Custodi della Rivelazione = padroni di Dio?
 

Se c'é un atteggiamento negativo, antievangelico e pericoloso, é quello del sentirsi custodi della Rivelazione, possessori della Verità, come se la Verità stessa fosse una realtà già del tutto definibile, comprensibile, conclusa.

Concependo la Verità e la Rivelazione in questo modo, la custodia si deforma in possesso, e il sentirsi padroni della Verità porta a delle conseguenze disastrose, come dimostra tutta la storia dell'umanità, piena zeppa di porcherie, di violenze, di prevaricazioni messe in atto da coloro che si ritenevano essere nel giusto, essere nella Verità, e quindi avendo anche Dio dalla loro parte. Proviamo a riflettere sulle cause della negatività del fenomeno.

Il sentirsi custodi della Rivelazione (penso alla Chiesa cattolica, alla Sposa dell'Agnello che non sbaglia mai, ma, probabilmente anche altre religioni saranno contaminate da questo negativo), porta strutturalmente, sebbene inconsapevolmente, a sentirsi anche possessori, e quindi anche padroni. Il sentirsi padroni della Verità sfocia a sua volta in un atteggiamento di presunzione che porta a cristallizzare la Verità stessa, e quindi a soffocarla.

Siccome la Verità è da Dio, e in un certo senso é Dio stesso, é possibile presumere di essere custodi e perciò anche padroni di Dio stesso? Non balza evidente che ci si trova davanti ad un assurdo? La Verità, infatti, mentre da un lato é assoluta in sé, dall'altro è esposta, deve sottostare al livello di comprensione degli uomini, che è sempre relativo, e quindi graduale. La nostra comprensione, come la nostra incarnazione dello Spirito, é sempre relativa. I Vangeli stessi non sono registrazione oggettiva, meccanica della Parola, ma formalizzazioni della stessa da parte di persone che la vedevano con le lenti a contatto della propria cultura; questo a sua volta strutturalmente includeva (come include sempre) dei grossi limiti relativi alla condizione umana.

Ognuno di noi, se pensa alla propria vita, si accorge della presenza di questa gradualità, per cui si rende conto che la vita stessa è un'esperienza di educazione permanente, la quale é estremamente necessaria per non essere recidivi nelle "cavolate" che di volta in volta facciamo pensando in quel momento che siano le cose giuste da fare. Il sentirsi poi custodi, e di fatto padroni, della Verità comporta anche un elemento negativo che é strutturale al possesso. Oltre a rendere se stessi delle guide cieche che conducono i guerci alla cecità, i custodi-padroni finiscono, mentre dichiarano di servirLa, col nutrirsi della Verità, in modo che da Essa traggono onorabilità, potere ed anche ricchezza.

Questa simulazione di iene che si mascherano da agnelli sostanzia quella condizione di ipocrisia che metteva il Signore stesso in tentazione di cedere al peccato capitale dell'ira (Gesù si sfogava contro gli scribi e i farisei, custodi-padroni della Legge, come poteva, qualificandoli razza di vipere, sepolcri imbiancati, ecc.)

Ma torniamo a riflettere sulla gradualità nella comprensione della Verità. Io, ad esempio ho impiegato un'enormità di tempo, quasi una vita, per arrivare a capire l'ambiguità della Messa così come viene generalmente gestita. Mentre la prima parte, la liturgia della Parola, rimanda alla logica dell'Incarnazione, dato che ad essere missa, mandata, é la Parola (e noi dobbiamo incarnarLa per trasformare la realtà esterna alla chiesa secondo le indicazioni della Parola stessa), la seconda parte purtroppo ricade nella logica religiosa dell'Alleanza, dell'Agnello che toglie i peccati del mondo, del sacrificio per placare l'Altissimo: offertorio della Vittima, consacrazione, consumo della Vittima nella comunione. Posto che, sulla parola di Gesù, noi sappiamo che Dio é Padre, secondo voi può far piacere ad un padre che il proprio figlio sia la vittima del sacrificio, e che noi consumiamo la vittima per averne dei vantaggi, nell'al di qua, e nell'al di là?

