La non-politica

e

la difesa della vita

Come potete ben immaginare, mi guardo dal fare lo spettatore della trasmissione di Porta a porta. Per me essa é l'archetipo della “voce del padrone” (mancano solo il cagnolino e la tromba del grammofono, reperti etruschi di antica memoria); e anche quando fra gli ospiti ci sono dei personaggi positivi, essi pure si prendono qualche estemporaneo e creativo anatema, dato che, per me, il semplice sedersi in quelle poltrone equivale allo svilimento di se stessi e della eventuale verità di cui si é portatori.

Tuttavia, pedalando fra i vari canali, quasi tutti omogenei nell'evaquazione di una cultura maligna, o per lo meno alienante, ieri sera (30-1-06) mi sono trovato davanti ai titoli di quella trasmissione, leader nella azotizzazione dei circuiti cerebrali dei telespettatori: La Chiesa non fa politica e Difesa della vita, nuova frontiera.

Per i motivi sopraddetti ho subito cambiato canale, e poi, non avendo trovato niente di buono, ho spento la TV, la cui presenza, data la sua qualità, diventa per me sempre più ingombrante, in quanto non é che apra noi stessi e il nostro spirito al mondo, ma entra nella nostra casa con l'apparenza di informarci, mentre, di fatto, cerca di introdurre in noi stessi la cultura funzionale, all'Impero, all'Oligarchia, al Tempio colluso con loro. A TV spenta, finalmente, si può pensare, si può riflettere (forse é proprio per impedire questo che le trasmissioni televisive coprono le 24 ore, e uno, a forza di ascoltare, non riflette più, non pensa con la propria testa, e fa sue le tesi, le soluzioni che il potere propone).

A TV spenta mi é venuto di pensare a quale concentrato, a quale sintesi di ipocrisia e di fariseismo si potevano equalizzare i due suddetti titoli. La Chiesa non fa politica. Perfetto! Esatto! Però c'é un minuscolo dettaglio: l'enunciato é tronco; per concluderlo, bisogna aggiungere “di sinistra”. “La chiesa non fa mai politica di sinistra”. Quando va bene, dato che in un ecosistema é impossibile non fare politica, la politica é di centro; ma il più delle volte, purtroppo, é di destra. Dio, patria e famiglia sono stati dati in appalto ai ricchi ed ai potenti, i “concordati” con gli Adolfi e i Beniti non hanno prodotto i necessari anticorpi, l'errare umano é seguito dal perseverare diabolico nel sostegno a Bush, a Berlusca, a tutti i più zelanti galoppini di sua santità il cavalier Mammona.

E che dire della nuova frontiera costituita dalla difesa della vita? Qui l'ipocri-fariseismo tracima dalla nostra stessa galassia! Dico questo perché l'enunciato parte dalle corde vocali dei ricchi e dei potenti, e da chi omette la denuncia dell'accumulo quale condizione maligna che soffoca o lascia soccombere proprio la vita. La condizione della ricchezza, infatti, contraddice strutturalmente il Dio-Amore-Condivisione, poiché é complementare all'omissione di solidarietà, la quale, se praticata, appianerebbe, estinguerebbe l'accumulo stesso. Il ricco che difende la vita é la bestemmia vivente del proprio enunciato: se difendesse la vita, condividerebbe il necessario per nutrirla, per curarla, per salvarla, e quindi si estinguerebbe in quanto ricco. Solo dopo aver fatto questo potrebbe parlare.

L'enunciato della difesa della vita può partire solo dalle corde vocali di chi ha dato retta a Giovanni Battista; ha dato la propria seconda tunica a chi mancava della prima; si é impegnato per una società strutturalmente solidale (socialismo con tenerezza, condivisione con amore).

La cosa strana é che questa nuova frontiera, la difesa della vita, é definita all'interno di una Enciclica - Dio é amore - che dovrebbe chiarire, argomentare e sostenere proprio quello che ho detto. Se uno non volesse rimanere nel generico (che non disturba nessuno), chiarirebbe subito che l'amore si concretizza nella condivisione, che quest'ultima annulla l'accumulo, e quindi che la ricchezza é un negativo che bestemmia Dio. L'estensore dell'Enciclica dovrebbe ben conoscere, e quindi rammentare al prossimo, il destino che ai ricchi epuloni riserva la Parola. Essa non dice neppure che essi sono cattivi: dice che sono ciechi sulla sofferenza del mondo, e quindi sono nella lista di attesa per il party nella Geenna.

Non sarà che lo stesso estensore, dato il proprio modo di essere e di determinarsi, che non é certo francescano, e quindi considera la cultura del necessario un accessorio e non un fondamentale della Fede, non faccia parte del popolo dei ciechi, con l'aggravante del millantato credito di autoqualificarsi  vicario di Dio in terra, e di porsi quale guida cieca che trascina i guerci nella perfetta alienazione ?

Mario Mariotti