Parola
di Dio secondo noi
Anch’io
ho tribolato per cercare di dare un senso alle cose che, nella
Bibbia e per la parte che conoscevo, mi erano incomprensibili o
contraddittorie; avevo recepito come un dogma l’enunciato che la Bibbia
fosse la Parola di Dio, e mi ci sono voluti anni ed anni di esperienze
per farmi capire che l’enunciato Parola
di Dio
va
completato con quel secondo
l’uomo
che relativizza la Parola e contrasta la presunzione dell’uomo di
conoscere Dio meglio di Lui stesso. Adesso mi rendo conto che l’esegesi
della Bibbia, da parte dei teologi, è diventata per loro una
specie di
idolo, che li fa tribolare e soffrire per dimostrare quello che gli
uomini sanno già, ma che non vogliono accettare, perché
questo li
metterebbe in discussione, e chiederebbe loro quella metanoia che essi
rifiutano di accogliere e costruire.
Mi
chiedo come mai l’esegesi, dopo aver messo a fuoco la cultura e il
relativo linguaggio che rende comprensibile il messaggio del Signore -
in quanto Egli parla nei termini di quella cultura a persone che tale cultura
stanno
vivendo - dopo aver acquisito il significato del
messaggio e dopo aver superato ogni dubbio di interpretazione il
messaggio stesso resta criptato nella forma della Bibbia, e l’esegesi
viene lasciata alla libertà di tutti, inclusi quelli che del
messaggio
non hanno campanato nulla? Come mai questa scienza non porta frutti
accessibili a tutti?
Un
esempio per farmi capire: il Discorso della montagna è
così formalizzato: Beati
i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli.
Gli esegeti avrebbero appurato che, nella cultura del tempo, il cuore
era la sede dei sentimenti mentre lo spirito era la sede della
volontà,
dell’intenzionalità, delle scelte. Il Beati
i poveri in spirito,
allora, per diventare messaggio comprensibile e significativo, dovrebbe
essere formalizzato in Beati
i poveri per scelta,
cioè: Beati coloro che scelgono la povertà (che non
è la miseria, ma il
necessario). Dato che quella cultura poneva nello spirito la
volontà, e
quindi la scelta, non è scientificamente fondato continuare a
formalizzare il messaggio come Beati
i poveri in spirito.
Nella
cultura ebraica, Dio non andava nominato, e quindi il Regno di Dio
veniva formalizzato nel Regno
dei cieli.
Si pensi a come potrebbe risultare più chiara e significativa la
formalizzazione Beati
coloro che scelgono il necessario, perché appartiene a loro il
futuro secondo Dio,
forma basata sugli studi scientificamente fondati degli esegeti.
Per
come viene annunciato nelle letture in tutte le chiese, si vanifica
il lavoro degli esegeti, e si dimostra che la formalizzazione del
Vangelo è un idolo intangibile, che il messaggio viene
deliberatamente
mantenuto criptato, ambiguo, oscuro, che la Parola viene depotenziata,
in modo da non ... rompere le scatole a nessuno. Sappiamo bene,
infatti, come viene tradotto in
spirito sia dai laici che dai
chierici: bisogna
avere un certo distacco dalla ricchezza,
ma di povertà, di cultura del necessario, di condivisione,
neppure parlarne!
La
forma classica permette al ricco di sentirsi a posto con la
coscienza, di sentirsi cristiano, seguace di Gesù; e permette a
Santa
Romana Chiesa di sedersi al tavolo dei ricchi epuloni e di concordare
con loro antipasto, primo, secondo, controno, dessert e digestivo.
Premesso
che:
-
nei Vangeli è probabile che ci siano degli episodi costruiti (la
trasfigurazione, la resurrezione di Lazzaro, ecc.)
-
il verbo Credere
sostituisce assurdamente il verbo Amare
-
il tempo passato dei verbi sostituisce assurdamente il futuro
-
viene omesso il fondamentale attraverso
di noi, mani di Dio
-
a volte noi siamo figli
e a volte servi
inutili
-
a volte al Signore vengono fatte dire cose che Lui non avrebbe mai
detto (il potere delle chiavi, l’elogio della vedova, il bussate e vi
sarà aperto, ecc.)
consiglierei:
(a)
agli esegeti del Vangelo di prendersela con calma in rapporto alla lettera,
e di indagare ed approfondire soprattutto lo Spirito
(b)
alla Chiesa di rispettare il lavoro degli esegeti, e di utilizzare
i risultati, per decriptare il linguaggio biblico e mettere in
condizione la gente di cogliere il messaggio dello Spirito stesso (il
consiglio è particolarmente opportuno oggi, in clima di controriforma
del Vaticano II, visto che, per aiutare la crescita del popolo dei
fedeli, si pensa di reintrodurre il linguaggio “magico” del Latino);
chiarito il linguaggio, ci sarebbero meno alibi per i credenti di
definirsi tali e di continuare a vivere nella logica di questo mondo
globalizzato nell’idolatria di Mammona.
Ultima
riflessione. L’agnello è il paradigma di candore, innocenza,
tenerezza e simpatia, quando viene tolto alla mamma piange lui e piange
lei, quindi vive l’affetto, ed è esposto alla paura ed al
dolore.
Dicono gli storici che il tempio di Gerusalemme era la più
grande banca
del Mediooriente, e che per festeggiare la Pasqua ebraica in quella
città venivano sgozzati decine di migliaia di agnelli nel
tempio, il
tutto per ringraziare, placare e tenersi buono il Dio dell’Alleanza.
Questi
agnelli sono un capolavoro di bellezza e di intelligenza del
Creatore, sono creature del Creatore. Bene, l’uomo si è
costruito un
Creatore che, per concedergli la rappacificazione, gradisce il sangue
dell’agnello sgozzato! Continuiamo a fare Dio a nostra immagine, a
coltivare la presunzione di conoscerlo, e siccome noi siamo mostri di
insensibilità, irrazionalità, alienazione e
crudeltà gratuita, siamo
arrivati a pensare che Dio si riconcilia con noi quando Gli straziamo e
Gli assassiniamo il Figlio, l’Agnello che toglie i peccati del mondo...
Mario
Mariotti
23 luglio 2008