La precondizione della libertà



La prova incontrovertibile del legame strettissimo fra il nostro corpo e il nostro spirito è data da questa riflessione sul concetto di Libertà. Quando noi abbiamo già mangiato e ci siamo saziati, ci troviamo in un ambiente riparato, caldo in inverno o fresco in estate, quando sappiamo che il nostro lavoro ci aspetta, che all’età giusta andremo in pensione, che se ci ammaliamo abbiamo il medico e le strutture ospedaliere che ci curano, che i nostri figli possono andare a scuola, che sul nostro conto corrente abbiamo un gruzzoletto, ecco che il nostro concetto di libertà é quello tipico della cultura occidentale. In questo caso, libertà é poter esprimere liberamente il proprio pensiero, é poter denunciare il negativo che ci opprime, é fruizione di tutte quelle garanzie che uno stato democratico rende accessibili ai propri cittadini.

Se, invece, viviamo una condizione rovesciata rispetto alla precedente, non abbiamo ancora mangiato, o non lo abbiamo fatto a sufficienza, non ci siamo saziati, ci troviamo seduti in qualche panchina o in qualche sala d'aspetto di una stazione per ripararci dal freddo, non abbiamo un lavoro sicuro, né una pensione decente, non abbiamo chi ci cura se ci ammaliamo perché non avevamo i soldi per farci l'assicurazione privata, non abbiamo soldi e nessuna sicurezza, e a volte neppure il mangiare per i nostri figli, allora del tipo di libertà su richiamato non sappiamo cosa farcene: la libertà di gracidare contro il negativo, quella di esprimere liberamente il proprio pensiero che poi nessuno vuole ascoltare, sono del tutto inadeguate, e rivelano la loro abissale ipocrisia e inutilità, mentre la prima, la fondamentale, l'indisponibile libertà é la libertà dal bisogno.

La libertà dal bisogno é la precondizione della stessa libertà, e di ogni altra forma e possibilità di libertà. Se definiamo i bisogni fondamentali (cibo, lavoro, casa, scuola, sanità, informazione), ecco che il soddisfacimento degli stessi costituisce la precondizione, il fondamento dell'esercizio, della fruizione della libertà.

Questo mondo è strutturato in modo tale che non solo la libertà è riservata a pochi, ma nega la libertà dal bisogno allo sterminato popolo dei non-garantiti, dei fuori-mercato. Provate, se avete fantasia, ad immaginarvi paracadutati nel Paese della libertà, col piccolo inconveniente di essere senza quattrini. Nel Paese della libertà nessuna libertà vi sarà accessibile. Vi risulterà subito chiarissimo il concetto che la libertà é interconnessa in modo sostanziale, ed é direttamente proporzionale, al denaro di cui potete disporre. Quella é un tipo di libertà riservata ai ricchi, ha come risvolto il fatto che, a monte, ha visto realizzate le precondizioni per la propria esistenza, cioè la libertà dal bisogno, solo a loro vantaggio; ed essa si determina nella concretezza della nostra realtà storica in un modo talmente maligno, da negare la precondizione di cui lei stessa sta fruendo ad uno sterminato popolo di esclusi, che vivono sotto la soglia della povertà, che vengono sfruttati al Sud e al Nord in modo indegno, che non hanno accesso al cibo sufficiente, all'acqua potabile, alle cure mediche se si ammalano, ad andare a scuola, ad una vita che possa essere degna di questo nome.

Mentre ce ne stiamo ai caldo e a pancia piena a disquisire sull’ineffabile valore della libertà e della democrazia, milioni di bambini muoiono per mancanza di uno spicciolo, perché il ricco ha la libertà di imporre il prezzo nelle scambio ineguale a danno del povero; decine di milioni di persone non hanno di meglio per vivere che razzolare nelle discariche delle metropoli del Sud e del Nord; intere popolazioni vengono sfruttati nel lavoro sottopagato; e la bestemmia del lavoro minorile e della prostituzione é di proporzioni enormi. Al tempo stesso gli ultimi polmoni verdi del pianeta vengono distrutti per trasformare il legname in profitto, vecchie carrette solcano i mari e provocano disastri ecologici di enormi dimensioni, si finanziano guerre di aggressione per mettere gli artigli sul petrolio, si tramano colpi di stato o guerre civili per  ampliare e consolidare gli spazi della libertà dei ricchi e garantiti.

Questa è la tremenda realtà: la nostra libertà nega la libertà dal bisogno ai poveri e così si determina creando ingiustizia, e quindi violenza, e quindi é esercizio di sfruttamento nel nostro rapporto con gli altri viventi.
Non é affatto libertà! Dagli effetti che produce, si rivela come una forma maligna, legalmente corretta, di terrorismo. Una libertà che non sia tale per tutti non è vera libertà, bisognerà allora modificare il giudizio su quella che oggi chiamiamo libertà; e bisognerà mettere a punto un tipo di libertà capace di realizzare la precondizione per tutto il genere umano della libertà dal bisogno.

Allora le valutazioni si rovesciano: nel socialismo reale, per gli ultimi era più generalizzata la libertà dal bisogno (povertà dignitosa per tutti) e quindi c'era più libertà di quanta ce ne sia in Occidente. Per costruire la vera libertà, quella dal bisogno, unita a quella dell'espressione positiva di se stessi all'interno dell'ecosistema-mondo, qualche aiuto ci potrebbe venire dal paradigma Gesù, a patto di riuscirne a superare la lettura religiosa. Gesù era uno di noi, un laico come noi, che realizzava la propria libertà nell’amare, nel condividere nel fare di se stesso il necessario e la gioia per coloro che accostava, nel metterci in guardia dall'ipocrisia e dall’alienazione religiosa. Proviamo a dare continuità a questo Suo progetto, proviamo a farlo nostro; riusciremo finalmente a portare, ed a fruire noi stessi della vera libertà.


Mario Mariotti

14 febbraio 2008