La rivisitazione della Messa
Come
é facilmente intuibile, la mia lenta conversione dalla
logica religiosa a quella dell'Incarnazione, a seguito
dell'insegnamento teologico che mi veniva dai viventi in
difficoltà, ha avuto dei significativi riflessi anche sul mio
modo di concepire e di vivere la Messa domenicale. La conversione ha
avuto inizio con la mia determinazione a sospendere la partecipazione
all'Eucarestia sacramentale.
Iniziavo ad
intuire che il Fate questo in
memoria di Me
includeva il messaggio profondo di fare, di noi stessi, pane e vino,
cioè il necessario e la gioia, per gli altri viventi. La mia
coscientizzazione culturale e politica mi faceva sapere - essendo
io impegnato nel volontariato a favore del terzo mondo - che di fatto
noi non ci facevamo pane per gli altri, per il Sud del mondo, ma
facevamo del Sud, dei poveri della grande favela, pane per noi,
attraverso lo sfruttamento dello scambio
ineguale. Avevo insomma iniziato a
capire che non esistevano le condizioni strutturali della
partecipazione all'Eucarestia stessa.
Nel Nord, il 20%
della popolazione divora l’80%
delle ricchezze del pianeta. Il Nord é cristiano, sarebbe
cristiano, e farebbe di se stesso pane, cioè il necessario e la
gioia, per lo sterminato popolo degli oppressi del pianeta? La
situazione reale era ed é semplicemente rovesciata, e il Fate
questo in memoria di Me mi si rivelava, se avessi fatto la
comunione,
un’ipocrisia blasfema.
Questo il primo
motivo dell' astensione. Poi, pian piano,
se ne é aggiunto un secondo, a rafforzare il primo: la mia
non-comunione con coloro coi quali in precedenza ero solito andare a
ricevere l'eucarestia sacramentale, e la mia non-comunione con il
sacerdote.
Bisogna a questo
punto sapere che io avevo sempre trovato, anche se in
forma intuitiva, una profonda affinità fra il cristianesimo ed
il socialismo, e piano piano mi ero attrezzato a prendere le
indicazioni di voto della gerarchia come riferimento negativo. I sacerdoti dicevano
di votare "là", e io mettevo la mia
croce "qua", al progetto politico di giustizia ed
eguaglianza più evangelico del capitalismo privato e
del mercato, determinazioni strutturali del Beati i ricchi di sua
maestà Mammona.
In sintesi,
allora, non vedevo le condizioni “sostanziali" del "segno"
del farsi pane, e, in più, mi sentivo dall'altra parte,
politicamente, rispetto ai cattolici praticanti ed ai sacerdoti
allineati alla gerarchia. Come facevo, come
avrei fatto a sentirmi in comunione con coloro che,
anche se soggettivamente erano a posto, strutturalmente sostenevano il
progetto opposto a quello di Nostro Signore Gesù Cristo?
Partendo poi da
questa mia autosospensione dall'eucarestia-sacramento,
e proseguendo invece nella mia comunione con i viventi in
difficoltà, pian piano mi sono trovato a mettere in discussione
tutti i pilastri della logica religiosa, e, per farmi capire senza
annoiare il prossimo, esprimerò ora in sintesi come vedo oggi
una ordinaria Messa domenicale.
I canti
iniziali, salvo rare eccezioni, sono in
genere devianti: invocano lo Spirito a scendere su di noi (immagine
della Pentecoste), mentre lo Spirito é già dentro di noi,
é già una Trascendenza immanente a noi stessi:
se noi diciamo "sì" e ci determiniamo amando, servendo e
condividendo, Lui é in noi, ed opera attraverso di
noi.
Poi segue l'atto penitenziale, e noi, pensando a noi stessi,
chiediamo misericordia e purificazione al Signore. Non ci siamo: non ci
sono i peccati contro Dio, che é
intangibile, ma c'é il male che noi facciamo al nostro prossimo.
