Il caos complesso


La realtà é veramente un caos complesso (il termine casino sarebbe più significativo, ma meno opportuno per la leggibilità della riflessione), e si rischia di perdercisi dentro, di non capire, e di vedere sempre gli stessi errori, la stessa alienazione, la stessa violenza, la stessa cattiveria, la stessa insensibilità, per cui ci si potrebbe chiedere se non sarebbe stato meglio, invece che indignarsi, impegnarsi e lavorare per un futuro con meno sofferenza e meno ingiustizia. Vivere piuttosto nella perfetta alienazione, sia culturale che religiosa, della maggioranza silenziosa, e andare a guardare l'erba dalla parte delle radici nella speranza che corrisponda a realtà quello che promettono i sacerdoti ai galantuomini, sia fedeli che credenti.

Se, invece, ci si prende il disturbo di accendere i microprocessori che permettono al sito che ci troviamo sopra al collo di funzionare, e se ci si raccoglie in qualche angolo silenzioso a riflettere, il caos  appare meno complesso di come sembrava e, insistendo a riflettere, si trovano anche le cause che rendono la realtà un caos di qualità complessa.

Se continuiamo a non spiegare né il modo in cui Dio si rende presente e operativo nel mondo, né la negatività della condizione della ricchezza, rimaniamo dentro ad un cerchio micidiale che uccide sia la speranza che la possibilità di realizzazione di un futuro positivo.

Se continuiamo a rimanere nella logica religiosa, a presentare un Dio onnipotente e buono, che deve essere adorato, ringraziato, placato e pregato, poiché a queste condizioni ci preserva dal male di qua e dall'inferno di là.

Se continuiamo a presentare questo mondo come un periodo di prova, e la chiesa come un gruppo di pellegrini in questa valle di lacrime, che pratica l'ubbidienza alla gerarchia, l'umiltà delle proprie convinzioni e la rassegnazione davanti alle ingiustizie, é strutturale che
- il Regno rimanga nell'alto dei cieli
- lo sfruttamento, l'ingiustizia e la violenza continuino a sussistere e a prosperare
- il Tempio e l'Impero continuano a giocare a canasta insieme
- i ricchi ed i potenti possano continuare a servire Mammona mascherandolo col nome di Dio

La dimensione religiosa, infatti, finisce con il sacralizzare e con il cristallizzare la realtà così com'é. E con più essa é negativa, più sarebbe in condizione di mettere in evidenza le precedenti virtù della rassegnazione, dell’umiltà e dell’ubbidienza praticate dal gregge dei fedeli-credenti, per cui tutto viene spacciato per volontà di Dio e il cristiano, stando zitto, sopporta tutto, ossequia, riverisce ed ubbidisce perché sa che avrà un posto sicuro riservato in Paradiso.


C'è forse da meravigliarsi, secondo questo tipo di logica, se la realtà persiste nel caos complesso e il cerchio maligno del peccato perpetuo e del perdono perpetuo chiudono la porta alle possibilità di una trasformazione storica verso il Regno? E il silenzio di profezia della chiesa e della cultura in genere sulla malignità della condizione della ricchezza? (Non dei ricchi, ma della condizione di accumulo, che diventa un idolo talmente affascinante da chiudere la porta in faccia alla Verità.) Anche qui ci troviamo in un cerchio che uccide il futuro.

Il cristiano ha compassione, si sente coinvolto, fa volontariato, si impegna nella solidarietà, aiuta i poveri a sollevarsi dalla propria condizione. Nel contempo, omettendo la profezia, egli sta educando alla bellezza ed alla bontà della ricchezza; alla bestemmia che “ricco é bello e ricco é buono”. I poveri stessi, da parte loro, quando si organizzano, diventano più forti, riescono a contrastare lo sfruttamento di cui erano vittime, e attraverso la pratica della solidarietà riescono a superare la loro condizione di poveri e sfruttati. Ma ecco un evento micidiale: invece di perseguire la giustizia, essi si sono trovati culturalmente a perseguire la ricchezza, e dimenticano la loro condizione di partenza, e quelli che sono rimasti poveri. Il trasbordo di una parte di umanità dalla povertà alla ricchezza avviene in un quadro che continua ad includere, strutturalmente, sia i poveri che i ricchi.