Non ci siamo proprio! Gesù non si é suicidato per far piacere al Padre e per riconciliarlo con noi. É il mondo contaminato dall'egoismo, dalla sequela agli idoli del potere, della ricchezza, del piacere che crocifigge l'Incarnazione dell'amore del Padre per le sue creature, cioè Gesù. Potrà mai, il Padre stesso, volere la sofferenza di un Figlio per riconciliarsi con gli altri suoi figli?

Un Padre non può volere, ma deve subìre l'assassinio del Figlio, e lo subisce facendo risorgere con Lui il Suo amore per noi; e lo subisce per farci capire come deve essere la nostra vita, i nostri giudizi, le nostre scelte, i nostri comportamenti se vogliamo completare la creazione secondo Amore. Gesù quindi non é Agnello, é Paradigma, ed é l'unica via (l'Amore incarnato da noi) per trasformare questo Creato, ancora ostaggio della violenza e della sofferenza, nel Regno dell'Amore compiuto.

Secondo me é una fantasia anche quella di un Dio che richiederebbe ad Abramo il sacrificio estremo ed immotivato di Isacco: non credo che il Padre farebbe questo scherzo da infarto a nessuno, neppure al più antipatico dei suoi figli (il Padre lascierebbe pascolare in pace anche il montone). Niente Agnello, quindi; é ora di capire che va spezzata la logica del sacrificio ed interiorizzata quella del Paradigma, quella dell'incarnazione del Verbo attraverso di noi. E la stessa Eucarestia, per superare il concetto del consumo della Vittima, va intesa e ridefinita nel farsi Eucaristia, il che é un compito, come fu del Signore, oggi, qui, per ognuno di noi.

Ci siamo mai chiesti perché un Evangelista non nomina l'istituzione dell'Eucarestia mentre ne vuol far emergere lo Spirito, quello del servizio gratuito agli altri viventi, con la lavanda dei piedi? Che fine fa, qui, la trans-sustanziazione? Non sarà allora arrivato il momento di piantarla di fare i farisei e di pensare di essere i custodi-padroni della Verità? Mentre Essa é assoluta, la nostra ricerca di Lei, essendo la nostra capacità di comprensione sempre relativa, deve continuare, é necessaria, e questa ricerca si estinguerà solo quando sfoceremo nel Regno, nel mondo dell'Amore tutto compiuto in tutti.

Oggi non é fondamentale la custodia di uno Spirito che non può essere posseduto ma che può solo possederci; il fondamentale é, per rendere presente ed operativo lo Spirito stesso, il nostro impegno a farci pane per gli altri. La ricerca, poi, ne può approfondire le modalità e far progredire la coerenza, nella consapevolezza della provvisorietà dei risultati, della necessità che il servizio alla Verità include strutturalmente il sacrificio di se stessi, cioè la croce.

Per concludere, vorrei dire che una tappa importante di questa ricerca potrebbe essere la calibrazione di una nuova liturgia della Messa, che riconduca la seconda parte nello Spirito della prima. Il momento della comunione, ad esempio, potrebbe venir riformalizzato in questo modo: tutti i presenti si scambiano il pane, come segno che ognuno si impegna a mettersi al servizio degli altri e a condividere con loro, e con tutti, il necessario alla vita.

E questo nella consapevolezza laica che tutti sono prossimo, che la laicità fraterna e solidale é il frutto dell'incarnazione dello Spirito, che la vera Chiesa, trasversale a tutte le religioni e a tutte le culture, é il popolo di coloro che vivono del necessario, lavorano per gli altri, amano, servono e condividono, in quella dimensione laica che vede nel rapporto positivo con gli altri viventi il fondamentale evangelico per la costruzione del Regno.


Mario Mariotti