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o assenza di Fede ? |
Se uno arrivasse a capire che noi siamo le mani di Dio, gli strumenti del Suo amore per noi, perché pregherebbe il Padre, quando Gesù ci ha detto che il Padre é padre, e quindi ha già fatto il possibile, e ora tocca a noi?
Il possibile del
Padre siamo noi, e quindi noi dobbiamo pregare o meglio ancora dobbiamo
dare corpo, fare la volontà del Padre, il Quale vive ed opera
nell'Amare, nel nostro amare, nel nostro servire, condividere, nel
nostro lavorare in modo onesto e professionale a favore degli altri.
Perché
perdersi in adorazione, ringraziamento, nelle procedure sacramentali
per placare Uno che é già placato, ed ha solo bisogno di
mani (di noi stessi) per materializzare il Suo amore per noi? Come fa,
se uno va in clausura, ad amare, a praticare le opere, che a loro volta
sono strutturali alla presenza della Fede?
Uno é
fuori dal mondo, dal Regno che subisce violenza, e gli unici
destinatari dell'amore sono i compagni o le compagne della
comunità. Dato che le opere esterne sono escluse dalla clausura,
ecco che a diventare segno dovrebbe
essere l'interno. Ecco allora la
comunità come segno di una società di condivisione,
scelta liberamente e praticata con amore.
Lì tutto
é di tutti, ciascuno contribuisce secondo i propri talenti,
tutti ricevono il necessario. Li c'é il capitalismo di stato, il
vertice che possiede, e la redistribuzione secondo i bisogni
all'interno della cultura del necessario, e quindi lì c’è
il progetto cristiano. Vi sembra che il segno clausura venga proposto
dalla Chiesa in questo modo?
Il tempo della
preghiera dovrebbe diventare quello della riflessione sul come fare ad
incarnare l'Amore nell'amare. Allora si aprirebbero le porte al mondo,
e ci si impegnerebbe nella profezia e nella solidarietà, dato
che l'assenza di incarnazione dell'Amore nel mondo crea situazioni di
ingiustizia blasfeme, e c'é un enorme bisogno di mani e di
profezia per uscire dall'inferno del quale, purtroppo, le religioni
sono complici.
Il
concetto di clausura, perciò, nega il progetto
dell'Incarnazione, in quanto ci si isola da quel mondo che dovrebbe
subìre una trasformazione storica ad opera dell'amore incarnato
da noi, ed evolvere verso il Regno, il creato tutto compiuto secondo
Amore.
Nella cultura
comune la mancanza di Fede genera la laicità, l'ateismo, il
negativo; la sua presenza le vocazioni sacerdotali, le entrate in
clausura, la fenomenologia religiosa espressa dai fedeli-credenti. Per
me il giudizio va semplicemente rovesciato. È la mancanza di
Fede che genera e alimenta la religione, o meglio
ancora, che ci fa rimanere prigionieri dell'alienazione religiosa. Se
uno avesse Fede, e fede nel Signore-Paradigma e non nel
Signore-Salvatore, entrerebbe nella cultura teologica
dell'Incarnazione, semplificherebbe il proprio rapporto con la
realtà, si determinerebbe finalmente come tralcio della Vite.
Il Signore ci ha
detto che Dio é Padre, e quindi salta tutto l'armamentario
religioso. Lui fa già il possibile per noi. Il Signore ci dice
che Uno solo é il Padre ed il Maestro, e quindi siamo tutti
uguali, e saltano i figlissimi (i sacerdoti, le gerarchie ecc.) e i
figliastri (i laici, i compagni, gli atei). Siamo tutti cittadini di
questo nostro pianeta, siamo tutti viventi, anche i minimi, tutte
creature dello stesso Padre.
Il Signore ci
lascia il comandamento nuovo: non ama
Dio e il prossimo, ma ama il
prossimo come Dio lo ama, e quindi il rapporto orizzontale, fra
noi e
gli altri viventi, diventa il criterio della presenza o assenza
dell'Amore incarnato, dato che il Padre ha deciso di chiedere il sì dell'uomo per
entrare nel mondo e compierlo nel Regno.
Ecco che, se
avessimo fede in Gesù, saremmo dei laici che lavorano per la
cultura del necessario e la condivisione con amore. Poiché,
invece, ci manca il coraggio di cambiare noi stessi e di farci
strumenti di amore e condivisione, rimaniamo nella dimensione
religiosa, concepiamo un Dio sovrano onnipotente e lontano, mascheriamo
il nostro egoismo in quello zelo religioso che dovrebbe servire a
proteggerei nell' al di qua, e a salvare l'animaccia nostra nell'al di
là.
Ma stiamo
attenti! Gesù é venuto solo per salvare, ma se noi ci
autoescludiamo dall'Amare, accumulando ed usando gli altri viventi a
nostro vantaggio, al tempo stesso ci autoesc1udiamo dalla Vita eterna,
che si sostanzia solo nell'Amare. Chi ama é già nella
vita eterna, e chi non ama si auto esclude. Il corpo tornerà
nello sterminato universo della materia inorganica, e lo spirito non
avrà futuro.
Mario Mariotti