La mancanza di un “fondamentale”

Un nuovo problema, ed uno dei più complessi da risolvere per noi (*), é quello di come fare a seguire Cristo-Paradigma nella sua arrabbiatura contro gli scribi (i sacerdoti) ed i farisei (gli intellettuali allineati al Tempio ed all'Impero) del suo tempo.

Essendo il Signore rimasto quasi del tutto incompreso, e tradotto in chiave religiosa, mentre era venuto fra noi proprio per liberarci dall'atteggiamento religioso, che impedisce di conoscere la vera natura del Padre ed esime dal trarre conseguenze dalla nostra collocazione strutturale ed esistenziale di mani di Dio, Egli - il Paradigma - si ritrova ad essere privato di una parte sostanziale del Suo messaggio. Viene a mancare un fondamentale.

Cristo, tradotto in religione, viene ritradotto in istituzione, in casta sacerdotale, in gerarchia. I sacerdoti possono imitare il Paradigma in tutto (a farlo non ci pensano neanche per sogno!), ma non trovano interlocutore quando lo devono seguire nella sua missione di coinvolgimento dei sacerdoti e degli intellettuali allineati.

Con quali sacerdoti se la possono prendere i sacerdoti, essendo essi stessi sacerdoti? Noi laici, a questo proposito ce la possiamo cavare molto meglio! Nei secoli passati, ed in certi luoghi, c'erano i sacerdoti delle altre religioni (durante il genocidio dei Serbi da parte dei Croati di Ante Pavelie, dal '41 al '44 in Croazia) i catto-fascisti massacrarono anche i sacerdoti ed i vescovi ortodossi serbi, con la benedizione di quello Stepinac recuperato agli onori degli altari a causa degli arresti domiciliari subìti da parte dei comunisti di Tito.

Ma come ci si dovrà muovere, se i sacerdoti sono tutti quanti della stessa religione? La cosa diventa impossibile ed assurda. Eppure viene a mancare un fondamentale dell'esperienza esistenziale del Signore: la critica all'atteggiamento religioso, di cui scribi e farisei sono espressione. I giudizi, le scelte, i comportamenti del paradigma con i vari interlocutori del suo tempo ci devono insegnare come muoverci nel nostro tempo. Gesù pratica la cultura del necessario, il beati i poveri per scelta; noi dovremmo fare lo stesso.

Gesù accosta tutti gli emarginati del suo tempo, per annunciare che il Padre, contrariamente a quanto dice la Legge, il Dio di Mosé, non emargina nessuno, essendo, Egli, Amore incondizionato, gratuito; noi dovremmo fare lo stesso.

Gesù accosta i ricchi come persone, ma mette chiaramente in guardia contro la condizione maligna, in quanto idolatra, della ricchezza; noi, al termine del travaglio della nostra conversione, dovremo ritrovarci più poveri di prima, praticanti la cultura del necessario, determinati a dar vita ad una società che impedisca l'accumulo privato e garantisca i servizi fondamentali in modo generalizzato ed efficiente.

Gesù perdona, e ci dice che saremo perdonati solo se sapremo perdonare. Gesù ci insegna la non-violenza che deriva da una soggettività strutturalmente solidale, che é l'unica e vera forza in grado di cambiare l'esistente in profondità e con coerenza: tutti questi sono compiti per noi, sono modelli di scelte, di giudizi, di comportamenti da mettere in atto nel qui ed ora della nostra esperienza esistenziale concreta.

Tutto questo va bene, ma, tornando al problema complesso, come imitare il Signore nella condanna dei sacerdoti e degli intellettuali allineati del nostro tempo? Gli scribi ed i farisei esistevano solo al tempo di Gesù? Certamente no.

E chi sono, oggi, gli eredi spirituali di queste due categorie che dal tempo del Signore erano tanto potenti da condizionare il potere politico? l'Impero che mettesse a tacere per sempre la voce di Colui che li etichettava razza di vipere e sepolcri imbiancati? Questi eredi ci sono tuttora, sono numerosi, prosperano e si moltiplicano.

Come potrebbero allora, i sacerdoti, prostituirsi fra loro, ed i laici fare la stessa operazione con la gerarchia e con i sacerdoti, per mettere se stessi alla sequela di Colui che condannò scribi e farisei senza eccezioni, e che ne rimase vittima non per scelta, ma per necessità? Un modo di uscire dal problema deve esserci, anche se in questo tipo di esplorazione ci si sono incamminati ancora in pochi.

La risposta più semplice potrebbe essere questa: essendo Cristo un laico, ed essendo la laicità cristiana condivisione con amore, il primo lavoro da fare sarà quello di far capire che il cristianesimo non é religione ma Criterio, che l'atteggiamento religioso, come l'allineamento intellettuale alla logica del sistema, sono due negativi dai quali il Paradigma é venuto a liberarci.

