Non
c’è paragone
É vero, non c’è proprio paragone, è
molto facile
proclamare che Dio è amore,
e parlare genericamente di amore,
piuttosto che contestualizzare il termine, e rammentare al prossimo che
l’amore si traduce strutturalmente in condivisione.
Se uno si
prendesse il compito della contestualizzazione, sicuramente
emergerebbe la denuncia della ricchezza, dell’accumulo, quale
condizione maligna; sarebbe possibile aprire gli occhi sulla
realtà che le differenze abissali fra i ricchi e i poveri
-
e la stessa presenza di persone ricche e persone povere nell’assemblea
domenicale della Messa - evidenziano una verità
incontrovertibile: l’assenza di Dio incarnato, l’assenza
dell’incarnazione dell’Amore, dato che quest’ultima, strutturalmente,
produrrebbe condivisione - e quindi equalizzazione, egualitarismo - sia
a
livello soggettivo che a livello strutturale, sia fra persone che fra
le classi sociali, che si estinguerebbero tutte nalla fruizione
generalizzata dei doni del Padre per tutti i suoi figli.
Se uno
facesse questo, e denunciasse l’incompatibilità ontologica
fra la sequela a Dio-Amore e
la pratica del Beati gli
indefinitamente ricchi, fra il dichiararsi cristiani e il
perseguire l’accumulo e la logica di mercato - anche spiegando che la
condanna è per la condizione e non per le persone (ci possono
essere dei ricchi condivisionisti
e dei poveri capitalisti in
pectore) - si correrebbe il rischio di perdere un gran numero di
fedeli-credenti, e soprattutto quelli che hanno sul proprio conto
corrente molti sesterzi.
Meglio
restare nel generico, e lasciare il prossimo nella
tranquillità esistenziale di sentirsi a posto, e di credere di
avere ottemperato agli obblighi della propria religione. Questo
permetterà alla casta sacerdotale di acqusire credito e
onorabilità fra i galantuomini,
e permetterà a Sire
Mammona di prosperare proprio in nome di Gesù Cristo.
Per
acquisire credito,
onorabilità e benessere economico, invece di dire che la
ricchezza, il potere e la religione uccidono,
inchiodano la Verità, che la ricchezza è un negativo
strutturale, che il potere sarà positivo solo quando sarà
di tutti come la prima (la ricchezza), che la religione rientra nella
fenomenologia delle espressioni dell’egoismo, che pensa alla propria
salvezza rifiutando la realtà, che essa passa solo attraverso
l’impegno per la salvezza degli altri, ... ebbene, è molto
più facile dire che il Signore si è
suicidato per noi, che il
Padre gradisce il sacrificio del Figlio per
potersi riconciliare con coloro che glielo hanno assassinato, e che
continuano a farlo omettendo solidarietà e verità in
rapporto ai propri fratelli; che la casta ha ricevuto in eredità
le chiavi del Regno dei Cieli, per cui ha il potere di assicurare o di
negare un nostro futuro positivo per l’eternità.
I
vantaggi di questa linea pastorale sono enormi; chi li può
quantificare? E l’invenzione del
Purgatorio,
realtà probabilmente più che virtuale, dato
che i Vangeli non ne parlano affatto? È tutta
questione di immagine: sarebbe parso riprovevole assolvere e mandare
subito in
Paradiso i ricchi, date le violenze e gli oltraggi che essi mettevano
in atto ai danni delle pecore povere del gregge dei tutti-battezzati. Ecco allora l’idea
geniale: un sito che
migliora l’immagine della
casta in rapporto alla pratica della giustizia, e che permette alla
stessa di lucrare su quelle indulgenze che riducono i tempi in sala di attesa, nell’anticamera di
quel Paradiso della cui porta
essa era - ed è - custode (vedi Anno Santo). Molto meglio
e più facile ululare contro i PACS, e
proclamarsi paladini e difensori dei valori della vita e della
famiglia, piuttosto che denunciare i due cancri che sostanzialmente e
strutturalmente attentano sia alla stabilità della famiglia che
alla vita di milioni di persone nella grande favela del Sud.
La
denuncia del capitalismo
privato e del mercato
comporterebbe la
presa di distanza dagli USA e dalla cultura del Beati i ricchi; ogni
mattina bisognerebbe celebrare una liturgia anatematica (imprecare)
contro quel Bush che dialoga con Dio stesso e mette in atto guerre
preventive di aggressione per non creare problemi al livello di
benessere economico e di consumi alla parte ricca dei propri elettori;
infine emergerebbe anche la condizione di peccato dei Pastori e del
gregge dei cristiani, che sono stati fra i più acerrimi nemici
di quell’utopia della fratellanza che avrebbe
dovuto essere avvalorato proprio da loro, dai cristiani,
cioè dai testimoni del Dio-Condivisione. Molto meglio
prendersela con i PACS...
Le
conseguenze di questo atteggiamento sono
micidiali: chi si autoqualifica quale difensore della famiglia e della
vita, nella sostanza le inganna entrambe. Ma tant’è: il
verbo Amare non esiste,
esiste il suo sostituto,
il verbo Credere; basta
credere, e mangiare il pane consacrato, ed si vivrà in eterno.
Continuiamo
pure a cullarci in questo sonno di alienazione, di
ipocrisia, di falsità. Quando saremo morti e ci incammineremo
verso S. Pietro, non ci butterà in faccia la nostra ipocrisia
del proclamarci difensori della vita mentre lasciamo che ogni giorno
migliaia di bambni se la vedano negata dagli idoli benedetti dalla
casta sacerdotale, da quel capital-mercato che pone in essere il
più ignobile razzismo che possa esistere: quello della
distinzione fra la razza dei ricchi, dei vincitori, di coloro che
contano popolando il monoscopio, e quella dei poveri, dei semplici, dei
perdenti, degli invisibili, categoria subumana di falliti e di
immondizia che, tutt'al più, merita qualche spicciolo di
elemosina.
Tutto questo non
avverrà: nella valle di Josafath, lungo il
sentiero, ci sarà una freccia: “I difensori della famiglia e
della vita, se ricchi o se sacerdoti, sono esentati dall’incontro, e
sono pregati di accedere direttamente al party della Geenna”.
La verità, infatti, non può stare i bocca ai ricchi ed ai
potenti, che con la loro condizione esistenziale strutturalmente o la
negano o la bestemmiano. Essi non sono cattivi ma ciechi sulla sofferenza
di quello sterminato
popolo di poveri Lazzari che sono il frutto della pratica dell’accumulo
e del potere, e dell’ommissione di profezia di chi sorride invece di
indignarsi della violenza che il Regno deve subire. Il ricco Epulone si
troverà in compagnia di illustri ospiti, che
in vita si autoaccreditavano di servire la Verità, e invece, di
fatto, l’avevano usata per nutrire se stessi. Quel “Cibo”, tanto
importante e tanto vitale, per loro si sarà
trasformato in dura condanna.
Mario Mariotti
2
agosto 2006