Da luogo a tempo, da lassù a quaggiù
La Messa é
il nucleo centrale della fede cristiana. Se proviamo a formalizzarne la
sintesi del significato, ecco cosa esce: nella prima parte viene
"missa", viene mandata la Parola, e noi siamo i destinatari che si
devono impegnare, una volta usciti dalla chiesa, a trasformare il mondo
secondo la Parola stessa, per concludere la creazione, oggi ancora in
atto, nel Regno, nel mondo secondo Dio. Nella seconda parte ci viene
insegnato come dobbiamo fare: facendo di
noi stessi, come ha fatto il Signore con noi, pane e vino, cioè
il necessario e la gioia per gli altri viventi. Stop, tutto qui. Quanto
può venire aggiunto, e che sempre viene
aggiunto, non aggiunge, ma toglie senso e chiarezza a questo
messaggio-progetto, che sembra semplice, ma é di una
difficoltà estrema ad essere realizzato, data la nostra
naturalità egoistica e religiosa insieme.
Se noi, invece, continuiamo a parlare di offertorio della Vittima, di
consacrazione per rendere presente la Vittima, di comunione come
consumo della Vittima, che toglie ì nostri peccati dal mondo, ci
rimette in amicizia con Dio e ci salva l'anima per la vita eterna, il
fatto é molto semplice: siamo ancora, anche senza rendercene
conto, nella logica dell'Antico Testamento, stiamo gestendo il Dio di
Gesù nei termini del Dio di Mosé, e quest'uItimo è
agli antipodi del Primo. Tutta la Bibbia, in sintesi, è un
racconto che evidenzia la
necessità di questa conversione dal Dio religioso al Dio di
Gesù, e questo non è certo un passaggio indolore, dato
che i custodi della Legge, cioè i sacerdoti del Dio di
Mosé, sono quelli che fanno assassinare il Signore perché
parla di un Dio padre buono che dedica il Sabato alI’uomo stesso, e
quindi, per loro, sta, bestemmiando.
Se noi rifiutiamo, questa conversione, questo passaggio dalla religione
all'Incarnazione, dal Dio onnipotente dell' Alleanza al Dio-con-noi di
cui noi siamo il corpo, tutto, anche il male del mondo, resta
volontà seppur misteriosa di Dio; questo mondo resta un periodo
di prova, e il caos che c'é é appunto per metterci alla
prova; noi ci ritroviamo in un Tempio collaterale all'Impero, e
trasformiamo il cristianesimo, messaggio sulla necessità di
Incarnazione, in una terapia psichica consolatoria, che ci lascia nella
più perfetta, ma dagli effetti micidiali, alienazione. Penso
alle povere vittime dello sterminio nazista degli Ebrei, che entravano
nelle camere a gas di Auschwitz mentre probabilmente recitavano il
salmo: il Signore é il mio pastore, e non manco di nulla.
Proviamo, proseguendo nella riflessione, ad approfondire il concetto di
Dio quale Emanuele, quale Dio-con-noi.
Anche il Tempio e l'Impero
dicono che Dio é con loro, ma essi vedono in Lui
un'Alterità che si allea con loro, che li protegge, che li
arricchisce, che li salva dai loro nemici, che li aiuta ad imporsi sui
nemici stessi. Ecco il Dio con noi
di Hitler e di Bush, ecco gli
uomini della provvidenza che portano la civiltà in Etiopia e in
Libia massacrando il prossimo con il gas, ecco, da parte dell'uomo,
l'uso di Dio contro l'uomo.
La logica dell'Incarnazione, invece, é del tutto diversa: Dio
non é un'Alterità fuori di noi, é uno Spirito di
cui, nella nostra libertà, possiamo scegliere di essere corpo.
Dio ha bisogno di corpo per entrare nella Vita, che é Spirito
col corpo; l' Amore, lo Spirito-Amore, prende corpo nell' Amare, nel
nostro amare, ed ecco allora prendere vita l'Amore nel mondo, prendere
vita la Verità, prendere vita ed operatività la
Giustizia, l'Uguaglianza, la Solidarietà, la Condivisione e via
di seguito. Ed ecco la trasformazione di questo nostro mondo secondo
Amore, processo che si concluderà nel Regno, nel mondo
dell’Amore tutto compiuto in tutti. Io credo che Gesù sia venuto
da noi anche per dirci che Dio non
deve essere lasciato nella trascendenza, nel Regno dei Cieli, il quale
Regno, venendo formalizzato come un luogo, si ritrova ad essere un
luogo che non può essere localizzato in nessun luogo.
Il mondo non ha bisogno di Dio nell'alto dei cieli: siamo noi a
metterlo lassù quando viviamo con Lui un rapporto religioso,
perché tale rapporto fa comodo al nostro egoismo. Ne facciamo
un'Entità onnipotente, cerchiamo di tenercela buona, deleghiamo
a Lei il compito di rimuovere il male generato dalla pratica del nostro
egoismo, abbiamo la presunzione di conoscerlo, di poterci alleare con
Lui e di averlo al fianco nel nostro pio esercizio di ricerca di
ricchezza, di potere e di piacere.