L'uomo vecchio nasce strutturalmente religioso ed é portato ad usare il potere a proprio vantaggio; l'uomo nuovo, rinato dall'Alto e funzionale alla costruzione del Regno, é colui che prende le distanze dal rapporto religioso con Dio, che é consapevole della propria condizione di tralcio della Vite, che si determina come mano di Dio vivendo una laicità fraterna, conviviale e condivisionista in rapporto al proprio prossimo, sapendo che tutti sono prossimo e che ogni vivente ha bisogno di essere custodito e curato.

Questa è la risposta più semplice, ma, purtroppo, essa é un punto d'arrivo, e allude ad un futuro talmente lontano che ci fa rabbrividire. Oggi dobbiamo fare i conti con la presenza delle religioni, dei sacerdoti, di una informazione che dà spazio solo agli intellettuali le cui esternazioni collimano con quelle di Mammona, cioè con quelle del sistema basato sul beati gli indefinitamente ricchi.

All'interno di questo esistente, le cose si complicano, perché si incontrano dei sacerdoti sostanzialmente laici e dei laici intrinsecamente sacerdoti; si trovano scribi che pagano di persona ma anche farisei in buona fede... Soggettivo e strutturale si interconnettono e si mescolano, e se ne esce a fatica. Per cercare qualche punto fermo che sia funzionale alla realizzazione del progetto futuro, del Regno, forse si riuscirà a fare un po' di luce distinguendo fra il soggettivo e lo strutturale.

Mentre nel soggettivo, fra le persone, c'è chi si serve della verità ma anche chi la serve, la Verità, nello strutturale il giudizio é netto: l'atteggiamento religioso è negativo, è una categoria dello spirito umano che nutre una concezione di Dio quale Egli non é; si tratta di quella logica dell'Alleanza dell'Antico Testamento che, quando si trova di fronte al nuovo Dio, a Gesù, lo vede come un sovversivo ed un bestemmiatore, e Lo fa assassinare su commissione.

Lo stesso giudizio negativo vale per quell'atteggiamento intellettuale che si allinea e giustifica l'esistente violento, che dà la lettura della realtà dal punto di vista dei ricchi, dei garantiti, del Sistema che pratica una schizofrenia completa fra ciò che sa essere giusto e ciò che concretamente mette in pratica nelle scelte esistenziali quotidiane:

- la ricchezza in quanto rende ciechi rispetto ai poveri Lazzari
- la religione in quanto rientra nel pio esercizio dell'egoismo umano che non pensa a costruire il Regno ma alla propria salvezza personale dopo la morte
- il servilismo all'Impero che spaccia come il miglior esistente possibile ciò che violenta orfano, vedova e straniero

Questi sono i tre negativi più micidiali secondo il giudizio di Dio, e noi siamo quelli che devono far propri i giudizi di Dio, per poi scegliere ed operare di conseguenza.

Far capire alla gente che la ricchezza é un negativo, così come le religioni che dividono ed alienano, e l'intellettualismo allineato che avvilisce é un compito direi impossibile. Se non fosse che per questo progetto il Verbo si é fatto carne ed ha abitato fra noi, direi che qui si cade nella schietta utopìa.

Però il Signore non può essersi sbagliato. Il compito sarà quasi impossibile, ma noi dobbiamo rimboccarci le maniche e fare come se l'impossibile fosse il possibile incluso nel futuro di Dio. Forse, a ben pensarci, questo impossibile é già di coloro che amano, servono e condividono esiste già, la laicità fraterna e solidale é già praticata trasversalmente e a tutte le religioni.

Si tratta di saperla leggere, di farla propria, di coscientizzare il prossimo della realtà che lo Spirito é ed opera attraverso di noi se e quando amiamo, serviamo e condividiamo il necessario alla vita.

Inoltre esistono anche sacerdoti sostanzialmente laici che lavorano per far superare l'atteggiamento religioso ed entrare nella logica dell'Incarnazione, nella testimonianza di una laicità fraterna e condivisionista. Questi ultimi sono importantissimi, perché le pecore-laiche non giudicano da sole, come vorrebbe il Signore, ma hanno bisogno, purtroppo, dell’avallo dei sacerdoti per mettere in discussione il sacerdozio religioso, la condizione dello scriba.

Ricchezza, religione e servilismo dell'intelligenza al potere sono i tre peccati dai quali liberarci, per poter a nostra volta liberare. Abbiamo così definito sia il dove siamo che il dove dobbiamo andare.

Mario Mariotti

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(*) complesso perché tutti noi, chi più e chi meno, siamo impastati di cultura religiosa, la quale é probabile che faccia parte della naturalità egocentrica ed egoistica del bipede umano