Nel nostro amare l'esistenza di Dio
 

Se uno riesce a superare il concetto religioso di essere lui stesso da una parte e Dio dall'altra, e ad intuire di essere cellula, tralcio, mano del corpo di Dio, di un Dio non onnipotente che sta lavorando per portare a compimento una creazione che é tutt'altro che compiuta, ecco che si ritrova dentro ad una logica radicalmente nuova rispetto al modo comune di pensare e, se é coerente, anche di agire.

Tantissimi sforzi per parlare di Dio, per caratterizzarlo nella sua essenza, nella sua esistenza e nelle sue esternazioni gli appaiono del tutto inutili. Quando, parlando di Lui, siamo stati zitti, abbiamo parlato già anche troppo! Conoscere Dio nella Sua essenza é impossibile. Conoscere significa capire, in un certo senso anche possedere. Come sarà possibile possedere Dio? La cosa é assurda!

Assurda? No, infatti abbiamo una letteratura enorme che parla di Lui, ed un esercito di teologi che Lo studiano, e numerosissime caste sacerdotali che ne certificano natura, essenza, esistenza, modus cogitandi atque operandi, ed intenzioni passate, presenti e future. Il problema complesso, e dai risvolti a volte micidiali, é però che Dio viene caratterizzato non come è, e come si determina Lui stesso, ma come noi pensiamo che sia e che si determini nei nostri confronti e del Creato tutto.

Il nostro antropomorfismo si riversa su di Lui, e noi spacciamo per verità oggettiva i nostri concetti, i nostri desideri, le nostre paure, le nostre speranze che, unite insieme, danno corpo alla nostra immagine e al nostro pensiero su Dio. Ne esce un Dio, o re, o imperatore, sovrano onnipotente, buono ad intermittenza, dalla volontà misteriosa, dal modus operandi misterioso, disponibile a volte ad allearsi con l'uomo stesso e ad aiutarlo nei suoi progetti a patto che l'uomo rispetti certe regole, attribuite alla volontà di Lui dalla casta sacerdotale, che dichiara di essere in grande dimestichezza con Lui, quasi che ogni giorno lei e Lui siano a pranzo e a cena insieme.

Non mancano mai, infatti, coloro che dichiarano che Dio si é degnato di parlare con loro, che Dio ha rivelato loro la Verità, e che ha affidato loro le chiavi del Regno, cioè le liturgie e le procedure necessarie per avere l'Onnipotente dalla propria parte nei momenti determinanti di quella nostra esistenza terrena, che noi stessi traduciamo in competizione, in lotta per riuscire a soddisfare il desiderio inestinguibile di potere, di possedere, di godere e di perpetua salvezza per la fruizione dei suddetti valori.

Ma Gesù si pone come Uno che rompe radicalmente questo schema: l'Antico Testamento é un discorso su Dio come viene concepito dall'uomo, su come l'uomo crede che Egli sia; il Nuovo Testamento é manifestazione di Dio quale é (chi ha visto me ha visto Lui, dice Gesù), e manifestazione del Suo progetto sull'uomo stesso, progetto di cui il Signore é Paradigma.

Il problema però non è ancora risolto, viene solamente spostato. Gesù rompe lo schema religioso, dice che il Sabato é per l'uomo e non viceversa, ma ancora una volta noi di Gesù non possiamo conoscere e capire tutto. La natura egoistica e religiosa, le lenti a contatto della cultura, la condizione esistenziale limitata nei confronti della Verità e dell'Incarnazione fanno sì che capiamo sempre e solo
una parte del giusto sempre e solo, ed é per questo che non dobbiamo mai sentirci padroni o custodi della Verità, ma solo ricercatori e servitori nei suoi confronti.

Per quanto mi riguarda, a questo punto della  ricerca esistenziale mi trovo nella condizione e nella convinzione che sia necessario il superamento della concezione del Dio religioso, e della opportunità di non presumere possibile quello che è impossibile, cioè pensare di conoscere Dio stesso. Come una singola cellula non potrà mai conoscere tutto l'organismo di cui é parte, così é per noi nei confronti di Dio: noi non possiamo conoscerlo.

Questo, però, non chiude affatto né le nostre possibilità, né le nostre responsabilità. Se l'essenza di Dio ci é sconosciuta, se Essa non é alla nostra portata, la Sua esistenza, la Sua immissione nella materialità del creato, dipende invece da noi. Quando uno dice come Maria, e ama, serve, lavora e condivide, permette a Dio di esistere e di operare nel mondo in vista del compimento della creazione stessa secondo Amore. Se l'Essenza di Dio ci é inaccessibile, la Sua esistenza - intendendo con questo la Sua immissione nello spazio-tempo del mondo - dipende da noi.

