La croce e il Crocifisso
Uno
dei tanti motivi che indurranno Belzebove
a portare verso
l'alto il termostato delle caldaie infernali quando ci vedrà
piombare, ghermiti da “compagna morte”, nel liquame
predisposto per i farisei-ipocriti, è quello
costituito dal modo con cui abbiamo travisato, prostituito ed
annullato il significato dirompente del segno del crocifisso.
La croce
era lo strumento di esecuzione della condanna a morte per i delinquenti
politici, era un patibolo. Nel caso di nostro Signore, il potere
politico dei Romani si era adeguato alla volontà del potere
religioso dei sacerdoti del Dio di Mosè, che volevano a tutti i
costi mettere a tacere Colui che li smascherava come iene della
Verità, annunciando che il sabato è per l'Uomo, e non
viceversa.
Il
Crocifisso, l'Uomo appeso alla croce, il condannato a morte,
è allora la vittima del potere religioso e del potere politico,
che a
quel tempo, come in ogni altro tempo, erano interconnessi.
Gesù non è un suicida che fa il miracolo di
autoinchiodarsi sulla croce, per adeguarsi alla volontà del
Padre (questa è una terribile bestemmia). Egli viene assassinato
in quel modo crudele e straziante per volontà di sacerdoti
che traevano il loro prestigio, potere e ricchezza,
dalla strumentizzazione della Verità, da loro tradotta nel
Dio di Mosè, nel Dio dell'Alleanza, di cui si
autoqualificavano come mediatori.
Cosa significa tutto questo intricato
discorso?
Che
essere seguaci del Crocifisso comporterebbe, nella sostanza, essere
seguaci di Colui che aveva contrastato e denunciato, e che ci
voleva liberare dal potere religioso e dal potere politico, di quel
tempo e di ogni altro tempo.
Che l’incarnazione
dell’Amore rimane vittima della religione e del potere.
Che Gesù
non muore per la volontà del Padre, ma per la cattiveria degli
uomini, capaci di inchiodare la Verità per servire i veri idoli:
la ricchezza, il potere e il piacere, da essi ammantati anche sotto le
forme ipocrite della religione.
Che il
Crocifisso è il paradigma di Colui che denuncia
la religione e il potere quali condizioni maligne.
Che Gesù vuole liberarci
dalle religioni, veri ostacoli alla costruzione
del Regno.
Che possiamo essere liberati solo attraverso la
non-violenza, la conversione dell'intimo di noi stessi all'amore ed
alla condivisione.
I cristiani seguaci del Paradigma dovrebbero
tradurre nella concretezza storica questa proposta, questo messaggio
non-violento, questa spiritualità che - se non viene
materializzata nel quotidiano della esperienza, bensì nascosta
dietro le preghiere e le liturgie, - ci pone nella
categoria dei farisei-ipocriti destinati alla
Geenna, per riequilibrare tutta la
sofferenza indotta a danno degli ultimi, l'uso dei sacramenti,
per coprire la nostra sostanza maligna.
Vi sembra questa la lettura che i cristiani
danno del significato-messaggio del Crocifisso, e della propria sequela
a Colui che ha accettato di subire il proprio assassinio pur di aprire
gli occhi agli uomini sulla negatività della logica religiosa e
del potere di un mondo che è succube di Mammona? Direi
di no, che siamo all’opposto:
Gesù non
è altro che
un suicida.
Il suo
assassinio è volontà del Padre che
delega l'incarico a quei benemeriti dei sacerdoti, che starebbero
ubbidendo a Lui.
Questo tipo di
operazione violenta sarebbe finalizzata
alla costruzione di un capitale inestinguibile di Grazia, di amicizia
di Dio per noi, da usare per ripristinare un rapporto positivo fra il
Creatore e le proprie creature, quando esse praticano l'hobby,
aggravato e continuato, di compiere ingiustizia e di infliggere dolore
al prossimo ed alle altre creature dell'ecosistema.
Ecco il
Profeta della laicità fraterna e solidale, che deve fare
di se stessa il necessario e la gioia per gli altri viventi,
trasformato nell'Agnello che paga per i peccati di tutti, e che ci
mette tranquilli nella nostra alienazione religiosa, perché Lui
ci ha già, una volta per tutte, salvati.
Ecco il simbolo
dell’assassinato dalla religione trasformato esso stesso in religione,
ed usato per acquisire ed imporre potere.
Siamo all'interno di uno dei
peccati più antichi dell'umanità: l'uso della
Verità contro la Verità e contro l'uomo.
Siamo davanti
alla tragica transsustaziazione dell'uomo da strumento a
iena della Verità.
Tutta la storia dell'umanità testimonia l'uso violento di Dio ai
danni dell'uomo; per
quanto riguarda il cristianesimo reale, la trasformazione blasfema
della croce in spada, in strumento di potere, in violenza e morte
risale a Costantino, ed arriva a Bush, il pio-nazista che giura sulla
Bibbia e massacra il prossimo pur di convertirlo alla democrazia del
dollaro ed alla libertà di sfruttamento altrui.
Qui da noi, nel nostro piccolo, il Crocifisso è accalappiato
dalla Destra, cui è stata data in appalto la difesa di
Dio-Patria-Famiglia, che lo usa come strumento per acquisire
consenso politico, che lo sfrutta spudoratamente per difendere
capitalismo privato, mercato e competizione. Il tutto sotto l'occhio
vigile di Santa Romana Chiesa, che ulula contro i Dico, parla senza dir
niente, mentre se ne resta zitta rispetto ad una cultura che è la più
radicale bestemmia del
progetto di Dio per l'uomo.
Nessuno più si chiede cosa sia la croce, patibolo per una morte
straziante, chi ci sia stato inchiodato, un assassinato e non un
suicida; e da chi c’è stato
inchiodato, cioè da coloro che usano la Verità per
nutrire se stessi. Come faranno, coloro
che trasformano in religione e potere il simbolo
della lotta non-violenta proprio alla religione ed al potere, trovare
il perdono di Colui che era venuto per servire l'uomo, e Che essi usano
per recare all'Uomo oppressone, sfruttamento e alienazione?
Il patibolo
è diventato un gioiello o un’opera d'arte, l'Inchiodato un
suicida, i carnefici dei benefattori: chi ci salverà dall'ira?
Mario
Mariotti
5 aprile 2007