I cattivi secondo Dio


Purtroppo per noi, nel mirino del Signore non ci sono né di comunisti, né gli islamici, né gli omosessuali, né i terzomondiali, né gli zingari, né gli esattori delle tassi, né le meretrici. Nel Vangelo sono solo due le categorie-condizioni che ricevono la condanna del Signore: quella dei sacerdoti e quella dei ricchi. I primi, perché si presentano ipocritamente come zelanti sudditi di Dio mentre, nella sostanza, Lo adattano alle proprie esigenze e lo usano per averne prestigio, benessere e potere; i secondi, perché sono ciechi rispetto alle sofferenze del mondo, alla violenza  che i minimi devono subire, alle ingiustizie che opprimono, affamano e lasciano morire i non-garantiti, e perché vivono la condizione dell’accumulo, che bestemmia strutturalmente lo spirito di condivisione.

Se proviamo a riflettere, nel mirino di Gesù c’è esattamente l’opposto di ciò che connota la nostra cultura, la quale riverisce e riconosce autorevolezza ai sacerdoti, e invidia senza nessuna perplessità i ricchi: la distanza fra il nostro dover essere in quanto credenti e testimoni di Cristo, e il nostro essere concreto e reale, è abissale. I fedeli-credenti continuano a inseguire Mammona, a ritrovarsi in chiesa divisi fra loro, a perpetrare il reato di appropriazione indebita, in quanto si autoqualificano come cristiani.

Senza il progetto laico dell’incarnazione dell’amore, della solidarietà, della condivisione, e senza la denuncia della ricchezza, del mercato, della competizione quali condizioni maligne, Tempio ed Impero si sostengono a vicenda: invece che la costruzione del Regno, viene avanti il caos che abbiamo sotto gli occhi. Il mistero e la paura che circonda l’uomo hanno originato il bisogno religioso, che appare connaturato all’esperienza esistenziale di ogni popolo. Come siamo naturalmente egoisti, così siamo naturalmente religiosi.

Quante sono probabilità che venga recepito il messaggio sulla natura laica della Verità - e del Signore che ne è testimone - nel quadro di un’esperienza storica dell’umanità accompagnata da una visione religiosa del proprio rapporto con la divinità? Come riuscire ad affrancarci dalla nostra idolatria della ricchezza, quando siamo portati a vedere i talenti ricevuti alla stregua di un qualcosa che ci è dovuto, e siamo proiettati all’avere di meglio e all’avere di più? Non cadremo forse in tentazione di far causa a Nostro Signore, di imputarGli le nostre debolezze, e di pretendere che esse ci vengano perdonate proprio da Lui?

Questo strano meccanismo che si è strutturalmente formato, e che è già in atto da millenni, e che connota il rapporto religioso dell’uomo con Dio, non riesce a risolvere i problemi; anzi, riesce a perpetuarli, ad amplificarli. Il Padre buono ci ha già e sempre perdonati, ma è la nostra soggettività strutturalmente maligna a generare l’inferno, che provochiamo e subiamo. Eppure il fare agli altri quello che vorremmo ricevere da loro, è una scelta che sappiamo bene essere alla nostra portata. Per chi crede, questo comportamento si equalizza nell’essere noi le mani dell’amore di Dio per noi, e sappiamo bene che, anche in termini religiosi, la Fede senza le Opere non esiste; senza l’incarnazione dell’amore e della Condivisione, la Fede semplicemente non è.

Sappiamo bene che il capitalismo, il desiderio di accumulo e le strutture relative, la competizione, il mercato generano pochi privilegiati e moltitudini di sconfitti. Abbiamo sotto gli occhi le differenti condizioni di vita di coloro che sarebbero tutti cittadini del pianeta Terra, e che dovrebbero essere invece in grado di fruire dei diritti fondamentali: cibo, salute, lavoro, istruzione, pari dignità. Continuiamo a fingere di non vedere, ad accettare l’esistente, a non giudicare secondo l’imperativo etico del fare agli altri ciò che vorremmo ricevere da loro, a conferire autorità a guide religiose e politiche responsabili e complici del negativo che dichiarano di combattere.

Ipocriti, come ci accusava il Signore. Rifiutiamo di distinguere ciò che è giusto (cultura del necessario e condivisione con amore) da ciò che non lo è (beati gli indefinitamente ricchi, il dominio dei più forti nella competizione e nel mercato). Ma voglio continuare a credere nella possibilità di una conversione al necessario e al condividere. Il Signore si è incarnato in questo mondo: la laicità fraterna e solidale quindi è possibile quaggiù, seguendo il Modello; la tolleranza, la compassione, l’accoglienza, il dialogo, il lavoro onesto, la solidarietà, il servizio, il rispetto e l’amore per ogni creatura, la condivisione di ciò che eccede il necessari: sono dalla Verità e nella Verità, e sono tutti valori alla nostra portata.

Ognuno può giudicare da sè, prendere le guide religiose e politiche come riferimento negativo, e scegliere, nelle piccole cose alla propria portata, contro tutto e contro tutti. E’  necessario questo passaggio dalla soggettività strutturalmente maligna a quella solidale. Se ciò avviene, il Signore direbbe, con gioia, che il Regno è già fra noi.


Mario Mariotti

24 dicembre 2007