle condizioni di vita di tutti
ricerca di un modo di vivere e di scegliere che non rechi dolore
consapevolezza della necessità di una cooperazione con pari dignità
interdipendenza fra di noi e con l’ecosistema...

per cui la soluzione dei problemi ci viene dagli altri, e noi siamo una quota del contributo alla soluzione dei problemi altrui.

La cultura cristiana, l’amatevi fra voi come Dio vi ama, coincidente con quella laica del fare agli altri ciò che si vorrebbe ricevere da loro, si dovrebbe muovere all’interno dei precedenti valori, e chi conservasse all’interno di se stesso anche solo una frazione di DNA cristiano - non religioso, ma laico - si renderebbe conto che il modo di vivere, di scegliere e di comportarsi della cultura d’oltre oceano (ormai parte integrante della nostra stessa cultura) è una continua negazione della laicità cristiana.

Come si determina, invece, il cristianesimo religioso ?

Riesce a convivere in pace e armonia col Beati i ricchi, col capitalismo privato, col mercato, con la competizione, con l’individualismo esasperato, ad accettare un presidente che giura sulla Bibbia, a digerire le guerre preventive, a convivere con l’esportazione della democrazia attraverso la menzogna e la violenza,
con una informazione che ottunde e che impone la violenza come metodo corrente per risolvere i problemi, con un esplicarsi dei rapporti umani connotato di strumentalizzazione, di sopraffazione e di violenza, con l’assenza di assistenza sanitaria per decine di milioni di cittadini, con differenze abissali nelle condizioni di vita, coi miti della ricchezza, del potere, della giovinezza, del successo, del piacere, che umiliano masse di diseredati, col mito della difesa personale, con il più maligno razzismo che possa esistere - quello dei ricchi a danno dei poveri.

In certe occasioni è possibile toccare gli estremi dell’ipocrisia: il potere politico difende i valori di democrazia e libertà (appropriazione indebita delle varie materie prime ai danni del prossimo), per procura, non pagando di persona, ma mandando i giovani ad uccidere e a morire in terre lontane. I giovani vanno a rischiare la vita massacrando quella del prossimo per puro spirito di “volontariato”, cioè per guadagnare i soldi necessari a farsi strada una volta rientrati nel proprio paese. Bellissimo questo volontariato a pagamento!

Si vede che, da questo strano cristianesimo, viene considerato normale, fra i tanti possibili lavori, quello di specializzarsi nell’uccidere, nell’arrostire, nello storpiare il prossimo, per ricavare il necessario onde dar da vivere alla propria famiglia ed a se stessi. In un quadro evangelico di questo tipo, la Chiesa docente svolge la propria funzione oppiacea di psicoterapia consolatoria e probabilmente foraggia il proprio sostentamento dai battesimi, dai matrimoni e dai funerali benedicendo l’ordine costituito, maledicendo i cattivi di turno: ieri i comunisti, oggi i talebani, domani chissà.

Non vi sembra abbastanza evangelica l’analisi di Marx sul potere micidiale della religione, e abbastanza evangelico l'invito ai poveri di tutto il mondo ad unirsi, per costruire quel mondo senza più servi né padroni che è una eco - una volta esplicitata la necessità della prassi della non-volenza - del progetto del Signore, laico e compagno per amore?


Mario Mariotti

5 settembre 2007