É a lui che dobbiamo chiedere perdono, é al nostro
prossimo che dobbiamo manifestare la nostra determinazione a riparare
concretamente, non virtualmente, al male che gli abbiamo recato.
Dopo c'é
il Gloria. Anche questo momento io lo sento come un
atteggiamento interessato di chi si vuole tener buono l'Onnipotente. Siccome la gloria di Dio é l'uomo vivente”,
vorrei che venisse mandato il messaggio che il sacro, per l'uomo, deve
essere l'uomo stesso. E vorrei venisse estesa la sacralità a
tutti gli altri viventi, anche ai minimi, essendo tutti
quanti,oggettivazioni preziose del Dio della Vita.
Quando
poi, finalmente, si passa alla liturgia della Parola, questo,
secondo me, é il fulcro positivo, portante, di tutta la Messa. La Messa é
Missa, é "mandata", e ad essere mandata
é la Parola, e a trasformare la realtà esterna alla
Chiesa secondo la Parola, che poi é Spirito e quindi Amore,
dobbiamo essere noi (noi a trasformare il mondo secondo Amore).
Qui vorrei fare
due annotazioni: la prima è che sarebbe
indispensabile non associare il Dio dell'Alleanza, che é anche
il Dio degli eserciti, col Padre buono che ci viene rivelato da
Gesù. La seconda é
che l'enunciato finale delle Letture dovrebbe
sempre venire formalizzato in modo da non correre il rischio di
assolutizzare la Parola. La Parola di Dio é sempre una Parola
di Dio secondo l'uomo, e l’uomo non può conoscere tutto
di
Dio. Il vero atteggiamento evangelico é quello della ricerca
(relativismo) e della coerenza a servizio della Verità. Se
diciamo Parola di Dio e
basta, di fatto ci sostituiamo a Lui, Lo
definiamo, Lo cristallizziamo, e finiamo col convincerci che Egli
è come noi pensiamo sia. E' un rischio enorme
che ha portato storicamente a
conseguenze blasfeme. Bisogna che la sicurezza evolva in relativismo, e
ricerca: Dio é sempre di più!
Siamo arrivati
al Credo, e qui mi dissocio. Io non credo, ma spero. Spero in un Dio
che so non essere onnipotente, ma che é la
fonte, la radice di quell'Amore che ha bisogno di me, di noi tutti, per
operare nel mondo e portare frutto, il necessario e la gioia ad ogni
vivente.
Il Credo é quindi diventato uno Spero, e alla fine la Chiesa
deve diventare l’assemblea vera
del popolo dei laici, che si
impegnano ad essere corpus Domini,
tralci della Vite, mani di Dio per
portare a compimento la creazione secondo Amore.
Passando alla
seconda parte della Messa, alla Liturgia
eucaristica, all'Offertorio, Consacrazione e Comunione, qui, secondo me
si entra nel negativo profondo della trasformazione dell'Incarnazione
in religione, nell'equivoco che origina la commistione fra Antico e
Nuovo Testamento. Offerta della Vittima, consacrazione che rende
presente la Vittima, consumo della Vittima, dell'Agnello che toglie i
peccati del mondo, secondo me, ci fanno ripiombare nel Nuovo
Testamento, che
ci propone di essere gli autori della rimaterializzazione della Parola,
del Verbo, del Signore, alla logica dell'Antico Test., alla logica
religiosa del sacrificio di Isacco da parte di Abramo, alla logica di
Uno che paga per le colpe degli altri, del Capro espiatorio delle colpe
di tutti.
Ritengo che
questo sia il negativo che, storicamente,
sottende all'inefficacia del Cristianesimo tradotto in religione, per
cui vengono celebrate milioni di Messe, e viene
continuamente mandata la parola nel mondo, con il risultato che abbiamo
sotto gli occhi: estrema violenza sui non-garantiti,
e differenze abissali fra i ricchi e i poveri. Continuiamo ad
approfittare dell'amore di Dio per noi, e quindi ad
usare Dio stesso per riparare
il negativo provocato da noi, o
direttamente o per omissione, ai danni dei fratelli.
