Bookmark and Share    
 

Dio creduto o Dio vissuto?
 

E' da più di trent'anni che non mi accosto al sacramento dell'Eucarestia. I motivi di questa mia scelta sono stati diversi, e testimoniano il mio percorso per arrivare a definire quello che penso e credo oggi. Prima vivevo la prassi del buon cattolico cui é stata insegnata la preminente importanza del verbo credere, e, in subordine, quella dei verbi amare e condividere. Nella mia esperienza esistenziale, però, ho cominciato ad incontrare e ad intrattenermi con i due ospiti-maestri del mio spirito: gli ultimi, i viventi in difficoltà, del Sud e del Nord, e allora, pian piano, si sono definiti i motivi del mio rifiuto del sacramento dell’Eucarestia inteso nell'accezione cattolica, nell’accezione che mi era stata insegnata e che vedevo contraddetta dalla realtà.

La prima contraddizione di cui ho maturato la consapevolezza - e che mi ha spinto a non accostarmi al sacramento - é stata questa: il Signore si fa pane per noi e dice a noi di fare altrettanto. Questo é impossibile per noi in quanto ricchi (il nostro Paese é fra i primi dieci nella graduatoria dei più ricchi) e il ricco é tale perché non condivide, perché non si fa pane per gli altri, e la sua condizione é segno non solo di questo, ma anche della realtà che noi abbiamo fatto, dei poveri, pane per noi. Per questo, a livello oggettivo, strutturale, la Chiesa del Nord, ricco e cristiano, non é in condizione di accostarsi all'Eucarestia, perché fa, del Sud, eucarestia per se stessa. Inoltre, all'interno della stessa assemblea domenicale, la presenza contemporanea dei ricchi e dei poveri é il segno visibile della non-Eucarestia, della non-condivisione fra noi, per cui la parte ricca é "bestemmia" dell'Eucarestia.

In seguito, poi, man mano che imparavo a leggere la realtà con gli occhi dei miei ospiti-maestri, i motivi per la mia non-comunione si sono moltiplicati, ed ora provo a farne l'elenco. Siccome, per me, i tre cancri sono il capitalismo privato, il mercato e la competizione, e siccome per i preti non lo sono, ed essi finiscono col fare del Signore lo sponsor dei tre cancri, ecco un secondo motivo per la mia non-comunione con loro. Ed eccone altri, di motivi. Siccome il fare la comunione dovrebbe significare, anche, essere in comunione con coloro che si accostano alla comunione, ed io non mi sento affatto in comunione ieri con i professionisti della politica, e siccome nella fila che va verso l'altare é presente un interclassismo assurdo e blasfemo, se a fare la comunione ci andavano loro, mi é sembrato assurdo andare anch'io.

Ancora: man mano che la mia riflessione mi portava dalla teologia all'etica, mi sono trovato anche in non-comunione col senso che i sacerdoti danno all’Eucarestia: frutto del miracolo della transustanziazione e sacrificio dell'Agnello che toglie i peccati del mondo. Io ad un certo punto non ho più creduto al miracolo, ho trovato assurdo che la casta sacerdotale potesse autoattribuirsi il potere di rendere presente e quindi di poter dominare Dio stesso, e poi non ho trovato e non trovo giusto che uno debba pagare per tutti. Per me il messaggio del Signore sta all'opposto: ognuno deve pagare di persona come ha fatto Lui; non c'é peccato contro Dio ma c'é il male che noi facciamo al prossimo, agli altri viventi; ed é l'incarnazione dell'Amore da parte nostra a rimuovere il male del mondo. Ancora: io ho maturato che c'é contraddizione fra la prima e la seconda parte della Messa, credo che la prima, la liturgia della Parola, sia la sola ad essere in linea col progetto del Signore: la Parola viene mandata, noi dobbiamo incarnarla e trasformare la nostra realtà, ingiusta e violenta, che la contraddice, secondo i messaggi della Parola stessa; e questo in funzione della costruzione del Regno, questo nostro mondo trasformato secondo Amore.

La seconda parte, la liturgia eucaristica, per me é ancora Antico Testamento, é sacrificio di Uno che paga per tutti, é appropriazione indebita dei meriti dell'Agnello per appianare il nostro contenzioso col Padre, dovuto al fatto che il nostro rapporto con gli altri viventi non é pulito, é negativo, direttamente, o per omissione, o per indifferenza. Anche tutto questo mi ha portato al rifiuto dell'Eucarestia.

Infine, per arrivare ad una sintesi, operato il passaggio dalla visione religiosa della Parola alla consapevolezza di essere noi stessi il “corpus Domini”; vissuta la rivoluzione copernicana dal considerare Dio da una parte, noi dall'altra, e in mezzo i sacerdoti, al considerare noi stessi mani di Lui, necessarie a Lui per fare arrivare a noi il Suo amore per noi, ecco l'Eucarestia come sacramento magico, che permette, a chi crede, di vivere in eterno; ecco che si entra nella consapevolezza del nostro "essere Eucarestia", corpo e sangue del Signore, se e quando - solo "se e quando" - amiamo, serviamo e condividiamo.

Essendo, inoltre, i nostri, sacerdoti di un Dio che é stato assassinato dai sacerdoti perché voleva liberarci proprio da loro, la stessa "rivoluzione copernicana" maturata nel mio profondo mi fa vedere, nei sacerdoti, la contraddizione del progetto di Dio per noi manifestatoci dall'incarnazione del laico Gesù: il sacerdozio non ha ragione di sussistere, siamo tutti sacerdoti che devono trasferire la sacralità da Dio all'uomo; il determinante é il nostro rapporto positivo con l'affamato e l'assetato, con tutte le creature che accostiamo, perché l'incarnazione dell'amore di Dio passa solo attraverso di noi. É per questo che il messaggio ultimo del Signore é che ci dobbiamo amare fra noi come Lui ci ha amato.

Mentre pian piano avveniva questa mia conversione dall'Eucarestia alla non-Eucarestia, si materializzava quella alla cultura del necessario, la quale a sua volta determinava la pratica della "condivisione con amore", resa possibile dalle risorse che eccedevano il necessario. Oggi mi ritrovo ad essere contento per l'incontro con i miei due ospiti-maestri, i viventi in difficoltà e gli ultimi, comprese le bestioline che mi hanno fatto aprire agli occhi. Sono indignato per essere stato fuorviato, da piccolo, dalla religione, da cui é difficilissimo liberarsi, e mai lo si é fatto una volta per tutte; e sono indignatissimo perché i frutti della Parola, degradata in religione da molti sacerdoti, permettono l'accadere di fenomeni orrendi, quali il credersi cristiani e, contemporaneamente,  sostenere il "beati i ricchi", "i nostri soldi a noi", mentre orfano, vedova e straniero, una volta usati, vengono rispediti in fretta a casa loro.

Dato che Dio va incarnato per farlo esistere nell'immanenza di questo mondo, e dato che per incarnarlo bisogna viverlo, forse io adesso vivo Dio senza conoscerlo, e la mia indignazione é un atomo della Sua, che si vede usato per ingrassare mammona. Il mio "farmi pane per gli altri" é un atomo di Lui che si realizza e vive.

Mario Mariotti

si veda anche: www.padrebergamaschi.com/Mariotti/rivisitazione.html

16.6.2010