Ecco i due "fondamentali", il modo di intervenire di Dio nel mondo, e la denuncia della ricchezza come condizione maligna, che vengono sistematicamente elusi; gli effetti tragici di questa omissione sono nella realtà di oggi, cui la sequela al Signore-paradigma avrebbe voluto porre rimedio, ma che la prostituzione del progetto dell'Incarnazione in religione ha nascosto, reso inefficace, impossibile.    

Il cristiano continua a pregare Dio e ad aiutare i poveri omettendo la presa di coscienza della sua condizione esistenziale di "corpus Domini" e la denuncia della condizione maligna. Così non andrà da nessuna parte, e il Signore continuerà a sperimentare il fallimento del Suo progetto di liberarci dalla religione e dalla ricchezza.

Quando si arriverà a capire che la presenza dell'Amore nel mondo dipende dal nostro , che nel nostro amare, servire e condividere lo Spirito é di Dio, che la Sua presenza nel mondo é ostaggio della libertà dell'uomo, che può scegliere se dare corpo all'Amore, alla giustizia, alla solidarietà, oppure dare corpo all'avidità, allo sfruttamento, alla competizione per emergere e schiacciare il proprio prossimo; solo allora le cose potranno cambiare.

Quando si arrivererà a capire che la ricchezza dei beni materiali é come un cancro che blocca il flusso dell'amore del Padre per le proprie creature, dato che noi siamo i tralci, che la Vite é Amore, e i tralci connessi all'Amore strutturalmente condividono, amano, servono, lavorano per gli altri, e quindi non accumulano (e se lo fanno si staccano dalla Vite e recano sofferenza e impediscono all'Amore di dare frutto e di saziare gli altri viventi); solo allora le cose potranno cambiare.

Nella cultura comune ci sono i credenti in Dio, gli atei e gli agnostici. La logica dell'Incarnazione rompe questa cultura: fra il Dio c'é, il Dio non c'è e il non so se ci sia o non ci sia Dio, c'é una quarta ipotesi che ipotesi non é: Dio esiste nel mondo se gli diamo concretezza storica amando, servendo, lavorando onestamente e professionalmente per gli altri, condividendo con tutti il necessario alla vita.

Dio, in un certo senso, ha scelto, quando ha chiesto il suo , di essere umano-dipendente; la sua esistenza o non esistenza nella trascendenza, come quella dei Valori nell'iperuranio delle Idee, sono irrilevanti. L'evento Incarnazione, la persona del Signore, lanciano il messaggio che é possibile l'incarnazione dell'Amore in questo mondo, ma che é ineludibile il dell'uomo per la trasformazione di questo nostro mondo dal caos complesso al Regno.

Questo però é possibile a condizione che si prenda coscienza dei due "fondamentali" e che si adottino giudizi, scelte, e comportamenti conseguenti. Viene in aiuto il preziosissimo dono della incarnazione del paradigma Gesù, che libera dalla religione, che dice che siamo i terminali dell'amore del Padre per noi, che indica il comandamento fondamentale: ''amatevi fra voi come Dio vi ama", che fa sapere che i tralci sono indispensabili alla Vite per fare arrivare ai tralci stessi l'amore di Dio per loro; che é modello di quella laicità fraterna e solidale determinata nella cultura del necessario e nella pratica della condivisione con amore.

Per concludere la riflessione mi sembra necessario richiamare anche questo pensiero: quanta gente positiva esiste, che si dà da fare, che si interroga, che spende la vita pensando che il credere in Dio in termini religiosi, e l'aiutare il prossimo al di fuori della politica, siano i comportamenti più giusti e più cristiani. Purtroppo non é così: a dirlo non sono io, ma la loro stessa esperienza, testimone sia della dilatazione del loro impegno e sia della amplificazione della gravità dei problemi del mondo di oggi. Per sperare di uscire dal caos complesso bisogna fare il salto di qualità dalla religione all'Incarnazione. Noi siamo le mani di Dio, Lui opera attraverso di noi, e lo fa quando noi amiamo, serviamo e condividiamo; il nostro amare, servire e condividere evidenziano l'incompatibilità strutturale fra la condizione della ricchezza e la sequela al Paradigma, fra l'accumulo e la condizione di tralci della Vite.    

Se non accoglieremo questo “nuovo di Dio” rimarremo per l'eternità nel cerchio maledetto degli oppressori e degli oppressi, che si alternano sulla scena con la benedizione di quel Tempio di cui il cristiano, come dice la Parola, non dovrebbe "lasciare pietra su pietra".


Mario Mariotti

 13 ottobre 2006