Il messaggio
fondamentale del Signore, di cui l'Eucarestia secondo Lui
dovrebbe essere memoria e motore operativo, é che - come
ha fatto il Signore - ognuno paghi in prima persona, ognuno si carichi
delle croci degli altri, ognuno faccia di se stesso il
necessario e la gioia, simboleggiati dal pane e dal vino, per tutte le
altre creature. Gesù chiude
con la logica dell’Agnello, dicendoci che siamo
tutti agnello, che siamo
tutti corpus Domini se e
quando amiamo, che
ognuno deve consumare se stesso materializzando l'Amore
nell'Amare, ed entrando in questo modo nell'eternità della
Vita, quale strumento del Dio dei viventi.
Auspicherei una
riforma liturgica che escludesse
l'offertorio e che recuperasse il senso dell'Eucarestia come viene
formalizzato oggi alla fine della consacrazione, dal fate questo in
memoria di me: invece di una transsustanziazione magica di un
pane che
diventa corpo di Dio, mi piacerebbe che la Messa lanciasse il messaggio
della necessità di una nostra
transsustanziazione da persone
egoiste a tralci della Vite che si impegnano per la salvezza delle
altre creature.
E la salvezza
non é una condizione ultraterrena, ma il
necessario e la gioia, in questo
nostro mondo, per tutti i
viventi.
La novità
di Gesù sta qui, sta nel
rovesciamento di prospettiva, che ci chiede il nostro "sì",
cioè l'assunzione di una nostra responsabilità, in
rapporto alla presenza ed operatività del Verbo nel mondo: Io mi faccio pane e vino per voi, voi fate
di voi stessi pane e vino
per gli altri: qui si riattualizza la resurrezione, qui si mette
in
pratica l'amatevi fra voi come lo vi ho amato.
Dopo un Padre nostro che sei nei cieli
riformalizzato nel Figli miei che
siete in terra, mi parrebbe
significativo proporre la distribuzione dell'eucarestia in un
modo comunitario. Oggi il sacerdote,
forte del potere di consacrazione, dà il
corpo di Dio ai fedeli, che
sperano di aver garantita la vita eterna. Domani i fedeli spezzano il
pane fra loro, formalizzando in questo modo
la promessa di un loro impegno ad aiutarsi reciprocamente, a
condividere fra loro i doni del Padre, a lavorare onestamente e
professionalmente per sostenere, migliorare, arricchire la Vita.
Ho scritto
abbastanza? Anche troppo! Eppure, se anche
solo un po’ si traducesse
nella realtà concreta, credo che potrebbe essere favorito
quel passaggio dalla logica religiosa alla proposta per la quale il
Signore si è incarnato e si é lasciato uccidere, pur
di riuscire a farci aprire gli occhi: siamo noi gli insostituibili
strumenti dell'amore di Dio per noi; la ricchezza é
una condizione maligna, di idolatria, che bestemmia Dio e nasconde la
Verità, e quindi contrasta e rende impossibile l'incarnazione
dell'Amore.
Se non
arriveremo a capire questo, e ad operare di conseguenza ...
le Messe prolifereranno,
la Parola continuerà ad essere
mandata, ma non troverà chi la materializzi nella concretezza
storica del quotidiano, l'Agnello
non riuscirà a togliere il
male dal mondo, originato dalla nostra soggettività
strutturalmente maligna,
le varie religioni continueranno ad alienare
il prossimo, e a rivelarsi inefficaci in rapporto alla giustizia ed
alla pace,
continueremo a
fare degli altri pane per noi
stessi,
l'Amore
resterà nella Trascendenza,
noi ci godremo, da autori e
da vittime, quell'inferno che ha origine dall'assenza e dal rifiuto
dell’Amore incarnato.
Mario
Mariotti
8-10-06