La resistenza alla verità
Questi
secondo me, sono i motivi per cui la Chiesa cattolica si accanisce a
sostenere il celibato sacerdotale.
1° I
sacerdoti non vivono la condizione esistenziale dei padri, ma solo
quella dei figli, e quindi si concentrano sul rapporto uomo-Dio e non
quello uomo-uomo.
2° Le
energie impegnate per mantenere il voto di castità vengono
sottratte a quelle per portare avanti il vero corpo necessario, quello
della povertà, della cultura del necessario e della
condivisione di ciò che eccede il necessario stesso a favore dei
minimi.
Vivendo i
sacerdoti solo la condizione di figli, sono portati a valorizzare il
rapporto religioso col Padre celeste, e a mettere in secondo piano
quello dei figli fra loro. Se vivessero anche quella dei padri, si
renderebbero conto che, ad un padre, l'unica cosa che veramente
interessa è che i figli si amino e condividano fra loro.
Se
vivessero poi la condizione conseguente di sposati, con la
responsabilità di una famiglia, capirebbero quali sono i
veri problemi che la mettono in pericolo: la precarietà del
posto di lavoro, e il cancro della competizione, l’arcicancro
dell'individualismo e del beati i
ricchi. Finirebbe anche la
discriminazione della donna nella Chiesa, che potrebbe essa pure
accedere al sacerdozio, perché lo Spirito non discrimina tra le
persone, ma tra i comportamenti, a seconda della qualità del
nostro rapporto col prossimo.
In
definitiva, l'accesso dei sacerdoti alla famiglia ed alla
paternità, ed il sacerdozio femminile, potrebbero dare un forte
impulso alla conversione della chiesa - e di riflesso dei fedeli -
dall'alienazione religiosa alla logica dell'Incarnazione.
Siccome
però nella Chiesa c’e la stessa democrazia praticata da
Assurbanipal, nei momenti in cui era preda dell'ira, siccome al
suo vertice salgono solo quelli che vanno bene al vertice stesso (il
collegio cardinalizio per l'elezione del Papa è cosa loro),
non si vede che lassù tutti i gerarchi, in perfetta buona
fede, pensano di tenersi buono l'Impero, dispensatore di potere,
di
ricchezza e di prestigio, tenendo intontiti i sudditi, i quali, a
loro volta, sono anche pecore fedeli
ai pastori stessi.
Ecco,
allora, la difesa del celibato, del sacerdozio maschile, ecco
l'epidemia liturgico-sacramentale, ecco l'alienazione del gregge
allertato sul guai agli atei
e non sul guai ai ricchi,
ecco
il culto dell'immagine e la bestemmia della sostanza, ecco le posizioni
politiche di destra, ecco la difesa dell'embrione ed il silenzio di
profezia sulla macchina (capitalismo privato, mercato e debito dei
Paesi poveri) che violenta e lascia morire gli embrioni già
nati, gli infanti della grande favela del Sud.
Io penso
poi che ci sia anche un motivo più profondo alla
base di questo atteggiamento di chiusura. I più lucidi della
gerarchia capiscono che, se avanzasse la teologia
dell'Incarnazione, sarebbe messo in discussione il loro stesso futuro. Già
la
Teologia della Liberazione costituiva un pericolo grave, perché
se il gregge si fosse liberato dal capitalismo, dall'Impero, lo spazio
per il Tempio si sarebbe ridimensionato, all'interno di quella
società socialista che cercava di portare giustizia, uguaglianza
e solidarietà sulla terra, in questo
mondo, non nell’aldilà.
La
Teologia dell'Incarnazione sarebbe ancora peggio, perché
focalizza l’evangelicità della laicità solidale, e
perché sa riconoscere la presenza dello Spirito in tutti i
coloro che amano, servono, lavorano onestamente e professionalmente per
gli altri, e condividono, indipendentemente dalle confessioni religiose
e dalle diverse culture; perché denuncia l'alienazione del
rapporto uomo-Dio se vissuto in chiave religiosa.
Gesù
non è Salvatore, è paradigma di salvezza. E la salvezza
viene se noi seguiamo Gesù, laico e compagno con e per amore. Il
sabato diventa per l'uomo, e non viceversa; saltano i sacramenti,
l'Ordine compreso, dato che uno solo è Padre e Maestro, e tutti
gli altri che sono fratelli fra loro; in definitiva crolla tutto il
castello religioso.
Ognuno si
rende conto di essere lo strumento dell'amore di Dio per gli altri.
Viene avanti la laicità fraterna e solidale, strumento delle
Dio-con-noi per costruire il Regno. La ricchezza viene vista come un
negativo, come omissione di solidarietà, come frutto maligno
dello scambio e ineguale. Ci si
pone alla ricerca della cultura del necessario e della condivisione con
amore.
Salta la
mediazione della casta sacerdotale, e si afferma la consapevolezza di
essere, noi, le mani dell'amore di Dio per noi.
Questo
è
il passaggio necessario per la costruzione del Regno, ma questo
significa anche il superamento della religione, la consapevolezza che
è la laicità fraterna e solidale la via imprescindibile
per realizzare la sequela del Signore, la consapevolezza che le
religioni dividono, che la laicità unisce, che la vera Chiesa
è il popolo di coloro che amano. Andando
in questa direzione, la casta si estinguerebbe, e di ministeri
verrebbero assegnati dal basso, democraticamente, nell'“assemblea”,
nella “ecclesia” dei praticanti amore e condivisione.
Per
questo, guai al nuovo secondo Dio! Ecco
perché la gerarchia non molla: non vuole suicidarsi come tale.
Come convertirsi al servire la verità ed al non usarla per
ingrassare se stessi?
Mario
Mariotti
20
gennaio 2007