Il
Dio in noi
Al tempo di
Melchisedek, re e sommo sacerdote, si era arrivati al
concetto del Dio altissimo, che gradiva il sangue degli agnelli, che si
compiaceva di mettere alla prova Abramo con un comando assurdo, che si
faceva rappresentare dal re
e sommo sacerdote, il quale incassava le decime da coloro che il Dio
altissimo aveva aiutato su sua indicazione. Appropriazione
indebita, aggravata e continuata, dal concetto di Dio,
millantato credito del proprio potere su di lui.
Passati i secoli, pian piano si è andato affinando anche il
concetto di Dio. Ci si rendeva conto che il Dio altissimo,
nonostante le dichiarazioni dei suoi sacerdoti e profeti, non
difendeva affatto l’orfano, la vedova e lo straniero, non abbassava
i potenti e non innalzava gli umili, non ci pensava assolutamente a
rimandare i ricchi a mani vuote, e così la riflessione teologica
cominciò ad elaborare il passaggio dal Dio altissimo
all’Emanuele Dio-con-noi, ad
un Dio più vicino all’uomo, e
meno simile ai ricchi e ai potenti di ogni tempo.
Questo Emanuele Dio-con-noi
avrebbe dovuto fare quello che diceva il
Magnificat: presentandosi come Salvatore e Liberatore, avrebbe
dovuto liberarci da ingiustizia, sfruttamento, oppressione, violenza
che gli umili subiscono da quando l’ominide è sceso
dall’albero e si è messo a camminare in postura eretta. L' Emanuele, alla prova dei fatti, non
ha funzionato: venendo presentato come Salvatore, si trovava subissato
di
preghiere, e delegato a risolvere tutti i problemi che la
soggettività maligna dei credenti sistematicamente generava; poi
finiva col venire accalappiato proprio da quei
ricchi e da quei potenti che dichiaravano con la certificazione
della casta sacerdotale, da essi foraggiata di averlo Dio dalla loro
parte, di averlo come alleato nelle proprie strategie per acquisire
sempre più ricchezza e sempre più potere.
L’Emanuele allora diventava
l’emanuele dei ricchi e dei potenti, e
finiva, di fatto col rifluire nella concezione alienata ed alienante
del Dio altissimo, alleato con Abram, alleato con i propri eletti,
impegnato ad aiutarli a danno dei loro nemici, garante della
credibilità e dell’autorità dei propri sacerdoti. Questa
transsustaziazione dell’Emanuele
nel Dio altissimo, infatti, è
un miracolo dalla durata secolare, ed arriva fin dentro i
nostri giorni. Il Dio-con-noi
di Htler, la qualifica di “uomo della
Provvidenza” conferita a capi e capetti, l’autorità morale di
chi giura sulla Bibbia e dichiara di avere Dio dalla sua parte, stanno
a dimostrare una perversione, le cui micidiali conseguenze hanno
pagate e le stanno pagando coloro che ostacolano i progetti
dell’Impero, benedetto e garantito dal Tempio. Occorre ridefinire un
concetto di Dio che superi
le qualità sia dell’Altisssimo
che dell’Emanuele.
Il Dio di Gesù non è né altissimo né
emanuele: Egli è un Dio in noi,
una Trascendenza
immanente a noi stessi, e una Presenza che diventa efficace ed
operativa in noi, ma non alle nostre condizioni, bensì alle Sue
condizioni. E queste condizioni sono estrema semplici
da capire, ma molto difficili da praticare: sono l’amare
tutti e il condividere con gli ultimi: quando
amiamo, serviamo, lavoriamo per gli altri e condividiamo, è lo
spirito, è l’unico Spirito-Amore che opera attraverso di noi,
che si materializza nella concretezza della nostra esperienza
quotidiana, senza che ne siamo consapevoli; è la
Trascendenza che entra nell’immanenza, nell’esistenza, e trasforma il
creato, ancora saturo di violenza e di sofferenza, nella direzione del
Regno, di questo nostro ancora terribile mondo, trasformato secondo
Amore, pieno della serenità e della dolcezza dell’Amore
incarnato.
Questo meccanismo, questa realtà dell’unico Spirito che opera
attraverso i tralci, attraverso di noi, e porta frutto a tutti i
viventi, se e quando noi stessi amiamo e condividiamo, è di
natura strutturale, è in atto che sia che lo sappiamo e sia che
lo ignoriamo. La mia esperienza è più vicina alla seconda
che alla prima ipotesi, ed essa trova conferma nella generalizzazione
di luoghi e dei tempi del fenomeno.
In tutte le culture, all’interno o all’esterno di ogni religione, nelle
dimensioni della laicità e anche dell’ateismo, quando ci si
pone in rapporto positivo con l’affamato e l’assetato, siano essi
persone o animali, lì è presente lo Spirito, lì
c’è Lui che opera con le nostre
mani, che entra nell’esistenza, toglie sofferenza, porta il necessario
e la gioia. Questo concetto è molto
importante, perché mette in crisi la versione religiosa del
rapporto dell’uomo con Dio, e mette in crisi soprattutto la casta
sacerdotale, che vuole spacciarsi come custode e quindi depositaria
dell’unica Verità.
Le varie chiese e religioni, ognuna delle quali si
autodefinisce unico luogo di salvezza, si pongono come elemento di
divisione, e quindi di ostacolo al
progetto dell’Incarnazione in vista della costruzione del Regno. La
vera Chiesa secondo lo Spirito, trasversale ad ogni religione, popolo e
cultura, è il popolo laico di coloro che amano, che fanno agli
altri quello che vorrebbero ricevere da loro, che saziano
l’affamato e l’assetato, che concretizzano la cultura del
necessario e praticano la condivisione con amore.
Vorrei trovare un neologismo per definire il concetto-messaggio che
Dio non è con noi, ma
è in noi: il riuscire
ad interiorizzare la realtà che il Signore è laico in noi
laici, ed entra nell’esistenza diventando operativo solo se e quando
noi
amiamo e condividiamo, sarebbe di un’importanza estrema e ci
libererebbe dalla religione, che inverte il flusso dello Spirito (dal
frutto al tralcio alla vite), e ci responsabilizzeremmo sulla nostra
condizione di mani di Dio.
Questo Dio è padre e non vuole che noi andiamo in esaurimento
nervoso pensando alla complessità della Trinità; si
è determinato come Figlio per indicarci il modello dei giudizi,
delle scelte e dei comportamenti da seguire, ma lo Spirito è
uno, unico, ed è Padre che ci ama e vuole farci sapere che
è in noi, che l’unico Spirito è in noi, che noi siamo Suo
corpo potenziale, che noi siamo la porta della Sua esistenza ed
operatività nella concretezza storica, a condizione e nel
momento in cui amiamo e condividiamo.
Se cominceremo a capire questo, il Regno troverà dei nuovi
operai e la costruzione andrà avanti, e il Dio-con-noi,
attraverso di noi, riuscirà alla fine a saziare ogni vivente.
Mario
Mariotti
3 gennaio 2008