E poi facciamo ancora di peggio: sfruttiamo il Suo amore per noi,
quando si incarna Glielo inchiodiamo ad una croce, trasformiamo
questo omicidio in un suicidio della Vittima, dell'Agnello di Dio che
toglie i peccati del mondo, poi usiamo i Suoi meriti come carta di
credito per aver condonati i nostri peccati, cioè il male che
facciamo ai danni di altri viventi. A ben pensarci, non era
facile mettere a punto una logica tanto maligna. Gesù é
venuto per liberarci da tutto questo, ma noi continuiamo ad usarlo per
mandare avanti tutto questo.
Se provassimo, invece e finalmente, a convertirci al Dio di
Gesù, a pensare al Regno dei cieli non come ad un luogo, ma ad
un tempo, cioè al futuro di questo nostro mondo secondo il
progetto di Dio, finalmente potremmo scegliere di essere noi il corpo
dell'Emanuele, vivremmo il nostro rapporto laico con gli altri viventi
secondo Amore, daremmo vita al servizio, al lavoro onesto e
professionale per gli altri, alla condivisione dei frutti dei nostri
talenti personali, alla ricerca per debellare le malattie ancora
incurabili, a quella per togliere il dolore, a quella per una morte
serena e dignitosa, a quella per mettere a punto una cultura che
permetta a tutti i viventi di sussistere senza recare dolore.
Non si può continuare a concepire un Dio lassù, buono e
onnipotente, con le caratteristiche di un'Entità antropomorfa
che esercita la Sua volontà in modo misterioso e vuole essere
adorato, ringraziato, pregato e placato attraverso il sangue di vittime
innocenti! Come facciamo a non renderci conto di come sia meschina e
deviante questa nostra immagine di Dio che noi Gli appioppiamo addosso?
Dato che Dio é padre, e che é il creatore anche degli
agnelli, come farà a placarsi se Gli assassiniamo il Figlio e
Gli sgozziamo gli agnelli?
Quand'é l'ultima volta che è arrivato un po’ di ossigeno
nei neuroni del nostro cervello, se quest’ultimo è riuscito a
crearsi un Dio fatto in questo assurdo e crudelissimo modo? Gesù
dice che chi ha visto Lui, ha visto il Padre. E come può essere
allora il Padre, che non é lassù, ma é
quaggiù come una cosa sola col Figlio? Se Dio é
l'Emanuele, il Dio-con-noi,
noi siamo quaggiù, ed anche Lui
é quaggiù. Non é forse amore incondizionato,
accoglienza degli emarginati,
perdono, misericordia, dolcezza, pazienza, essenzialità,
condivisione, sensibilità, tenerezza? Certo che é tutte
queste cose, e anche di più; ma nel contempo esse costituiscono,
sono un paradigma, un modello per noi, ed hanno bisogno di noi per
prendere, per riprendere corpo nella quotidianità della nostra
esperienza concreta, e per continuare a lavorare nella costruzione del
Regno.
Lassù e quaggiù sono due avverbi di luogo che ci
impediscono di capire: l'impegno, l'incarnazione dell'Amore e della
Condivisione é laica, si gioca quaggiù, e lassù
non é un luogo, é il futuro del quaggiù costruito
secondo Amore. E a costruirlo tocca a noi, e siamo noi a dover fare il
salto dalla teologia, dello studio di Dio, all'etica, alla costruzione
del mondo secondo Dio-Amore, costruzione che passa attraverso il
rapporto laico con gli altri viventi, caratterizzato secondo la cultura
del necessario e la condivisione con amore.
Forza uomo, smettila di credere, costruisci Dio, rendilo operativo
togliendo sofferenza e portando il necessario e la gioia agli altri
viventi, i minimi inclusi. E poi la dilatazione dell'Amore non deve
trovare confini: ci sono i piccini della grande Favela del Sud, ci sono
i viventi in difficoltà per i limiti della materia imperfetta e
incompiuta al Sud ed al Nord, c'é la crudeltà degli
uomini e del creato verso le bestioline, che sono, esse pure,
oggettivazioni straordinarie del Dio della Vita.
L'uccellino nato difettoso nella nidiata pigola pigola, ma la mamma lo
emargina e non gli dà più da mangiare. Può, quel
pigolio sempre più debole, lasciare indifferente il Dio dei
viventi? E come farà il Creatore anche di quel piccino che
pigola, a fargli arrivare il Suo amore? Chi risponderà
poi della sofferenza, della tristezza, delle occasioni perdute,
dell'originalità e della bellezza che avvizziscono, si sfaldano
e scompaiono nello sterminato oceano del nulla?
C'é un enorme bisogno di Dio, ma ce n'é bisogno
quaggiù, ed é quaggiù che devono prendere corpo la
Giustizia, la Solidarietà, la Condivisione. Non possiamo
lasciare Dio, i Valori, senza vita; dobbiamo comunicargli la vita, la
nostra vita. Così Dio sarà in noi,
e il nostro "sì" Gli permetterà di fare nuove tutte le
cose, e, prima o poi, anche il piccino del nido, il gattino
incontinente e la merlina mezzo-becco troveranno la loro tenerezza e la
loro consolazione, assieme al piccino dell'uomo e a tutti i viventi.
Allora nessuno metterà confini all'Amore incarnato, e Dio
sarà tutto in tutti.
Mario Mariotti
24 aprile 2007