Crescita o decrescita?



Per risolvere i problemi della nostra società, ecco il dogma: é necessaria la crescita economica, é necessaria una maggior produttività del sistema. Questo permetterà di avere le risorse da redistribuire: bisogna produrre più ricchezza, così ce ne sarà di più per tutti. Questo dogma l'hanno metabolizzato industriali e lavoratori, ricchi e poveri, imprenditori e sindacati, Destra e Sinistra. Si é così globalizzata una enorme mistificazione logica, una bestemmia dell'intelligenza e della razionalità.

Proviamo a capire il perché. Intanto i ricchi non 'mollano' niente, perché quello che andrà redistribuito é sempre e solo il frutto della crescita sudato dai lavoratori. Quindi rimangono i privilegi per loro, e l'inquinamento per gli altri. Poi, perché ci sia la crescita, bisogna produrre di più, quindi i lavoratori devono lavorare più svelti, con più materie prime e più energia. Bisogna essere più competitivi sui mercati, per cui i salari devono essere opportunamente contenuti; è quanto successo da noi negli ultimi anni: stipendi immobili come il Buddha.

Gli imprenditori possono delocalizzare le loro attività, ed è anche per questo che in tante parti del mondo i lavoratori vengono sfruttati fino all'osso. Probabilmente il problema della competitività si risolverà facendo in modo che siano gli operai a pagare i loro datori di lavoro! Succede allora che si determina, anche da noi, non solo al Sud, lo scambio ineguale: i profitti nessuno li controlla, i fiscalisti trovano il modo di contenere la sofferenza dei ricchi nel pagare le tasse; i lavoratori, se chiedono qualche aumento, danneggiano il bene pubblico in modo irreversibile; nessuno controlla i prezzi; (nel passaggio dalla lira all'euro é stato dimezzato il potere d'acquisto delle famiglie, sotto lo sguardo vigile dell'unto di Arcore). Ogni tanto le banche scaricano sui piccoli azionisti i loro investimenti sbagliati, ed ecco che le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, ed i lavoratori, prostituiti in consumatori, li si lascia a becco asciutto.

Questi meccanismi, però, come il dogma della crescita perpetua, non possono avere futuro. La crescita economica non può continuare all'infinito, come non sono infinite le materie prime e l'energia. Se gli USA, con il 4% della popolazione mondiale, inquinano per il 25%, come é possibile ipotizzare un futuro in cui la crescita economica ci porterà al loro livello dei consumi? Oggi la Cina e l'India si accingono a mettersi in macchina, cioè si aprono, come noi negli anni 50-60, al trasporto privato, e iniziano con le utilitarie, le 600 e le 500. Ora, a parte che il prezzo del petrolio é destinato a crescere in modo irreversibile (godiamo il mercato!), a parte che i biocarburanti, sottraendo terre destinate prima ai cereali, porteranno il prezzo del pane a salire, e quindi il livello di sopravvivenza dei poveri a scendere (le beatitudini del mercato!), c'é qualcuno che non abbia litigato con Aristotele, e che si prende il disturbo di ipotizzare la possibilità, e la praticabilità, di un futuro in cui i Cinesi e gli Indiani si mettano a vivere ed a consumare come i cittadini a stelle e striscie?

I privilegiati del pianeta (cioé noi) oggi navigano a vele spiegate nel gran mare dei bisogni indotti, consumando ed inquinando in modo indegno. E' logico proporre una crescita economica che, mancando del fondamentale, finisce con l'introdurre altri soggetti nello stesso mare della soggettività dei bisogni? Il livello dei consumi dei ricchi, oltre ad essere ingiusto, é anche ecologicamente insostenibile: capiremo che sono solo i poveri che dovranno crescere, mentre i ricchi dovranno abbassare il loro tenore di vita? capiremo che la dobbiamo smettere di produrre più ricchezza, portando violenza e sofferenza agli uomini, agli animali, alle piante ed alla stessa terra, e che dobbiamo invece pianificare la produzione e la distribuzione della ricchezza stessa, definendo il necessario, cibo, lavoro, casa, salute, scuola e informazione pulita, e facendo in modo che tutti possano averlo?

Oggi é necessario un impegno non di crescita, ma di equalizzazione delle condizioni di vita di tutti i cittadini, che ridurrebbe il livello dei consumi assurdi dei privilegiati, e garantirebbe una vita più serena a quella categoria dei fuori-mercato che oggi sperimentano miseria, precarietà e umiliazione per sentirsi dei perdenti in quella competizione e in quel mercato osannati come rimedi planetari, mentre sono due cancri che avvelenano la vita alla maggior parte degli abitanti del pianeta! Crescita economica nel capitalismo privato, mercato e competizione stanno portando la Terra al collasso e dilatano le differenze nelle condizioni di vita dei ricchi e dei poveri. A questi dogmi é sotteso l'obiettivo del Beati i ricchi (l’opposto del progetto di Nostro Signore) che contamina gli spiriti di coloro che desiderano esserlo, ed ha già contaminato quelli che si trovano a loro agio in un mondo che lascia morire migliaia di bambini per mancanza di uno spicciolo.

Il fatto che tutta la cultura dominante proponga questi dogmi mette a rischio il futuro di tutti. C'è, però, anche un popolo che cerca la crescita della giustizia, che vuole la decrescita dello sfruttamento, che rifiuta i bisogni indotti, che ha capito che con quello che abbiamo già di sviluppo tecnologico, produttività e risorse, oggi siamo già nella condizione di migliorare la vita di tutti, e di far accedere tutti alla libertà dal bisogno, che é la prima e sostanziale libertà. É questo popolo che deve crescere, non l’economia, per riacquistare visibilità dopo l'ottundimento prodotto dalla martellante proposta del modello culturale dominante operata dalla TV, al servizio del signor padrone.

Esso può ritrovare nella nostra Costituzione la radice e la motivazione del proprio impegno, dato che la Repubblica é fondata sul lavoro, e non sull'impresa e la speculazione finanziaria. Oggi la gente gracida che le cose andavano meglio quando andavano peggio, al tempo della Balena bianca. É vero, ma viene omesso il particolare che, a quel tempo, c'era una opposizione che funzionava.


Mario Mariotti

7 maggio 2008

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