Il concetto di transsustanziazione, usato in modo distorto dalla casta sacerdotale come potere di rendere presente il Signore nel pane e nel vino della mensa eucaristica, (e di tradurre tale potere nel potere mondano della casta stessa), può venirci in aiuto. Essa é un meccanismo strutturale a noi stessi: se amiamo, serviamo, lavoriamo e condividiamo, non siamo più noi, é il Verbo che opera attraverso di noi. Noi diventiamo corpus Domini, tralci della Vite, mani di Dio, e attraverso di noi Lui porta agli altri viventi il necessario e la gioia, e al tempo stesso porta a compimento una creazione ancora ostaggio del male, generato dalla resistenza della materia e dalla cattiveria degli uomini stessi, che tante volte preferiscono rifiutare che accogliere la Luce. Non importa quindi che noi ci scapocchiamo a parlare di Dio, della Sua essenza e via di seguito.

Proviamo ad immettere nell'esistenza, nel mondo, nei nostri rapporti col prossimo e con tutto il creato l'amore, la giustizia, il servizio, il lavoro onesto e professionale e la condivisione dei frutti del nostro stesso lavoro: questa é la nostra trans-sustanziazione che permette al Verbo di farsi carne e costruire il Regno; questa é la possibilità che noi diamo allo Spirito-Amore di raggiungere e di saziare ogni vivente, creatura-oggettivazione di un Padre in parte sconosciuto, ma il cui amore per noi ha bisogno di noi per arrivare a noi.

La transsustanziazione, perciò, non é un miracolo, non é il potere della casta sacerdotale di catturare il Verbo e di materializzarlo nel pane e nel vino della Messa, per poi offrirlo a Dio in sacrificio per espiare le nostre colpe e ottenere i favori di Dio stesso. Gesù non si fa pane e vino - il necessario e la gioia per il Padre che non ha bisogno di questo - ma per i suoi compagni, cioè per noi, e ci dice di fare altrettanto, cioè di fare di noi stessi il necessario e la gioia per tutti i viventi. Questa é una possibilità strutturale alla nostra condizione umana: in tutti i tempi e luoghi e in ogni cultura, chi concretizza il positivo permette al Verbo di esistere e di operare, di passare dall'Essenza, dalla Trascendenza all'immanenza, all'esistenza; ed é questo il passaggio fondamentale che può permettere al caos terribile che é il nostro mondo attuale di trasformarsi nella casa del Dio dei viventi, con l'Amore finalmente tutto compiuto in tutti.

Ecco quindi la sintesi finale per credenti, laici, atei e quanti altri esistono di tutte le culture del pianeta: non pensiamo all'essenza di Dio, pensiamo a farle esistere, facciamo che la Sua esistenza nella concretezza storica sia frutto del nostro impegno, facciamo che dipenda da noi. La trans-sustanziazione può dare un'idea del meccanismo strutturale, ma il conoscere tale meccanismo é un fatto irrilevante.

Proviamo a dare il nostro corpo all'Amore nel mondo, e a porre come testata d'angolo il nostro rapporto di amore, solidarietà, servizio e condivisione con gli altri viventi. Fra l'altro, per chi spera nel Signore, questo é anche il tipo di comportamento sul quale Egli ci dice che saremo giudicati: non sul se avremo creduto o meno, ma sul se avremo amato o, al contrario, usato le altre creature.

Se possiamo, vedendo il male del mondo (e ce n'é tanto) dubitare di Dio, della Sua esistenza, non possiamo dubitare del fatto che dal nostro all'amare discendano aiuto, serenità e gioia ai viventi in difficoltà. Il togliere sofferenza, il portare il necessario e la gioia agli altri viventi - i minimi inclusi - é un valore che si autofonda. Se c'é Dio, Egli vuole che questo sia il nostro Dio. Se non c'é, la nostra pratica dell'amore, della giustizia, della solidarietà Lo farà esistere. Se Dio é il Dio dei viventi, Egli é un Dio la cui dimensione si esplica, si gioca nell'esistenza. Superare la religione ed entrare nell'Incarnazione significa immettere il Positivo nel mondo.

Proviamo… forse ci accorgeremo, o forse no, di essere nel Signore per amore. Dare il corpo e il sangue, cioè noi stessi, all'Amare amando é l'unica strada che conosciamo per dare un senso al mistero della Vita.


Mario Mariotti